POL­LI­CE VER­SO: UN MI­TO DA SFA­TA­RE

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MOL­TI FAL­SI MI­TI CIR­CON­DA­NO GLI SCON­TRI TRA GLA­DIA­TO­RI. NON È VE­RO, PER ESEM­PIO, CHE GRAN PAR­TE DI TA­LI DUEL­LI FI­NIS­SE CON LA MOR­TE DI UNO DEI CON­TEN­DEN­TI. IN REAL­TÀ, QUE­STE LOT­TE si­ne mis­sio­ne (SEN­ZA PER­DO­NO) ERA­NO RA­RE, POI­CHÉ L’OR­GA­NIZ­ZA­TO­RE DO­VE­VA PA­GA­RE IL PREZZO DEL GLA­DIA­TO­RE DE­CE­DU­TO AL LA­NI­STA E CO­STUI NON AVE­VA IN­TE­RES­SE A PER­DE­RE UN COM­BAT­TEN­TE SU CUI AVE­VA IN­VE­STI­TO MOL­TO DE­NA­RO. ANA­LO­GA­MEN­TE, NON ESI­STE AL­CUN DO­CU­MEN­TO ICO­NO­GRA­FI­CO ANTICO CHE AT­TE­STI L’ABI­TU­DI­NE DE­GLI IM­PE­RA­TO­RI DI GRA­ZIA­RE I GLA­DIA­TO­RI ME­RI­TE­VO­LI CON IL POL­LI­CE RI­VOL­TO VER­SO L’AL­TO, O DI CON­DAN­NA­RE QUEL­LI PO­CO COM­BAT­TI­VI CON IL POL­LI­CE RI­VOL­TO VER­SO IL BAS­SO. AN­ZI, SE­CON­DO AL­CU­NI STU­DIO­SI TA­LI SE­GNI SI­GNI­FI­CA­NO L’ESAT­TO CON­TRA­RIO. UN RI­LIE­VO PRE­SEN­TA UN AL­TRO GE­STO PER IN­DI­CA­RE LA GRA­ZIA: DUE DI­TA DI­STE­SE, SE­GNO USA­TO DAI PA­GA­NI PER LA BE­NE­DI­ZIO­NE. UN ME­DA­GLIO­NE DEL III SE­CO­LO, INOL­TRE, IN­DI­CA CHE SE L’IMPERATORE VO­LE­VA GRA­ZIA­RE UN GLA­DIA­TO­RE METTEVA IL POL­LI­CE DEN­TRO IL PUGNO CHIU­SO DELL’AL­TRA MA­NO, A SIM­BO­LEG­GIA­RE UNA SPA­DA CHE SI IN­GUAI­NA. an em dg bri Nel II se­co­lo d.C., lo scrit­to­re e apo­lo­ge­ta cri­stia­no Ter­tul­lia­no ri­fe­ri­va che ini­zial­men­te lo sco­po di questi spet­ta­co­li ba­gna­ti dal san­gue de­gli schia­vi e dei prigionieri di guer­ra era quel­lo di gua­da­gna­re il fa­vo­re de­gli dei per le ani­me dei defunti. Si trat­ta­va, se­con­do lo sto­ri­co Se­sto Pom­peo Fe­sto (sem­pre del II se­co­lo), di una pra­ti­ca che si ri­col­le­ga­va a una tra­di­zio­ne an­co­ra più an­ti­ca, quel­la di ver­sa­re san­gue sul­la tom­ba dei guer­rie­ri valorosi. Era­no ri­tua­li che nel­la Ro­ma ar­cai­ca si pra­ti­ca­va­no per ac­quie­ta­re gli spi­ri­ti dei mor­ti, che altrimenti avreb­be­ro tur­ba­to la vi­ta dei lo­ro ca­ri so­prav­vis­su­ti sul­la Ter­ra. Ma le lot­te dei gla­dia­to­ri, ab­ban­do­na­ta la lo­ro pri­ma fun­zio­ne sa­cri­fi­ca­le, di­ven­ne­ro in se­gui­to sem­pli­ci oc­ca­sio­ni di spet­ta­co­lo, nel­le qua­li lo spar­gi­men­to di san­gue ave­va il solo sco­po di ec­ci­ta­re le pas­sio­ni de­gli spet­ta­to­ri, av­vin­cen­do an­che co­lo­ro che si cre­de­va­no im­mu­ni al fa­sci­no del­la vio­len­za. Co­sì sant’Ago­sti­no rac­con­ta di un suo ami­co che, en­tra­to con­tro­vo­glia in un an­fi­tea­tro, ce­det­te in­fi­ne al san­gui­na­rio en­tu­sia­smo de­gli spet­ta­to­ri, e quan­do il gla­dia­to­re cadde fe­ri­to a ter­ra si unì al co­ro dei suoi vi­ci­ni.

Il fa­sci­no del­la vio­len­za

L’or­ga­niz­za­zio­ne de­gli spet­ta­co­li gla­dia­to­ri nel Co­los­seo era re­sa pos­si­bi­le dall’am­pia di­spo­ni­bi­li­tà di schia­vi e prigionieri di guer­ra nel mon­do ro­ma­no. Era­no co­sto­ro a in­gros­sa­re le fi­la dei gla­dia­to­ri, in­sie­me ai nu­me­ro­si con­dan­na­ti a mor­te co­stret­ti a in­cro­cia­re le spade con al­tri gla­dia­to­ri op­pu­re a sfi­da­re gli ap­pe­ti­ti del­le bel­ve fe­ro­ci. Tut­ta­via vi fu­ro­no an­che mol­ti uo­mi­ni liberi che en­tra­ro­no vo­lon­ta­ria­men­te nel­le scuo­le dei gla­dia­to­ri, di­spo­sti a sot­to­por­si a un’este-

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l’ani­ma­to­re del­la ri­vol­ta

nel 73 a.c. spar­ta­co gui­dò la ri­vol­ta di gla­dia­to­ri par­ti­ta dal­la scuo­la di ca­pua. scul­tu­ra di De­nis Foya­tier, XiX se­co­lo, lou­vre, pa­ri­gi.

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