Alfredo Pigna

Il vol­to sto­ri­co de «La Do­me­ni­ca Spor­ti­va» ...

TV Sorrisi e Canzoni - - In Edicola - di An­drea Di Quar­to - fo­to di Iwan Pa­lom­bi

L’enor­me te­le­vi­so­re di ca­sa Pigna tra­smet­te un vec­chio film di To­tò, «Si­gno­ri si na­sce». Vi­sto il per­so­nag­gio, una vi­ta pas­sa­ta a rac­con­ta­re lo sport in tv, dal­la «Do­me­ni­ca Spor­ti­va» al­la Cop­pa del Mondo di sci, mi sa­rei aspet­ta­to di tro­var­lo in­ten­to a se­gui­re im­pre­se di cam­pio­ni. Ma Alfredo Pigna, 91 an­ni, gior­na­li­sta, con­dut­to­re te­le­vi­si­vo, scrittore, sce­neg­gia­to­re e... ma­ri­na­io, è uno che ama sor­pren­de­re: «Ero ami­co di To­tò» at­tac­ca lui, li­be­ran­do un ac­cen­to na­po­le­ta­no te­nu­to a fre­no nei com­po­sti an­ni di Rai.

Par­tia­mo pro­prio da To­tò, al­lo­ra. Che rap­por­to ave­va con lui?

«L’ave­vo co­no­sciu­to a una ce­na ro­ma­na gra­zie a un’ami­ca co­mu­ne. Un gior­no mi mi­si in te­sta di far­gli in­con­tra­re Di­no Buz­za­ti, che era il mio ca­po al­la “Do­me­ni­ca del Cor­rie­re” e con cui ho avu­to una lun­ga ami­ci­zia».

Buz­za­ti-To­tò, ac­cop­pia­ta im­pro­ba­bi­le.

«Me­no di quan­to si pos­sa pen­sa­re. I due si sti­ma­va­no, ma l’uno pen­sa­va che l’in­tel­let­tua­le snob­bas­se il co­mi­co e vi­ce­ver­sa. In­ve­ce a ta­vo­la, do­po un lun­go stu­diar­si, tro­va­ro­no tan­ti pun­ti in co­mu­ne e di­ven­ne­ro ami­ci. Era­no due buo­ni. Due per­so­ne mol­to one­ste».

Nell’im­ma­gi­na­rio na­zio­nal­po­po­la­re, ol­tre che nel­la sto­ria del­la tv, lei è «quel­lo del­la Do­me­ni­ca Spor­ti­va».

« Sì, pe­rò il programma a cui sono più le­ga­to è “San Vit­to­re Show”».

Pre­go?

«Era una tra­smis­sio­ne ir­ra­dia­ta a cir­cui­to chiu­so da una del­le cel­le del car­ce­re mi­la­ne­se. Si ba­sa­va sul­le let­te­re dei de­te­nu­ti che ri­vol­ge­va­no do­man­de e ri­chie­ste a per­so­nag­gi no­ti. I miei as­si­sten­ti era­no “Il mo­stro del­la Val di Non” e uno dei ca­pi del­la ban­da di via Osop­po. I de­te­nu­ti mi chie­de­va­no di far ve­ni­re i can­tan­ti e mol­ti, co­me John­ny Do­rel­li e To­ny Re­nis, ac­cet­ta­ro­no. Ne va­do mol­to fie­ro».

Tor­nia­mo al­la «Do­me­ni­ca Spor­ti­va». «

Vi ar­ri­vai a 44 an­ni. Ero già sta­to cro­ni­sta a “Mi­la­no Se­ra”, al “Cor­rie­re del­la Se­ra”, al­la “Do­me­ni­ca del Cor­rie­re” e di­ret­to­re del­la “Tri­bu­na Il­lu­stra­ta”. In Rai ave­vo vin­to un con­cor­so nel 1954

e col­la­bo­ra­to nel 1968, ma in en­tram­be le oc­ca­sio­ni ave­vo ri­fiu­ta­to l’as­sun­zio­ne per­ché mi of­fri­va­no la me­tà di quan­to gua­da­gna­vo al “Cor­rie­re”».

Co­sa fa­ce­va in Rai pri­ma del­la «DS»?

«Ave­vo col­la­bo­ra­to con il neo­na­to te­le­gior­na­le del­le 13.30, ac­can­to a Pie­ro An­ge­la, Ma­rio Pa­sto­re e An­drea Bar­ba­to. Era la pri­ma vol­ta che i gior­na­li­sti ap­pa­ri­va­no in tv al po­sto dei fa­mo­si “let­to­ri”. L’idea fu di Bia­gio Agnes. Nel 1968 com­men­tai le Olim­pia­di in­ver­na­li di Gre­no­ble e quel­le esti­ve di Cit­tà del Mes­si­co».

Al­la «DS» rac­col­se la pe­san­te ere­di­tà di En­zo Tor­to­ra, cac­cia­to per ave­re cri­ti­ca­to i ver­ti­ci Rai.

«Già, per so­sti­tuir­lo si fa­ce­va­no i no­mi di gen­te co­me Rai­mon­do Via­nel­lo e Mi­ke Bon­gior­no. Nell’at­te­sa di una scel­ta fui man­da­to io. Avrei do­vu­to con­dur­re quat­tro o cin­que pun­ta­te. Vi ri­ma­si dal 1970 al 1974. Non fu fa­ci­le, sa?».

Im­ma­gi­no.

«C’era un team di au­to­ri. Mi dis­se­ro di non pre­oc­cu­par­mi, che avreb­be­ro scrit­to tut­to lo­ro. Ma s’im­ma­gi­na? Io sono un gior­na­li­sta e mi fac­cio scri­ve­re i te­sti? Fu una guer­ra con­ti­nua, mi boc­cia­va­no ogni idea. Do­vet­ti lot­ta­re pu­re per por­ta­re in te­le­vi­sio­ne la mo­vio­la. Pri­ma di me, Sas­si, Piz­zul e Vi­ta­let­ti tra­smet­te­va­no da uno sga­buz­zi­no del ter­zo pia­no».

Ri­cor­da la pri­ma pun­ta­ta?

« Ec­co­me! 27 settembre 1970. Per la pri­ma e uni­ca vol­ta ave­vo be­vu­to un whi­sky per far­mi co­rag­gio. Gli ospi­ti del­la pun­ta­ta era­no Ri­ve­ra e Maz­zo­la, re­du­ci dai Mon­dia­li del Mes­si­co. Mi dis­se­ro: “Sei emo­zio­na­to? Guar­da che con due ali co­me noi han­no sem­pre fat­to gol tutti”. Per una se­ra di­ven­tai il cen­tra­van­ti di Maz­zo­la e Ri­ve­ra. Quel­la “Do­me­ni­ca Spor­ti­va” eb­be un ascol­to di 6 mi­lio­ni e 600 mila spet­ta­to­ri che sa­lì a 9 mi­lio­ni e 400 mila spet­ta­to­ri di me­dia a pun­ta­ta. Un re­cord. Al­la “DS” sono tor­na­to poi dall’83 all’85 e, co­me cu­ra­to­re, dal 1991 al 1994».

Il mi­glio­re del­la «DS»? «Bep­pe Vio­la». E tra le con­dut­tri­ci don­ne?

«Non so dir­le la mi­glio­re, ma pos­so rac­con­tar­le un epi­so­dio cu­rio­so su una di lo­ro, Maria Te­re­sa Ru­ta. Al po­ve­ro Ciot­ti, che era un... “pro­vo­lo­ne”, in­som­ma uno che ci “pro­va­va” spes­so con le don­ne, in­flis­se uno scher­zo cru­de­le: si fe­ce da­re un pas­sag­gio a ca­sa e quan­do Ciot­ti fe­ce del­le avan­ce sbu­cò la trou­pe di “Scher­zi a par­te”. San­dro, che non fir­mò mai la li­be­ra­to­ria, era fu­rio­so. Non si par­la­ro­no più».

Lei, na­po­le­ta­no, è sta­to an­che co­lui che ha por­ta­to lo sci in tv.

«An­che quel­la fu un’idea di Agnes. Ho avu­to la for­tu­na di rac­con­ta­re l’incredibile Oro di Pao­let­ta Ma­go­ni a Sa­ra­je­vo nel 1984, i pri­mi pas­si del­la va­lan­ga az­zur­ra e quel­li di Al­ber­to Tom­ba, pas­san­do per le sto­ri­che im­pre­se ai Gio­chi olim­pi­ci di Cal­ga­ry del 1988. Quan­do co­min­ciai, nel 1975, la Rai tra­smet­te­va po­che ga­re di sci all’an­no. Gli ot­ti­mi ascol­ti e la na­sci­ta di Rai­tre fa­vo­ri­ro­no la mes­sa in on­da di tut­te le ga­re in ca­len­da­rio».

Og­gi guar­da lo sport in tv?

«Guar­do tut­to. La mia im­pres­sio­ne è che, se dal pun­to di vi­sta del­la quan­ti­tà, non c’è pa­ra­go­ne con i miei tem­pi, la qua­li­tà non è sem­pre ade­gua­ta. Ve­de, io in Rai vin­si un con­cor­so fra die­ci­mi­la aspi­ran­ti. Pas­sai con Fu­rio Co­lom­bo, Um­ber­to Eco, Elio Spa­ra­no ed Ezio Zef­fe­ri. Og­gi ho la sen­sa­zio­ne che tan­ti ra­gaz­zi ven­ga­no but­ta­ti nel­la mi­schia sen­za al­cu­na ba­se e al­lo­ra ognu­no s’in­ven­ta uno sti­le: c’è chi gri­da, chi esa­ge­ra, in­som­ma va­le tut­to».

A un cer­to pun­to lei mol­lò tut­to e an­dò a vi­ve­re su un ve­lie­ro.

«Mi pre­se­ro per pazzo. Ave­vo una bel­la ca­sa ro­ma­na all’Eur con pi­sci­na e giar­di­no. Ven­det­ti tut­to per tra­sfor­ma­re in ve­lie­ro un vec­chio pe­sche­rec­cio. Co­sì il ve­tu­sto “Pa­dre Pio” si tra­sfor­mò nell’“In­tre­pi­do” e vi an­dai a vi­ve­re con mia mo­glie e i miei due fi­gli. Era du­ra, pe­rò. In bar­ca si la­vo­ra 24 ore al gior­no e pre­sto il mio... equi­pag­gio si “am­mu­ti­nò”. Quan­do i fi­gli sono cre­sciu­ti, han­no pre­so la lo­ro stra­da e sono sbar­ca­ti. E an­ch’io sono tor­na­to sul­la ter­ra­fer­ma».

UNA VI­TA DA IN­VIA­TO A de­stra, Alfredo

Pigna (91) nel­lo stu­dio del­la sua ca­sa ro­ma­na. A si­ni­stra, con il gior­na­li­sta e scrittore Di­no Buz­za­ti (1906-1972)

ne­gli An­ni 60. So­pra, Pigna ne­gli An­ni 70.

60 AN­NI D’AMO­RE A la­to, Pigna con la mo­glie Li­lia­na spo­sa­ta nel 1953 e scom­par­sa nel 2013. Sot­to, il ve­lie­ro «In­tre­pi­do», su cui il gior­na­li­sta an­dò ad abi­ta­re.

ALFREDO PIGNA

NON SO­LO RAI Pigna è en­tra­to in Rai nel 1970. Pri­ma ave­va la­vo­ra­to al «Cor­rie­re del­la Se­ra» e al­la «Do­me­ni­ca del Cor­rie­re».

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