OPE­RA D’ARTE

Po­chi han­no di­pin­to gli orrori del­la guerra con tan­ta fe­ro­cia e uma­ni­tà co­me Fran­ci­sco de Goya

Storica National Geographic - - News -

Il 3 mag­gio 1808 Il di­pin­to di Goya rac­con­ta gli orrori del­la guerra

con fe­ro­cia e uma­ni­tà.

Il 2 mag­gio 1808 una fol­la di cit­ta­di­ni spa­gno­li cir­con­dò e at­tac­cò le trup­pe fran­ce­si. Gli as­sa­li­to­ri era­no so­prat­tut­to per­so­ne del­la clas­se ope­ra­ia, in­fu­ria­te dalla man­can­za di rea­zio­ni del­le au­to­ri­tà spa­gno­le da­van­ti all’in­va­sio­ne fran­ce­se. In quel gior­no cen­ti­na­ia di ci­vi­li ri­ma­se­ro uc­ci­si ne­gli scon­tri, in­sie­me a de­ci­ne di sol­da­ti del­le trup­pe na­po­leo­ni­che. La ri­spo­sta del luo­go­te­nen­te di Na­po­leo­ne in Spa­gna, Gioac­chi­no Mu­rat, fu ra­pi­da e spie­ta­ta. Tra il 2 e il 3 mag­gio mol­ti dei ca­pi­ban­da fu­ro­no fu­ci­la­ti dal plo­to­ne d’ese­cu­zio­ne.

Vi­sta l’ag­gres­si­va espan­sio­ne mi­li­ta­re di Bo­na­par­te in tut­ta Eu­ro­pa, Mu­rat do­vet­te con­si­de­ra­re la ri­vol­ta di Ma­drid co­me una ba­na­le scon­fit­ta e pro­ba­bil­men­te cre­det­te di aver stron­ca­to i di­sor­di­ni sul na­sce­re. Tut­ta­via, la rab­bia del­la gen­te s’ina­sprì. Nel cor­so del 1808 le trup­pe fran­ce­si in Spa­gna do­vet­te­ro af­fron­ta­re una ri­vol­ta na­zio­na­le, che dal 1812 fu ap­pog­gia­ta da­gli in­gle­si.

Po­chi im­ma­gi­na­ro­no che il 2 mag­gio avreb­be por­ta­to all’espul­sio­ne dell’eser­ci­to na­po­leo­ni­co dalla pe­ni­so­la ibe­ri­ca. Non me­no sor­pren­den­te fu un’al­tra con­se­guen­za im­pre­vi­sta: la crea­zio­ne di una del­le ope­re più in­fluen­ti dell’arte mo­der­na. Que­sti even­ti ispi­ra­ro­no in­fat­ti Fran­ci­sco de Goya a di­pin­ge­re Il 3 mag­gio 1808, una vio­len­ta ri­fles­sio­ne sul­la bar­ba­rie del­la guerra.

Na­po­leo­ne con­qui­sta la Spa­gna

Nel 1807 Na­po­leo­ne ave­va ri­vol­to le sue at­ten­zio­ni all’ar­ci­ri­va­le Gran Bre­ta­gna e so­prat­tut­to al suo al­lea­to più stret­to, il Por­to­gal­lo. Per con­qui­sta­re Li­sbo­na Bo­na­par­te ave­va do­vu­to at­tra­ver­sa­re la vi­ci­na Spa­gna, di cui all’epoca era an­co­ra al­lea­to. Le trup­pe fran­ce­si ini­zia­ro­no a oc­cu­pa­re im­por­tan­ti cit­tà del­la Spa­gna, il che cau­sò al­lar­me tra la po­po­la­zio­ne lo­ca­le. Gli scon­tri tra gli spa­gno­li e i lo­ro ex al­lea­ti sem­bra­va­no a quel pun­to ine­vi­ta­bi­li.

Nel­la pri­ma­ve­ra del 1808 fu chia­ro che Na­po­leo­ne vo­le­va con­trol­la­re tut­ta la pe­ni­so­la ibe­ri­ca. I suoi ten­ta­ti­vi di con­vin­ce­re la fa­mi­glia rea­le spa­gno­la a ri­nun­cia­re al tro­no sca­te­na­ro­no la ri­vol­ta di Ma­drid. Un me­se do­po Na­po­leo­ne de­si­gnò un nuo­vo re: nien­te me­no che suo fra­tel­lo mag­gio­re Giu-

sep­pe Bo­na­par­te. L’in­sur­re­zio­ne che si sca­te­nò in tut­ta la Spa­gna eb­be ri­per­cus­sio­ni mol­to im­por­tan­ti. Un eser­ci­to mes­so in­sie­me al­la buo­na riu­scì a scon­fig­ge­re uno dei mag­gio­ri ge­ne­ra­li del­la sto­ria e a crea­re un nuo­vo ti­po di guerra ir­re­go­la­re, con sol­da­ti non ad­de­stra­ti, che da quel mo­men­to in poi sa­reb­be­ro sta­ti chia­ma­ti guer­ri­glie­ri.

Il di­lem­ma di Goya

Quan­do la mo­nar­chia spa­gno­la fu ri­pri­sti­na­ta nel 1814 sot­to Fer­di­nan­do VII, non tut­ti gli spa­gno­li esul­ta­ro­no. Tra gli scon­ten­ti c’era Fran­ci­sco de Goya, che all’epoca ave­va qua­si set­tant’an­ni. Era­no tem­pi dif­fi­ci­li per il gran­de pit­to­re di cor­te, che in pre­ce­den­za si era ri­tro­va­to in una si­tua­zio­ne po­li­ti­ca mol­to de­li­ca­ta. Goya non ama­va il re Fer­di­nan­do, con­ser­va­to­re e au­to­ri­ta­rio, ma ap­pog­gia­va aper­ta­men­te i va­lo­ri li­be­ra­li il­lu­mi­ni­sti­ci di Na­po­leo­ne; durante il suo re­gi­me ave­va an­che rea­liz­za­to dei di­pin­ti. No­no­stan­te de­si­de­ras­se le ri­for­me pro­gres-

Le fi­gu­re con le brac­cia al­lun­ga­te ri­spec­chia­no la po­sa dell’uo­mo in­gi­noc­chia­to. I cor­pi ri­ma­se­ro sul­la col­li­na per di­ver­si gior­ni.

IL3MAGGIO1808, FRAN­CI­SCO DE GOYA, 1814, MUSEO DEL PRADO, MA­DRID.

I fu­ci­la­ti

AUTORITRATTOCONGLI

OCCHIALI. GOYA, 1800 CIRCA, MUSÉE BONNAT, BAYONNE.

Que­sto toz­zo la­vo­ra­to­re di Ma­drid ha una po­sa si­mi­le a quel­la di Cri­sto, in un ge­sto di sot­to­mis­sio­ne e sfi­da. Si co­pro­no gli oc­chi dal ter­ro­re. La com­po­si­zio­ne di Goya en­fa­tiz­za l’ese­cu­zio­ne, co­me se si trat­tas­se di car­ne da ma­cel­lo. La po­ten­te luce, in un’epoca in cui l’elet­tri­ci­tà non esi­ste­va an­co­ra, è una li­cen­za ar­ti­sti­ca. Il­lu­mi­na un luo­go di in­giu­sti­zia e cru­del­tà.

BRIDGEMAN / ACI Goya usa li­nee ri­gi­de e ri­pe­ti­ti­ve. I fu­ci­li e le ba­io­net­te an­ti­ci­pa­no la na­tu­ra im­per­so­na­le del­le guer­re mo­der­ne.

L’uo­mo in­gi­noc­chia­to

Gli ese­cu­to­ri fran­ce­si

I con­dan­na­ti

La lam­pa­da

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