DIE­CI ORE DI DE­TOX

Dal­le 7 di mat­ti­na al­le 17 del po­me­rig­gio. La cro­na­ca per im­ma­gi­ni dei trat­ta­men­ti e del­le te­ra­pie quo­ti­dia­ne all’Espa­ce Hen­ri Che­not di Me­ra­no.

Panorama - - RINASCITE (ESTREME) -

Lo am­met­to, so­no un cic­cio­ne. Ho su­pe­ra­to la fa­se «ro­bu­sto» e anche quel­la in cui ti na­scon­di die­tro la scu­sa: «Ho la strut­tu­ra e le os­sa gros­se». Ho 50 an­ni ap­pe­na com­piu­ti e, se cal­co­lo il rap­por­to pe­so-al­tez­za (106 chi­li per un me­tro e 70), sco­pro che il mio in­di­ce di mas­sa cor­po­rea è una sentenza: so­no den­tro la fa­scia «obe­si­tà». Ma non è sem­pre sta­to co­sì. Ho un pas­sa­to da sportivo ago­ni­sti­co nel­lo sci e ho gio­ca­to a cal­cio in ca­te­go­rie non di­let­tan­ti­sti­che. Poi, nel 1995, mi so­no tra­sfe­ri­to da Ge­no­va a Mi­la­no, mi so­no se­du­to da­van­ti a un com­pu­ter e ho co­min­cia­to a scri­ve­re. In 22 an­ni ho pre­so 25 chi­li. Un bel re­cord. Pa­le­stre e cam­pi spor­ti­vi li ho fre­quen­ta­ti ra­ra­men­te, in com­pen­so le die­te le ho pro­va­te tut­te. Mi so­no fat­to coin­vol­ge­re dal­le die­te mi­ra­co­lo­se: Du­kan (so­lo pro­tei­ne), Lem­me (low carb), Mon­ti­gnac (at­ten­zio­ne all’in­di­ce gli­ce­mi­co), Moz­zi (ali­men­ti scel­ti in ba­se al grup­po san­gui­gno). Ot­ti­mi ri­sul­ta­ti all’ini­zio, ma il pe­so l’ho ri­pre­so tut­to, sem­pre. Ho pro­va­to per­si­no con il fai da te. Co­me un bar­man del­le ca­lo­rie, ho mi­sce­la­to le va­rie teo­rie al­la ri­cer­ca del cock­tail per­fet­to. Ma il mio me­ta­bo­li­smo non ci cre­de­va più.

Fi­no a quan­do mi so­no af­fi­da­to al­le cu­re di Hen­ri Che­not e del suo cen­tro a 5 stel­le a Me­ra­no. Un ho­tel ex­tra lus­so (il Pa­la­ce Me­ra­no) che ospi­ta una cli­ni­ca di sa­lu­te e bellezza do­ve vip, star e rea­li s’in­con­tra­no per re­mi­se en for­me e per di­sin­tos­si­ca­re l’or­ga­ni­smo. Tra i clien­ti di que­sto scien­zia­to del be­nes­se­re che da­gli ini­zi de­gli an­ni Ot­tan­ta ha scel­to co­me se­de di la­vo­ro l’Al­to Adige: Mo­ni­ca Bel­luc­ci, Cri­stia­no Ro­nal­do, Ca­ro­li­na di Mo­na­co e, dal­la scor­sa pri­ma­ve­ra, io. A fi­ne maggio di que­st’an­no, in­fat­ti, ho avu­to l’op­por­tu­ni­tà di sog­gior­na­re pres­so l’Espa­ce Hen­ri Che­not per una settimana. In set­te gior­ni ho per­so po­co più di sei chi­li. E ciò che più im­por­ta, il mio rap­por­to con il ci­bo è cam­bia­to. Io so­no cam­bia­to. Nel mo­men­to in cui scri­vo, so­no pas­sa­ti due me­si e i chi­li per­si so­no di­ven­ta­ti die­ci.

So­no sta­to su­bi­to con­ta­gia­to dal­la ca

pa­ci­tà di Che­not di en­tra­re in em­pa­tia con me, dal suo mo­do di leg­ger­mi co­me un li­bro aper­to. Il suo sguar­do è co­me una ri­so­nan­za ma­gne­ti­ca. Il mo­do di parlare è gen­ti­le, ele­gan­te, im­pla­ca­bi­le. La sua vi­si­ta è spie­ta­ta, anche se ad­dol­ci­ta dal sen­so dell’umo­ri­smo. So­lo dal mio mo­do di cam­mi­na­re ha ca­pi­to che ave­vo al­cu­ne ot­tu­ra­zio­ni den­ta­li ob­so­le­te. «Van­no so­sti­tui­te, o il mer­cu­rio po­treb­be an­da­re in cir­co­lo». Gli è ba­sta­to ap­pog­gia­re una ma­no sul­la mia pan­cia per ca­pi­re che re­spi­ro al 40 per cen­to della mia ca­pa­ci­tà pol­mo­na­re. «Non os­si­ge­ni il san­gue. Per que­sto in­vec­chi ve­lo­ce­men­te e hai un sac­co di ma­les­se­ri».

Un’al­tra oc­chia­ta e mi ha spie­ga­to per­ché non di­ma­gri­sco: «Non ma­sti­chi, in­goi. Per que­sto sei co­sì gon­fio, il me­ta­bo­li­smo è fer­mo e il cor­po in­tos­si­ca­to. Si ve­de da­gli occhi e dal­la pelle». So­lo guar­dan­do­mi in fac­cia è sta­to ca­pa­ce di sa­pe­re che sof­fro di bru­cio­ri di sto­ma­co e dor­mo ma­le. Nell’ap­proc­cio c’è mol­to del suo es­se­re dot­to­re in psi­co­lo­gia. Le sue teo­rie af­fon­da­no le ra­di­ci nel­la me­di­ci­na ci­ne­se, si ba­sa­no sul­la scien­za e so­no mes­se in pra­ti­ca con trat­ta­men­ti all’avan­guar­dia. Il pi­la­stro del me­to­do è la

Ore 7 sve­glia. Al­le 7,30 in pun­to, co­la­zio­ne a ba­se di frut­ta (po­ca), poi ini­zia­no i trat­ta­men­ti este­ti­ci. Ogni gior­na­ta è di­ver­sa dal­le al­tre, in ba­se al­le esi­gen­ze dei clien­ti.

Un lun­go mas­sag­gio al vi­so con cop­pet­te aspi­ran­ti che aumentano la va­sco­la­riz­za­zio­ne e con­vo­glia­no i li­qui­di lun­go i ca­na­li lin­fa­ti­ci.

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