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EPI­SO­DIO DEL­LA PIOG­GIA MI­RA­CO­LO­SA CHE SAL­VÒ MAR­CO AU­RE­LIO DAL­LA SCON­FIT­TA È DO­CU­MEN­TA­TO DAI RI­LIE­VI DEL­LA CO­LON­NA AU­RE­LIA­NA, ERET­TA TRA IL 176 E IL 192 D.C. A RO­MA PER CE­LE­BRA­RE I TRION­FI DANUBIANI DELL’IMPERATORE. IN UNA SCE­NA DEL FRE­GIO A SPI­RA­LE CHE AV­VOL­GE LA CO­LON­NA, IN­FAT­TI, È RAF­FI­GU­RA­TO UN DIO DEL­LA PIOG­GIA CHE, A BRAC­CIA APER­TE, INON­DA D’ACQUA IL CAM­PO DI BAT­TA­GLIA. UN’ICO­NO­GRA­FIA INE­DI­TA NELL’AR­TE RO­MA­NA, CHE, NEI SE­CO­LI SUCCESSIVI, AVREB­BE AC­CE­SO IL DIBATTITO CIR­CA LE CAU­SE SO­PRAN­NA­TU­RA­LI DI QUELL’EVEN­TO. SE IN­FAT­TI IL PA­GA­NO CAS­SIO DIO­NE AT­TRI­BUI­SCE LA PIOG­GIA ALL’IN­TER­VEN­TO DI MER­CU­RIO, TER­TUL­LIA­NO LA RI­TIE­NE IN­VE­CE FRUT­TO DEL­LE PRE­GHIE­RE RI­VOL­TE DAI SOL­DA­TI CRISTIANI DI MAR­CO AU­RE­LIO ALL’UNI­CO VE­RO DIO. UN’IN­TER­PRE­TA­ZIO­NE RI­PRE­SA NEL IV SE­CO­LO DA EU­SE­BIO DI CE­SA­REA, PER IL QUA­LE LA PIOG­GIA RAP­PRE­SEN­TA UN SE­GNO DEL FA­VO­RE DI­VI­NO VER­SO UN IMPERATORE RI­TE­NU­TO (A TOR­TO) VI­CI­NO AL CRI­STIA­NE­SI­MO. Sui le­gio­na­ri romani si sca­ri­cò un ve­ro e pro­prio nu­bi­fra­gio, ac­com­pa­gna­to da chic­chi di gran­di­ne di notevoli di­men­sio­ni e una se­rie im­pres­sio­nan­te di tuo­ni e ful­mi­ni. Con gli scu­di di cuo­io zup­pi di piog­gia, gli ar­cie­ri im­pos­si­bi­li­ta­ti a usa­re gli ar­chi in­fra­di­cia­ti e i ca­val­li in­ca­pa­ci di di­stri­car­si in spa­zi stret­ti, e su un ter­re­no im­prov­vi­sa­men­te inon­da­to di acqua e fan­go, le trup­pe romane si fecero co­glie­re im­pre­pa­ra­te dall’attacco dei guer­rie­ri ger­ma­ni­ci. Per questi ul­ti­mi, in­ve­ce, il vio­len­to tem­po­ra­le as­sun­se il va­lo­re di un se­gno di­vi­no che in­ci­ta­va a com­bat­te­re con mag­gior vee­men­za: era Thor, si­gno­re nor­di­co dei ful­mi­ni e del tuo­no, che chia­ma­va i suoi guer­rie­ri a gua­da­gnar­si con il san­gue il Va­lhal­la, il paradiso de­gli eroi mor­ti in bat­ta­glia. E co­sì, gra­zie an­che a un tem­po­ra­le, le le­gio­ni di Ro­ma fu­ro­no an­nien­ta­te e lo stes­so Va­ro pre­fe­rì uc­ci­der­si piut­to­sto che ca­de­re nel­le ma­ni del nemico. Do­po la disfatta di Teu­to­bur­go, i Romani ab­ban­do­na­ro­no i di­se­gni di con­qui­sta del­la Ger­ma­nia e ri­nun­cia­ro­no a espan­der­si a est del Re­no, una fron­tie­ra che avreb­be se­pa­ra­to per se­co­li, po­li­ti­ca­men­te e cul­tu­ral­men­te, le due me­tà dell’Eu­ro­pa cen­tra­le.

Tuo­ni e ful­mi­ni sui Qua­di

Gli stes­si vio­len­ti ac­quaz­zo­ni che chiu­se­ro al­le le­gio­ni le por­te del Nord Eu­ro­pa, qua­si due se­co­li più tar­di sal­va­ro­no un imperatore ro­ma­no dal­la ro­vi­na. Nel cor­so del II se­co­lo d.C., come mai era ac­ca­du­to in pre­ce­den­za, sot­to la spin­ta dei Go­ti che pre­me­va­no ai mar­gi­ni orien­ta­li dell’Eu­ro­pa, in­te­ri po­po­li ger­ma­ni­ci, dai Mar­co­man­ni ai Qua­di fi­no ai Van­da­li e gli Ia­gi­zi, si al­lea­ro­no per muovere guer­ra ai Romani e sfon­da­re il

caM­MeO iM­pe­ria­Le

Mar­co Au­re­lio e la mo­glie Fau­sti­na Mi­no­re, che lo af­fian­cò in mol­te cam­pa­gne. ii sec. Kun­sthi­sto­ri­sches Mu­seum, Vien­na.

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