Lui­gi Pa­ne Na­to in un pa­ra­di­so: «Ma il so­gno del ci­ne­ma mi ha por­ta­to via» S

ORRENTINO. «Sor­ren­to è la mia Ita­ca: sen­za di lei mai mi sa­rei mes­so in mo­to. Un luo­go in­can­tan­to, un po­sto sen­za tem­po, una gab­bia do­ra­ta che dà tan­te li­mi­ta­zio­ni: sem­bra non esi­sta al­tro che ci­bo e tu­ri­smo. Io, che mol­to pre­sto ho ma­tu­ra­to la pas­sio­ne p

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an­da­re all’uni­ver­si­tà: Sto­ria del ci­ne­ma a Ro­ma. Ho sco­per­to un mon­do di ci­ne­fi­li al­la mia por­ta­ta. Per tro­va­re la­vo­ro mi so­no of­fer­to co­me as­si­sten­te vo­lon­ta­rio, sfrut­tan­do la mia di­me­sti­chez­za con le lo­ca­tion so­no fi­ni­to sul set del­la fic­tion Ca­pri».

Idea­li di scrit­tu­ra. «So­no un let­to­re vo­ra­ce: Jack Ke­rouac, John Fan­te, Al­len Gin­sberg, Wil­liam Bur­rou­ghs. Ma an­che Eu­ge­nio Mon­ta­le e Ita­lo Cal­vi­no. I miei mae­stri di scrit­tu­ra. Seb­be­ne poi la­vo­ras­si co­me dia­lo­ghi­sta per Un po­sto al so­le»...

For­tu­na­to. «Per il mio cor­to vo­le­vo un at­to­re na­po­le­ta­no per­ché per me il tea­tro è Na­po­li. Quan­do ho vi­sto Go­mor­ra ho chie­sto un in­con­tro a Cer­li­no. Pri­ma ha fat­to il va­go, ma do­po aver let­to la sce­neg­gia­tu­ra ha det­to: “Sen­ti, tro­via­mo un pa­io gior­ni per gi­rar­lo”. Co­sa che ab­bia­mo poi fat­to in un wee­kend, al tea­tro Ar­gen­ti­na di Ro­ma».

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