Azien­de: In­ter­vi­sta a Lu­ca Bol­dri­ni Di­ret­to­re Com­mer­cia­le di Pic­chiot­ti

Superyacht (Italian) - - Le Novità - in­ter­vi­sta di Ro­ber­to Fran­zo­ni

“La mia mis­sio­ne è di svi­lup­pa­re pro­dot­ti nuo­vi, svi­lup­pa­re e im­ple­men­ta­re il mar­ke­ting di Pic­chiot­ti e di con­so­li­dar­ne il mar­chio, co­me Pe­ri­ni Na­vi è il mar­chio lea­der nel cam­po dei me­ga sai­ler”. Co­sì esor­di­sce Lu­ca Bol­dri­ni, già bril­lan­te di­ret­to­re com­mer­cia­le da CRN e ora tra­smi­gra­to sul­la co­sta oc­ci­den­ta­le a oc­cu­par­si del mar­chio Pic­chiot­ti di Pe­ri­ni Na­vi, con l’evi­den­te obiet­ti­vo di mol­ti­pli­car­ne il suc­ces­so. “Ab­bia­mo ini­zia­to da po­co – con­ti­nua Bol­dri­ni – io so­no en­tra­to a giu­gno, e ab­bia­mo in­co­min­cia­to dal re­bran­ding dell’azien­da, per av­vi­ci­nar­la a Pe­ri­ni, con gli stes­si co­lo­ri, la stes­sa for­ma, gli stes­si con­te­nu­ti, per av­vi­ci­na­re Pic­chiot­ti a Pe­ri­ni Na­vi. Pe­rò con un pro­dot­to di­ver­so, an­che se le per­so­ne so­no le stes­se, il can­tie­re è lo stes­so, la ca­pa­ci­tà è la stes­sa. C’è so­lo un’ope­ra­zio­ne di mar­ke­ting e co­mu­ni­ca­zio­ne com­ple­ta­men­te di­ver­sa. Io stes­so ho chie­sto «per­ché non lo chia­mia­mo Pe­ri­ni Mo­to­rya­cht?» da­to che il no­me Pic­chiot­ti è dif­fi­cil­men­te orec­chia­bi­le e gli ame­ri­ca­ni ad esem­pio lo pro­nun­cia­no con la “c” dol­ce. Ma il si­gnor Pe­ri­ni mi ha fat­to ve­de­re le co­se da un an­go­lo di vi­sua­le di­ver­so. Quan­do ha com­pe­ra­to l’azien­da ha pro­mes­so che l’avreb­be ri­sve­glia­ta, per ria­spet­to a una gran­de fa­mi­glia e a un gran­de per­so­nag­gio. Que­sto è un va­lo­re ele­va­to. E la sua con­si­de­ra­zio­ne è che Pic­chiot­ti, in­sie­me a Be­net­ti, ha co­strui­to la nautica via­reg­gi­na. Ha rea­liz­za­to ya­cht im­por­tan­ti, co­me un 104 me­tri per la fa­mi­glia sau­di­ta, ha co­strui­to ya­cht con Gil­ge­na­st e Ban­nen­berg, che nes­su­no al­lo­ra co­no­sce­va in Ita­lia. La sua è una sto­ria do­cu­men­ta­ta dal 1575 ed è an­co­ra og­gi il can­tie­re più an­ti­co del mon­do. Di­sper­de­re que­sto pa­tri­mo­nio sa­reb­be un de­lit­to. Pe­rò non ha mai avu­to un’iden­ti­tà di pro­dot­to pro­pria. Vi­ce­ver­sa, quan­do ve­di un Pe­ri­ni Na­vi all’oriz­zon­te non ti puoi sba­glia­re: è un Pe­ri­ni, è ri­co­no­sci­bi­lis­si­mo. Il si­gnor Pe­ri­ni mi ha chie­sto di riu­sci­re a rea­liz­za­re la stes­sa iden­ti­tà in­con­fon­di­bi­le an­che per Pic­chiot­ti. L’ele­men­to co­mu­ne è che en­tram­be le ti­po­lo­gie di ar­ma­to­ri, Pe­ri­ni e Pic­chiot­ti, so­no com­po­ste da na­vi­ga­to­ri, per­so­ne che ma­ci­na­no mi­glia su mi­glia. E que­sta è la dif­fe­ren­zia­zio­ne di Pic­chiot­ti ri­spet­to ad al­tri brand, an­che ita­lia­ni. E in più que­sta azien­da ha sem­pre di­mo­stra­to, e di­mo­stra che i can­tie­ri ita­lia­ni san­no fa­re qua­li­tà, con­si­sten­te, con­cre­ta, non so­lo de­si­gn. Qui si pro­du­ce qua­li­tà e non si in­se­guo­no i nu­me­ri. Co­me sta se­con­do lei og­gi il mer­ca­to? Cre­do che da qui in avan­ti non ci sa­ran­no mai più i vo­lu­mi per so­ste­ne­re gran­di pro­du­zio­ni. I nu­me­ri di­co­no che sia­mo tor­na­ti al mer­ca­to dei pri­mi an­ni No­van­ta. In­ve­ce di ave­re 115/120 ya­cht so­pra i 40 me­tri, og­gi sia­mo a 44/46 ven­du­ti al clien­te fi­na­le. Poi ce n’è un’al­tra 30ina co­strui­ta in spe­cu­la­zio­ne. Sia­mo tor­na­ti ai va­lo­ri di ven­ti­cin­que an­ni fa. A quei tem­pi Be­net­ti ne co­strui­va due, CRN ne fa­ce­va una. Pic­chiot­ti for­se ne rea­liz­za­va una ogni due an­ni. Fead­ship ne va­ra­va due, Lürs­sen una, Amels due. Og­gi per riem­pi­re Lürs­sen ce ne vo­glio­no die­ci, per riem­pi­re CRN ce ne vo­glio­no quin­di­ci, per riem­pi­re Be­net­ti ce ne vo­glio­no ven­ti. Do­ve si tro­ve­ran­no tut­ti que­sti clien­ti? Il pro­ble­ma è che noi ita­lia­ni ab­bia­mo sba­glia­to e non stia­mo ag­giu­stan­do la rot­ta. Gli olan­de­si so­no ben dif­fe­ren­zia­ti sia in ter­mi­ni di ta­glia, che di de­si­gn, che di prez­zo. Hee­sen pro­po­ne ya­cht in al­lu­mi­nio se­mi­di­slo­can­ti tra i 40 e i 55 me­tri. Amels va dai 60 ai 70 me­tri di­slo­can­ti con qua­li­tà al­ta nel se­mi cu­stom e una li­nea mol­to clas­si­ca. Fead­ship va dai 70 ai 100 me­tri con li­nee clas­si­che e in­no­va­zio­ni al suo in­ter­no. La sca­let­ta dei prez­zi è chia­ra: Hee­sen è il più bas­so, Amels è me­dio e Fead­ship è l’al­to. Ci può es­se­re un clien­te che sta in mez­zo tra uno dei due, ma il po­si­zio­na­men­to è chia­ro. E in Ita­lia? Sia­mo tut­ti so­vrap­po­sti. Do­ve va uno se­gue l’al­tro. In Crn ci era­va­mo da­ti un obiet­ti­vo chia­ro: po­si­zio­nar­ci tra i 60 e i 75 me­tri. A quel tem­po Be­net­ti si col­lo­ca­va tra i 50 e i 60 me­tri. Noi spin­ge­va­mo per sta­re nel­la no­stra nic­chia, ma ap­pe­na ci sia­mo en­tra­ti ci han­no se­gui­to e an­che su­pe­ra­to di di­men­sio­ne. Gli al­tri er­ro­ri so­no che gli ita­lia­ni usa­no gli stes­si ar­chi­tet­ti, i pro­dot­ti so­no mol­to si­mi­li e in pre­va­len­za pun­ta­no sui vo­lu­mi, sul­la quan­ti­tà. Pe­ri­ni no, ha pun­ta­to su un’ori­gi­na­li­tà, su un’al­tis­si­ma qua­li­tà che gli vie­ne ri­co­no­sciu­ta da tut­to il mon­do an­glo­sas­so­ne e nor­di­co.

Qual è la stra­te­gia di Pe­ri­ni Na­vi e Pic­chiot­ti? Ogni an­no de­vo va­ra­re uno ya­cht a ve­la e uno ya­cht a mo­to­re e ogni an­no ne de­vo ven­de­re uno a ve­la e uno a mo­to­re, per ave­re in can­tie­re sem­pre quat­tro uni­tà, due da va­ra­re e due da fi­ni­re. Qual è l’obiet­ti­vo ti­po­lo­gi­co e di­men­sio­na­le di mo­to­rya­cht? Sia­mo par­tir­ti dai 50/75 me­tri con li­nee mol­to per­so­na­li e ori­gi­na­li. L’idea è quel­la di le­gar­si al­le di­men­sio­ni di Pe­ri­ni Na­vi, con gli stes­si step del­la gam­ma: 39/40 me­tri, 47/50, 56/60, 70 e ol­tre. Og­gi, per gli ar­ma­to­ri na­vi­ga­to­ri, che vo­glio­no gi­ra­re il mon­do, il mer­ca­to ha una spac­ca­tu­ra mol­to pro­fon­da: c’è un mer­ca­to mol­to at­ti­vo per pro­dot­ti tra i 40 e i 50 me­tri, sot­to le 500 Grt, e c’è un vuo­to nel­le di­men­sio­ni at­tor­no ai 60 me­tri, men­tre c’è una no­te­vo­le vi­va­ci­tà nel­le di­men­sio­ni su­pe­rio­ri ai 70 me­tri, con un’in­de­ci­fra­bi­le ten­den­za al­le di­men­sio­ni su­pe­rio­ri ai 100 me­tri, che ri­ten­go sia una bol­la tem­po­ra­nea. Noi cre­dia­mo che la di­men­sio­ne tra i 40 e i 60 me­tri pos­sa es­se­re lo zoc­co­lo du­ro per Pic­chio­ti, con una pos­si­bi­le pro­ie­zio­ne di pro­get­ti spe­cia­li ai 70/90 me­tri. Quin­di ave­te da svi­lup­pa­re una di­men­sio­ne più pic­co­la de­gli at­tua­li Vi­tru­vius? Fo­ca­liz­zan­do­si pe­rò sull’in­no­va­zio­ne, una ca­rat­te­ri­sti­ca in­trin­se­ca di Pe­ri­ni, co­me fu fat­to sul 73 me­tri Gra­ce E, con la pro­pul­sio­ne die­sel-elet­tri­ca e il po­si­zio­na­men­to di­na­mi­co o co­me Exu­ma, ex­plo­rer in al­lu­mi­nio di 50 me­tri Ice Class. Pic­chiot­ti og­gi è l’uni­co can­tie­re che ha un ex­plo­rer in le­ga leg­ge­ra che gi­ra il mon­do in con­ti­nua­zio­ne. Gli ar­ma­to­ri si ac­co­sta­no a Pic­chiot­ti per que­ste ca­rat­te­ri­sti­che. An­che l’ul­ti­mo ya­cht che ab­bia­mo ven­du­to, di 52 me­tri, va a un ar­ma­to­re che ha di­ver­se bar­che, che ama pas­sa­re mol­to tem­po a bor­do e che ha aspi­ra­zio­ni e de­si­de­ri este­ti­ci ele­va­ti com­bi­na­ti a un pro­gram­ma di na­vi­ga­zio­ne mol­to in­ten­so. Per que­sto è ve­nu­to in ca­sa Pic­chiot­ti. Que­sto ya­cht è un Vi­tru­vius di Briand? Par­te da quel­le li­nee e da quel con­cet­to. È in ac­cia­io e al­lu­mi­nio, ma con più vo­lu­me ri­spet­to a Exu­ma e Ga­li­leo G. Stia­mo la­vo­ran­do sul­la de­fi­ni­zio­ne del­la no­stra li­nea. Nei tre mo­to­rya­cht Pic­chiot­ti è usci­to più il con­cet­to “Vi­tru­vius” che quel­lo “Pic­chiot­ti”. Quei tre ya­cht so­no l’espres­sio­ne del­la li­nea di Briand. Noi og­gi vo­glia­mo rea­liz­za­re la no­stra li­nea, la li­nea Pic­chiot­ti. Una li­nea che si può tro­va­re so­lo qui. Con chi la svi­lup­pe­re­te? Lo stia­mo de­ci­den­do. Stia­mo svi­lup­pan­do con al­tri ar­chi­tet­ti, co­me Nau­ta De­si­gn, Zuc­con In­ter­na­tio­nal Pro­ject, pro­get­ti mol­to ori­gi­na­li e par­ti­co­la­ri che poi ca­rat­te­riz­ze­ran­no la no­stra li­nea Pic­chiot­ti. E que­sto è il pri­mo pas­so. Il se­con­do è sfa­ta­re l’im­ma­gi­ne che gli an­glo­sas­so­ni e i nord eu­ro­pei han­no de­gli ita­lia­ni: le bar­che du­ra­no po­co, do­po due an­ni so­no da ri­fa­re, non so­no af­fi­da­bi­li. Exu­ma ha per­cor­so ol­tre 100.000 mi­glia in qua­si set­te an­ni e sem­bra nuo­va. Que­sto di­mo­stra con i fat­ti che an­che noi sap­pia­mo fa­re be­ne ya­cht “Blue Wa­ter”, co­me è lo slo­gan di Pe­ri­ni Na­vi. Per ul­te­rio­ri in­for­ma­zio­ni www.pe­ri­ni­na­vi.it

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