Ci­bo, na­tu­ra e li­bi­di­ne

Ama in­fi­ni­ta­men­te l'Ita­lia, ado­ra i luo­ghi lus­su­reg­gian­ti, la vo­ce di Bob Dy­lan e i piat­ti che di­ven­ta­no un incontro di cul­tu­re. Espe­rien­ze e con­si­gli del­lo scrit­to­re an­glo-pa­ki­sta­no Ha­nif Ku­rei­shi.

Panorama - - EDITORIALE - 88 di Ste­fa­nia Vi­tul­li

«Èdif­fi­ci­le scri­ve­re anche di un tem­po­ra­le», ha di­chia­ra­to Ha­nif Ku­rei­shi in una del­le sue ul­ti­me in­ter­vi­ste. Ep­pu­re lo scrit­to­re an­glo-pa­ki­sta­no, ca­sa a Lon­dra, pas­sio­ne scon­fi­na­ta per l’Ita­lia, ten­ta ogni vol­ta una nuo­va sfi­da. L’ul­ti­ma è quel­la di Uno ze­ro, il suo nuo­vo ro­man­zo, pie­no di ses­so, an­zi «di li­bi­di­ne», per­ché non so­lo l’ero­ti­smo è la vi­ta stes­sa per un ar­ti­sta, ma un ele­men­to im­pre­scin­di­bi­le della crea­ti­vi­tà. E il ci­bo? Qual è il piat­to che sti­mo­la la sua crea­ti­vi­tà? Al mo­men­to, ma cam­bio gu­sti di con­ti­nuo, so­no i pac­che­ri con il pe­sto. Mi pia­ce guar­da­re Isa­bel­la (la sua com­pa­gna, ndr) che esce in giar­di­no con un pa­io di gran­di for­bi­ci per ta­glia­re il pe­pe­ron­ci­no. Cu­ci­na per me i pac­che­ri pic­can­ti con i po­mo­do­ri­ni e co­sì il piat­to di­ven­ta un incontro di cul­tu­re, quel­la in­dia­na e quel­la ita­lia­na. Un cur­ry-pe­sto. Il ri­sto­ran­te do­ve va più vo­len­tie­ri? The Mu­stard on She­pherd’s Bu­sh Road, a Lon­dra. È il mio po­sto, a un mi­nu­to da ca­sa mia. Ognu­no do­vreb­be ave­re un po­sto suo. Lì il ci­bo è no­to­ria­men­te ter­ri­bi­le e il vi­no è in­si­gni­fi­can­te. Ma non è quel­la la ra­gio­ne per cui ci va­do: be­re un bic­chie­re con la mia com­pa­gna, spet­te­go­la­re con gli ami­ci e por­tar­ci i bam­bi­ni quan­do era­no pic­co­li, per le pa­ta­ti­ne e il ge­la­to. O se­der­si fuo­ri, d’esta­te, a guar­da­re la paz­za fol­la e il mon­do com’è og­gi sen­za pen­sa­re a nien­te, per quan­to sia pos­si­bi­le: per que­sto ci tor­no sem­pre. Il suo al­ber­go pre­fe­ri­to? Il Grand Ho­tel et de Mi­lan a Mi­la­no. Ci sog­gior­no spes­so ed è le­ga­to ai ricordi fe­li­ci di quan­do ho ini­zia­to la mia lun­ga car­rie­ra pub­bli­ca­to da Bom­piaa­ni. È un ho­tel ele­gan­te, con­for­te­vo­le, con gran­di stan­ze e con­ser­va il fa­sci­no del No­ve­cen­to, con un bar me­ra­vi­glio­so sul re­tro e un’ot­ti­ma co­la­zio­ne con uo­va frit­te e cap­puc­ci­no. Se de­ve far­si un ape­ri­ti­vo che co­sa sce­glie? Il mio drink pre­fe­ri­to lo be­vo ra­ra­men­te a cau­sa della quan­ti­tà di vo­d­ka che mi dà su­bi­to al­la te­sta: a: Bloo­dy Ma­ry spe­zia­to, con ta­ba­sco e sal­sa Wor­ce­ster. L'accessorio che por­ta sem­pre con sé. Ho mol­tis­si­me sciar­pe e tan­te me le ha da­te Isa­bel­la a per­ché, co­me mi ri­cor­da ogni gior­no, il tem­po a Lon­dra è im­pre­ve­di­bi­le, per­ciò è una buo­na idea ave­re sem­pre nel­lo zai­no una sciar­pa cal­da e co­lo­ra­ta per ogni oc­ca­sio­ne. Nel­lo zai­no c'è anche un ta­li­sma­no?

Ovun­que va­da, anche in ca­sa, por­to un pic­co­lo tac­cui­no. Scri­vo me­glio quan­do non sto scri­ven­do, i pen­sie­ri giun­go­no inat­te­si e vo­glio con­ser­var­li per un fu­tu­ro la­vo­ro.

L’og­get­to che più ama?

La pen­na. Ne ho mol­tis­si­me, con in­chio­stri di co­lo­ri di­ver­si.

Un ri­cor­do d’in­fan­zia.

Una pic­co­la scri­va­nia di­pin­ta a ma­no, ver­de, brutta e vec­chia, pic­co­la e sco­mo­da, che con­ser­vo in sof­fit­ta. I miei ge­ni­to­ri me la com­pra­ro­no quan­do ave­vo 12 an­ni e fu su que­sta scri­va­nia che a 14 an­ni scris­si il mio pri­mo ro­man­zo.

Par­lia­mo di luo­ghi: una va­can­za in­di­men­ti­ca­bi­le.

All’iso­la ca­rai­bi­ca di San­ta Lu­cia, tre an­ni fa, io e Isa­bel­la. Ci fu una tem­pe­sta, for­se la più tre­men­da che ab­bia mai vi­sto. L’ho­tel si al­la­gò, tut­to smi­se di fun­zio­na­re, fu una ca­ta­stro­fe. Che pe­rò mi die­de l’op­por­tun­tà di am­mi­ra­re, per al­cu­ni gior­ni, la straor­di­na­ria ma­gni­fi­cen­za della na­tu­ra.

Un po­sto al mon­do che ogni vol­ta la com­muo­ve.

Al­bo­ri, sul­la co­stie­ra amal­fi­ta­na. C’è una ca­set­ta, in al­to, che ap­par­tie­ne ai ge­ni­to­ri di Isa­bel­la, do­ve an­dia­mo due o tre vol­te l’an­no. Un po­sto ri­las­san­te, con vi­sta sul­la ba­ia di Sa­ler­no, bar, ri­sto­ran­ti­ni, pas­seg­gia­te. Puoi af­fit­ta­re una bar­ca e ve­leg­gia­re ver­so Atra­ni e Amal­fi. E poi amo gui­da­re tra le col­li­ne di Ra­vel­lo e il pro­mo­to­rio di Villa Cim­bro­ne, co­sì su­bli­me e ter­ri­fi­can­te.

Un per­so­nag­gio che am­mi­ra.

So­no sta­to mol­to con­ten­to che ab­bia­no da­to il No­bel a Bob Dy­lan. Il suo ta­len­to e in­te­gri­tà so­no una con­ti­nua ispi­ra­zio­ne. E la sua ener­gia e lon­ge­vi­tà un esem­pio per chiun­que vo­glia in­tra­pren­de­re una car­rie­ra co­me ar­ti­sta.

E na­tu­ral­men­te, al­la fi­ne, un li­bro che può cam­biar­ci la vi­ta.

L’in­ter­pre­ta­zio­ne dei so­gni di Freud. È an­co­ra un li­bro mol­to ec­ci­tan­te da leg­ge­re, spe­cie se si con­si­de­ra il suo im­pat­to sul­la cultura del 900. Non so­lo per la psi­coa­na­li­si, ma per la pit­tu­ra e la let­te­ra­tu­ra. È il li­bro che ci ha det­to che al di là di quel­lo che cre­dia­mo di sa­pe­re di noi c’è al­tro da com­pren­de­re, il li­bro che ha cam­bia­to per sem­pre il mo­do che ab­bia­mo di ca­pi­re noi stes­si.

PER PALATI ETNICI Il piat­to pre­fe­ri­to in que­sto mo­men­to da Ha­nif Ku­rei­shi è a ba­se di pac­che­ri, pe­sto, po­mo­do­ri­ni e cur­ry. Una ver­sio­ne in­do-ita­lia­na di quel­la tra­di­zio­na­le. L'HO­TEL PRE­FE­RI­TO Una ca­me­ra del Grand Ho­tel et de Mi­lan, al­ber­go sto­ri­co mi­la­ne­se do­ve lo scrit­to­re ama dor­mi­re.

IL LUO­GO DEL CUORE Al­bo­ri, in Co­stie­ra amal­fi­ta­na: la com­pa­gna del­lo scrit­to­re è ori­gi­na­ria di qui e in­sie­me vi tro­va­no ri­fu­gio du­ran­te l'an­no.

IL DRINK Blood Ma­ry spe­zia­to con ta­ba­sco e sal­sa Wor­ce­ster.

A LON­DRA L'ester­no di Mu­stard, il ri­sto­ran­te lon­di­ne­se do­ve Ku­rei­shi si sen­te a ca­sa e do­ve man­gia abi­tual­men­te con la fa­mi­glia.

PARADISI IN TER­RA Uno scor­cio dell'iso­la di San­ta Lu­cia, ai Ca­rai­bi: un luo­go in­can­te­vo­le do­ve la po­ten­za della na­tu­ra può far­si sen­ti­re.

DA AM­MI­RA­RE Bob Dy­lan: per Ku­rei­shi, un esem­pio di in­te­gri­tà da se­gui­re.

DA LEG­GE­RE Il nuo­vo li­bro di Ku­rei­shi, Uno ze­ro.

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