HO VI­STO RA­GAZ­ZI RADICALIZZARSI TRA I BAN­CHI DEL­LA MIA SCUO­LA

Un pre­si­de di Mar­si­glia rac­con­ta co­me l’estre­mi­smo at­tec­chi­sca pre­sto.

Panorama - - PARADOSSI D’ITALIA - Di Leo­nar­do Mar­ti­nel­li 66

Pre­si­de per 14 an­ni di al­cu­ne scuo­le me­die nei quar­tie­ri nord - e po­po­la­ri - di Mar­si­glia, Ber­nard Ra­vet ( fo­to) è an­da­to in pen­sio­ne nel 2013. E og­gi ha de­ci­so di rac­con­ta­re ciò a cui ha as­si­sti­to: nel li­bro Prin­ci­pal de col­lè­ge ou imam de la Ré­pu­bli­que (edi­zio­ne Ké­ro) de­nun­cia l’in­fluen­za dell’Islam ra­di­ca­le su­gli al­lie­vi. Che cos’ha vi­sto? Au­men­ta­re in ma­nie­ra in­cre­di­bi­le il nu­me­ro di ra­gaz­ze con il ve­lo, quel­lo dei ge­ni­to­ri che pre­me­va­no per ave­re la car­ne ha­lal in men­sa. Men­tre il ra­ma­dan po­ne­va sem­pre più pro­ble­mi. Non tro­va sia un di­rit­to quel di­giu­no per i ra­gaz­zi musulmani? Cer­to. Agli ini­zi con­ce­de­vo lo­ro una sa­la a par­te, per­ché, men­tre gli al­tri man­gia­va­no, lo­ro po­tes­se­ro ri­po­sar­si : non c’era­no pro­ble­mi. Ma al­la fi­ne era il 95 per cen­to a far­lo e in al­cu­ni ca­si ag­gre­di­va­no gli al­tri che non si uni­for­ma­va­no. O in­sul­ta­va­no gli in­se­gnan­ti di ori­gi­ni ma­gh­re­bi­ne, per­ché non si sot­to­po­ne­va­no a quell’ob­bli­go. Nel suo li­bro par­la an­che di un cer­to Mu­sta­pha… Un ra­gaz­zo bra­vo a scuo­la. Un gior­no, du­ran­te un cor­so, dis­se che bi­so­gna­va la­pi­da­re le don­ne che ave­va­no com­mes­so adul­te­rio. Lo dis­se con­vin­to, in buo­na fe­de. Lo ave­va let­to in un li­bret­to che gli ave­va­no da­to al­la mo­schea, do­ve lo ave­va in­di­riz­za­to Ab­del, un « sur­veil­lant », il per­so­na­le che in Fran­cia si oc­cu­pa de­gli al­lie­vi tra un cor­so e l’al­tro. E che la­vo­ra­va da noi. Non ha pau­ra che il suo li­bro sia stru­men­ta­liz­za­to dall’estre­ma de­stra? So­no uno di si­ni­stra, lai­co e ateo. So­no cre­sciu­to in una cul­tu­ra pro­te­stan­te, del­la tol­le­ran­za. So­no aper­to al­le al­tre cul­tu­re. Ma bi­so­gna­va rom­pe­re il ta­bù su que­sto pro­ble­ma. in as­sen­za di un imam af­fi­da­bi­le scel­to dal Dap, co­me in­ve­ce av­vie­ne da me­si in al­tre pri­gio­ni ita­lia­ne, «la pre­ghie­ra è au­to­ge­sti­ta dai de­te­nu­ti». For­se è per que­sto se, dall’ini­zio del 2016, una ven­ti­na di de­te­nu­ti pa­re si sia con­ver­ti­ta ad Al­lah: il pri­mo sa­reb­be sta­to Vul­net Ma­qe­la­ra, un cri­mi­na­le ma­ce­do­ne che a Ban­ca­li si fa chia­ma­re Kar­li­to Bri­gan­de in omag­gio al suo eroe, il pro­ta­go­ni­sta del film Car­li­to’s way. Tra gli ji­ha­di­sti di Ban­ca­li for­se il più im­por­tan­te è

Mu­ham­mad Ha­fiz Zul­ki­fal, già imam di Bergamo e Bre­scia, e ri­te­nu­to ca­po di una cel­lu­la di Al Qae­da at­ti­va tra Lom­bar­dia Sar­de­gna: «Si è tin­to bar­ba e ca­pel­li di aran­cio­ne e in car­ce­re pas­seg­gia­va li­be­ro con i suoi com­pa­gni» ha rac­con­ta­to Pi­li. È di cer­to un ca­po an­che Sul­tan Wa­li Khan, imam di Ol­bia e ac­cu­sa­to di es­se­re al ver­ti­ce del­la cel­lu­la sar­da di Al Qae­da, non­ché com­pli­ce del­la stra­ge che il 28 ot­to­bre 2009 ave­va cau­sa­to cen­to mor­ti a Pe­sha­war, in Pa­ki­stan. Un al­tro vol­to no­to al­le cro­na­che è quel­lo di Ab­der­ra­him Mou­ta­har­rik, il ma­roc­chi­no cam­pio­ne di kic­k­bo­xing che lo scor­so feb­bra­io, a Mi­la­no, è sta­to con­dan­na­to in pri­mo gra­do a sei an­ni di re­clu­sio­ne. Suo vi­ci­no di cel­la è il tu­ni­si­no Ha­ma­di ben Ab­dul Aziz ben Ali Bouye­hia, tra pri­mi 30 nel­la «black li­st» sta­tu­ni­ten­se de­gli ji­ha­di­sti più pe­ri­co­lo­si: an­che lui si è tin­to bar­ba e ca­pel­li di aran­cio­ne.

L’uni­ca no­ta po­si­ti­va, in tut­to que­sto, è che la di­ret­tri­ce di Ban­ca­li van­ta un’in­di­scus­sa espe­rien­za: Pa­tri­zia In­col­lu go­ver­na il car­ce­re dal­la sua aper­tu­ra, e pri­ma ave­va di­ret­to la pri­gio­ne nuo­re­se di Ba­du ‘e Car­ros, una del­le più dif­fi­ci­li d’Ita­lia. Da me­si In­col­lu chie­de al­me­no una ven­ti­na di agen­ti di rin­for­zo e il mi­ni­ste­ro del­la Giu­sti­zia in lu­glio ha di­spo­sto l’in­vio di un plo­to­ne del Grup­po ope­ra­ti­vo mo­bi­le del­la po­li­zia pe­ni­ten­zia­ria. Il Gom è un re­par­to scel­to, fat­to di 500-600 uo­mi­ni, cui vie­ne af­fi­da­ta pro­prio la cu­sto­dia dei de­te­nu­ti più pe­ri­co­lo­si. Fi­no­ra, pe­rò, nes­sun nuo­vo agen­te dei Gom è ar­ri­va­to a Ban­ca­li. Ora i sin­da­ca­li­sti spe­ra­no in una nuo­va da­ta, il 15 set­tem­bre. Ma esat­ta­men­te da quel gior­no In­col­lu avrà una gat­ta da pe­la­re in più, per­ché do­vrà as­su­me­re l’in­te­rim del­la di­re­zio­ne di Ba­du ‘e Car­ros, il cui re­spon­sa­bi­le tor­na in Con­ti­nen­te. Ca­pi­ta mol­to spes­so, pa­re, nelle 198 car­ce­ri ita­lia­ne. Per­ché da tempo non si fan­no con­cor­si.

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