In­ci­pit

Panorama - - CONTENTS - Ogni set­ti­ma­na un au­to­re ri­scri­ve l’at­tua­li­tà co­me se fos­se l’ini­zio di un li­bro. di Da­vi­de Enia L’A U T O R E DA­VI­DE ENIA

IL FAT­TO Mor­te e di­stru­zio­ne, mi­lio­ni di per­so­ne in fu­ga, cit­tà sen­za ener­gia elet­tri­ca, edi­fi­ci sco­per­chia­ti. L’Ame­ri­ca fa i con­ti con la for­za de­va­stan­te del­la na­tu­ra e, do­po le pic­co­le iso­le dei Ca­rai­bi, abi­ta­te da po­chi mi­liar­da­ri co­me le iso­le Vergini o da mol­ta po­ve­ra gen­te co­me a Cu­ba, l’ura­ga­no è ar­ri­va­to sul­le co­ste del­la Flo­ri­da. L’han­no chia­ma­to Ir­ma, e la sua po­ten­za spin­ge gli uo­mi­ni a in­ter­ro­gar­si sui de­va­stan­ti ef­fet­ti dei cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci. Al­le Ba­ha­mas l’ura­ga­no ha ad­di­rit­tu­ra ri­suc­chia­to il ma­re, un fe­no­me­no che fi­no­ra non si era mai vi­sto. Da­vi­de Enia im­ma­gi­na qui lo scon­for­to di chi ha perduto tut­to e si ri­tro­va in un mon­do ir­ri­co­no­sci­bi­le. Ma, al­me­no, è an­co­ra vi­vo.

Il pa­dre si era fer­ma­to. L’al­tro ie­ri, c’era un in­cro­cio là. Ca­se, al­be­ri, co­lo­ri che era­no sta­ti sot­to i suoi oc­chi per tren­ta­set­te an­ni. Ades­so non c’era­no più e lui sten­ta­va a ri­cor­dar­li con esat­tez­za. Dov’era la fi­ne­stra az­zur­ra? Al se­con­do o al ter­zo pia­no? È co­sì che fun­zio­na? Quan­do qual­co­sa si can­cel­la sul­la ter­ra, an­che la sua me­mo­ria vie­ne ero­sa dal­la tem­pe­sta? A ter­ra, i due tron­chi di­vel­ti dall’ura­ga­no sem­bra­va­no car­cas­se di ani­ma­li. Le mo­sche gli ron­za­va­no so­pra. «Pa­pà», lo ri­chia­mò la fi­glia pic­co­la. C’era­no al­tre prio­ri­tà, cer­to. Ca­pi­re se ca­sa era an­co­ra in pie­di, per esem­pio. A ter­ra: una sa­lo­pet­te, una tu­ti­na da neo­na­to, tre ma­gliet­te co­lo­ra­te, una scar­pa da tennis, il col­lo fran­tu­ma­to di una bot­ti­glia del lat­te.

Pas­sa­ro­no ac­can­to a una vet­tu­ra ri­bal­ta­ta. Il pa­ra­brez­za era schiz­za­to fuo­ri. Nell’abi­ta­co­lo si era­no in­ca­stra­ti fo­gli di gior­na­le.

La fi­glia gran­de te­ne­va la ma­no del­la pic­co­la. As­sie­me ac­ca­rez­za­va­no la ruo­ta di un tri­ci­clo ca­po­vol­to. Il ma­nu­brio era af­fon­da­to nel fan­go. «Ci aspet­ta que­sta vi­ta?», con­si­de­rò il pa­dre. «Abi­ta­re un mon­do ro­ve­scia­to?». Ne­gli ul­ti­mi me­tri i pie­di spro­fon­da­ro­no nel ter­re­no. La ca­sa, se c’era, era die­tro l’an­go­lo. A ter­ra: una ten­da blu, un ca­ne mor­to, un va­so rot­to, tre li­bri scom­pa­gi­na­ti, due ba­rat­to­li di fa­gio­li. Il vi­ci­no di ca­sa lo at­ten­de­va lì, fer­mo. Non riu­sci­va pro­prio a com­pie­re gli ul­ti­mi pas­si da so­lo. «An­dia­mo?», gli dis­se il pa­dre e l’uo­mo an­nuì. Dal­le vie la­te­ra­li, si le­va­va for­te il pian­to di chi ave­va perduto tut­to.

Ta­len­tuo­so dram­ma­tur­go ita­lia­no, ogni do­me­ni­ca ti­fa Pa­ler­mo. Con il cal­cio ha ini­zia­to a re­ci­ta­re. Ita­lia-Bra­si­le 3-2 è il suo la­vo­ro più re­pli­ca­to. Con il cal­cio ha con­ti­nua­to in ra­dio: Rem­bò è la sto­ria di un cal­cia­to­re pa­ler­mi­ta­no che si ri­ti­ra a 19 an­ni. Ha par­te­ci­pa­to al pre­mio Stre­ga con il suo pri­mo ro­man­zo, Co­sì

in ter­ra (Da­lai edi­to­re), ven­du­to in 16 Pae­si pri­ma del­la pub­bli­ca­zio­ne e vin­ci­to­re del Pre­mio co­me mi­glio­re ro­man­zo d’esor­dio in Fran­cia. Nel mag­gio 2014 ha pub­bli­ca­to con Edt Uo­mi­ni e pe­co­re. Fi­no al 16 set­tem­bre è in sce­na al tea­tro Ar­gen­ti­na di Ro­ma con al­tri au­to­ri nel­lo spet­ta­co­lo Ri­trat­to di una na­zio­ne.

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