1547: L’AN­NO DEL­LE CON­GIU­RE

Storica NG Special - - Speciale storika -

stes­so ran­go, co­me gli Spi­no­la o i Grimaldi, ave­va­no sa­pu­to me­glio adat­tar­si al­la nuo­va real­tà po­li­ti­ca ed eco­no­mi­ca, ri­co­no­scen­do il pri­ma­to po­li­ti­co dei Do­ria e ap­pro­fit­tan­do del­le nuo­ve op­por­tu­ni­tà of­fer­te dal­la cre­sci­ta eco­no­mi­ca del Cin­que­cen­to e dal le­ga­me con la mo­nar­chia spa­gno­la.

Un de­si­de­rio straor­di­na­rio di glo­ria

I Fie­schi, e in par­ti­co­la­re Gian Lui­gi, scel­se­ro in­ve­ce un’al­tra stra­da, quel­la del­lo scon­tro di­ret­to con i Do­ria e con la Spa­gna. In bre­ve, scel­se­ro la stra­da sba­glia­ta. Per ca­pir­ne le ra­gio­ni non si può pre­scin­de­re dal­la per­so­na­li­tà di co­lui che in quel pe­rio­do era il ca­po del ca­sa­to, ov­ve­ro Gian Lui­gi. An­che i cro­ni­sti e gli sto­ri­ci che non han­no sim­pa­tiz­za­to con la sua cau­sa, han­no do­vu­to ri­co­no­scer­gli no­te­vo­li qua­li­tà per­so­na­li. La pri­ma fra que­ste era pe­rò una qua­li­tà pe­ri-

PO­CHI ME­SI DO­PO LA CON­GIU­RA DEI FIE­SCHI A GE­NO­VA, UN COM­PLOT­TO OR­DI­TO DA AL­CU­NI NO­BI­LI DI PAR­MA CON L’AP­POG­GIO DI FER­RAN­TE GON­ZA­GA, GO­VER­NA­TO­RE DI MI­LA­NO PER CON­TO DE­GLI SPA­GNO­LI, POR­TÒ ALL’UC­CI­SIO­NE DEL DU­CA DI PAR­MA E PIA­CEN­ZA, PIER LUI­GI FAR­NE­SE. LA QUA­SI CON­CO­MI­TAN­ZA DEI DUE AV­VE­NI­MEN­TI NON FU CA­SUA­LE. LA CREA­ZIO­NE DEL NUO­VO DU­CA­TO ERA STA­TA AV­VER­SA­TA DA CAR­LO V E DAL SUO RAP­PRE­SEN­TAN­TE IN ITA­LIA FER­RAN­TE GON­ZA­GA. CO­ME NEL CA­SO DEL­LA FAL­LI­TA CON­GIU­RA FIE­SCHI, LA RIU­SCI­TA CON­GIU­RA CON­TRO IL FAR­NE­SE NON HA SO­LO MO­TI­VA­ZIO­NI IN­TER­NA­ZIO­NA­LI MA AN­CHE IN­TER­NE AL­LE DUE CIT­TÀ. LA NUO­VA REAL­TÀ DEL DU­CA­TO IN­DI­PEN­DEN­TE, CON AL VER­TI­CE UNA FA­MI­GLIA ESTRA­NEA AL­LA REAL­TÀ LO­CA­LE, AVE­VA RI­DI­MEN­SIO­NA­TO IL PO­TE­RE E IL PRE­STI­GIO DEL­LE AN­TI­CHE FA­MI­GLIE DEL LUO­GO. IL PRIN­CI­PA­LE PRO­TA­GO­NI­STA DEL­LA CON­GIU­RA, GIO­VAN­NI, AP­PAR­TE­NE­VA IN­FAT­TI A UNA DI QUE­STA FA­MI­GLIE, GLI AN­GUIS­SO­LA. IN RI­CO­NO­SCI­MEN­TO AL SUO SUC­CES­SO OT­TEN­NE DA­GLI SPA­GNO­LI IL GO­VER­NA­TO­RA­TO DI CO­MO.

fer­ran­te co­lo­sa, an­che se lo­de­vo­le so­prat­tut­to per un ari­sto­cra­ti­co, ov­ve­ro “un de­si­de­rio straor­di­na­rio di ac­cre­sce­re la pro­pria glo­ria”, co­me ha scrit­to uno dei pri­mi sto­ri­ci del­la vi­cen­da. Era que­sto de­si­de­rio a spin­ger­lo a ri­fiu­ta­re il ruo­lo, emi­nen­te ma pur sem­pre di se­con­do pia­no ri­spet­to ai Do­ria, che lui e la sua fa­mi­glia ave­va­no nel­la cit­tà del­la Lan­ter­na. E l’og­get­to del ri­sen­ti­men­to dei Fie­schi, più che lo stes­so An­drea Do­ria, al­lo­ra ot­tua­ge­na­rio e pre­su­mi­bil­men­te sul pun­to di usci­re di sce­na (an­che se in real­tà l’am­mi­ra­glio mo­rì qua­si cen­te­na­rio nel 1560), era il gio­va­ne ere­de Gian­net­ti­no. Con lui il pre­do­mi­nio per­so­na­le di An­drea Do­ria si sa­reb­be tra­sfor­ma­to in un po­te­re ere­di­ta­rio. A Ge­no­va, e non so­lo, l’in­sof­fe­ren­za dei Fie­schi nei con­fron­ti del pre­do­mi­nio dei Do­ria non era un mi­ste­ro. Co­sì co­me non lo era­no i con­tat­ti in­tes­su­ti con i Fran­ce­si e i Far­ne­se.

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