ESO­TI­SMO E BEL­VE FE­RO­CI NELL’ARE­NA

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Nel­lo stes­so pe­rio­do Ci­ce­ro­ne si la­men­ta­va del fat­to che i giochi non riu­sci­va­no più a cat­tu­ra­re l’in­te­res­se del po­po­lo come pri­ma e che, per ria­ni­mar­ne l’at­ten­zio­ne, bi­so­gna­va uni­re ai com­bat­ti­men­ti di gla­dia­to­ri an­che rap­pre­sen­ta­zio­ni di cac­ce con animali fe­ro­ci.

La­ni­sti ed edi­to­res

Con i due in­gre­dien­ti com­bi­na­ti (duel­li tra uo­mi­ni e cac­ce) si con­ti­nua­ro­no a or­ga­niz­za­re per se­co­li i gran­di spet­ta­co­li che il Co­los­seo ospi­tò in epo­ca im­pe­ria­le. Ne­gli ora­ri di mi­no­re af­fluen­za di pub­bli­co su­gli spal­ti, at­tor­no a mezzogiorno, ve­ni­va­no mes­si in sce­na i nu­me­ri che su­sci­ta­va­no me­no in­te­res­se: le sen­ten­ze ad gla­dium e ad be­stias, cioè le con­dan­ne a mor­te ese­gui­te con la spa­da e con le fie­re, pe­ne ca­pi­ta­li per le qua­li po­te­va­no es­se­re tro­va­te so­lu­zio­ni ter­ri­bil­men­te fan­ta­sio­se pur di ren­der­le spet­ta­co­la­ri.

TEN­SIO­NE, ESO­TI­SMO E MOR­TE ERA­NO GLI IN­GRE­DIEN­TI DEL­LE CAC­CE AL­LE­STI­TE NEL CO­LOS­SEO. LE ve­na­tio­nes CON­SI­STE­VA­NO IN UNA SPE­CIE DI COR­RI­DA FRA UO­MI­NI CHE IN­DOS­SA­VA­NO UNA SEM­PLI­CE TU­NI­CA, AR­MA­TI AL MAS­SI­MO DI UNA LAN­CIA, E ANIMALI SEL­VA­TI­CI (CIN­GHIA­LI, LEO­NI, OR­SI). AL­TRE VOL­TE ERA­NO COIN­VOL­TI GUER­RIE­RI CON SCU­DO E SPA­DA O CACCIATORI CON L’AR­CO CHE IN UNA FINTA GIUNGLA RIN­COR­RE­VA­NO LE PRE­DE. OP­PU­RE SI FA­CE­VA­NO SCON­TRA­RE TRA LO­RO ANIMALI SEL­VAG­GI: ELEFANTI CON­TRO RI­NO­CE­RON­TI, LEO­NI CON­TRO TI­GRI. ESAU­RI­TE LE POS­SI­BI­LI­TÀ DI SOR­PREN­DE­RE IL PUB­BLI­CO CON FIE­RE ESO­TI­CHE, SI PEN­SÒ AD AL­TRO. SOT­TO DO­MI­ZIA­NO AN­CHE LE DON­NE INI­ZIA­RO­NO A COM­BAT­TE­RE, COME TE­STI­MO­NIA GIO­VE­NA­LE: “MEVIA IN­FIL­ZA UN CIN­GHIA­LE E IM­PU­GNA LA LAN­CIA MO­STRAN­DO LA NU­DA MAM­MEL­LA”. IN­FI­NE, ERA­NO AL­LE­STI­TI AN­CHE SPET­TA­CO­LI CON ANIMALI AM­MAE­STRA­TI, LOT­TE TRA NA­NI E COM­BAT­TI­MEN­TI FRA PRO­STI­TU­TE, COME NEI PIÙ SQUAL­LI­DI SHOW DI OG­GI. In epo­ca im­pe­ria­le, i mu­ne­ra of­fer­ti dai que­sto­ri e dai pre­to­ri di Ro­ma creb­be­ro di nu­me­ro e qua­li­tà, fi­no a oscu­ra­re gli stes­si fa­sto­si giochi or­ga­niz­za­ti da­gli im­pe­ra­to­ri. Nel­le cit­tà di tut­to l’Impero si de­ci­se al­lo­ra di at­tri­bui­re la re­spon­sa­bi­li­tà dei giochi uf­fi­cia­li ai sa­cer­do­ti del cul­to im­pe­ria­le; ma nien­te im­pe­di­va a no­ta­bi­li lo­ca­li di sov­ven­zio­na­re spet­ta­co­li per i pro­pri con­cit­ta­di­ni. Ben pre­sto gli spet­ta­co­li si tra­sfor­ma­ro­no in un’in­du­stria a tutti gli ef­fet­ti, ca­rat­te­riz­za­ta dall’enor­me di­spen­dio di ri­sor­se eco­no­mi­che e uma­ne. Gli im­pre­sa­ri che ge­sti­va­no le scuo­le di com­bat­ti­men­to, af­fit­tan­do o vendendo trup­pe di gla­dia­to­ri, era­no chia­ma­ti la­ni­sti. La lo­ro era un’at­ti­vi­tà mol­to one­ro­sa, ma al­tret­tan­to red­di­ti­zia. La qua­li­tà dei giochi ve­ni­va de­ter­mi­na­ta, na­tu­ral­men­te, dal nu­me­ro e dal ti­po di com­bat­ti­men­ti. Il ci­ni­smo, l’avi­di­tà e il fat­to di com­mer­cia­re con vi­te uma­ne fa­ce­va sì che i

la fi­ne de­gli spet­ta­co­li

Fla­vio ono­rio, qui ri­trat­to in una sta­tua di mar­mo di gio­van­ni Do­me­ni­co oli­vie­ri, nel 404 d.c. de­ci­se di vie­ta­re in tut­to l’impero gli scon­tri tra gla­dia­to­ri. XViii se­co­lo, pa­la­cio real, Ma­drid.

UN GLA­DIA­TO­RE AF­FRON­TA UN LEONE E UNA LEONESSA, RI­LIE­VO IN TER­RA­COT­TA DEL I-II SE­CO­LO D.C., RO­MA.

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