RA­GAZ­ZE, IL PRI­MO APP ROCCIO È NO­STRO

Da an­ni si de­di­ca ai si­ti di in­con­tri. Pri­ma con Tin­der e ades­so con BUM­BLE, do­ve so­lo le don­ne pos­so­no sce­glie­re con chi fa­re il pri­mo pas­so. Nel­la sua vi­ta per­so­na­le pe­rò, WHIT­NEY WOL­FE il fi­dan­za­to l’ha tro­va­to in un al­tro «cam­po»

Vanity Fair (Italy) - - Week - di PAO­LA JACOBBI

Que­sta è una sto­ria di tec­no­lo­gia e de­na­ro, amo­re e ven­det­ta. Nel 2012 cin­que ra­gaz­zi e una ra­gaz­za crea­no e lan­cia­no una app che si chia­ma Tin­der, ne avre­te sen­ti­to par­la­re: è la ver­sio­ne più tec­no­lo­gi­ca­men­te avan­za­ta di un’agen­zia per cuo­ri so­li­ta­ri. Whit­ney Wol­fe, la ra­gaz­za del grup­po, vie­ne in­ter­vi­sta­ta mol­to spes­so co­me front­wo­man del­la so­cie­tà. È bel­la, è sve­glia, ai gior­na­li pia­ce. E ha un bi­gliet­to da vi­si­ta che la de­fi­ni­sce co-fon­da­tri­ce di Tin­der. Ma gli al­tri so­ci, tra cui Ju­stin Ma­teen, con il qua­le Whit­ney si era pri­ma fi­dan­za­ta e poi la­scia­ta, co­min­cia­no a stor­ce­re il na­so e ad ac­cu­sar­la di al­lar­gar­si trop­po. Di­co­no che quel ti­to­lo di co-fon­da­tri­ce non è au­ten­ti­co. In bre­ve, cer­ca­no di but­tar­la fuo­ri. Vo­la­no pa­ro­le for­ti. Lei se ne va, ma pri­ma fa cau­sa per di­scri­mi­na­zio­ne ses­sua­le. Fi­ni­sce con un pat­teg­gia­men­to. La ci­fra con cui Wol­fe sa­reb­be usci­ta dal­la so­cie­tà non è un da­to uf­fi­cia­le ma si par­la di un mi­lio­ne di dol­la­ri. Poi, in me­no di un an­no, Whit­ney tro­va un al­tro so­cio (An­drey An­dreev, il pa­dro­ne di Ba­doo, stes­so ra­mo: in­con­tri on­li­ne) e crea una nuo­va app: Bum­ble. Il sim­bo­lo è un’ape, funziona più o me­no co­me Tin­der ma con una dif­fe­ren­za fon­da­men­ta­le: so­lo le don­ne pos­so­no fa­re il pri­mo pas­so. Lan­cia­ta nel mag­gio scor­so, ha già più di un mi­lio­ne di uten­ti e si sta espan­den­do a li­vel­lo

in­ter­na­zio­na­le. Whit­ney, na­ta a Salt La­ke Ci­ty 25 an­ni fa, ades­so è fi­dan­za­ta con il pe­tro­lie­re Mi­chael Herd. Vi­vo­no ad Au­stin, Te­xas, do­ve lei ha aper­to il quar­tier ge­ne­ra­le di Bum­ble. Ah, i top ma­na­ger del­la nuo­va so­cie­tà, in­do­vi­na­te un po’, so­no tut­te don­ne: un pa­io le ha por­ta­te via a Tin­der, una di lo­ro la­vo­ra­va con le so­rel­le Kardashian. Ho in­ter­vi­sta­to Whit­ney via Sky­pe.

Do­po Tin­der, avreb­be po­tu­to fa­re tan­te co­se. Per­ché re­sta­re nel set­to­re del da­ting? Ven­det­ta? «Nien­te af­fat­to. Tan­to che all’ini­zio avrei vo­lu­to lan­cia­re una app di tutt’al­tro ge­ne­re. Una spe­cie di In­sta­gram o Snap Chat che si sa­reb­be chia­ma­ta Mer­ci e do­ve sa­reb­be­ro sta­ti ac­cet­ta­ti so­lo com­men­ti po­si­ti­vi. Non vi sa­reb­be sta­to al­cu­no spa­zio per bul­li­smo, in­sul­ti, cat­ti­ve­rie che so­no – se­con­do me – un enor­me pro­ble­ma og­gi. Gran par­te del­la no­stra vi­ta or­mai si svol­ge on­li­ne, trop­pi si sen­to­no au­to­riz­za­ti a di­strug­ge­re gli al­tri con po­chi clic». In­ve­ce, poi è na­ta Bum­ble. «Sì, il mio so­cio mi ha chie­sto di pen­sa­re a qual­co­sa nel mon­do de­gli ap­pun­ta­men­ti, che è an­co­ra in co­stan­te svi­lup­po, e io ho ri­flet­tu­to sul fat­to che noi don­ne, al­me­no ne­gli Sta­ti Uni­ti, pos­sia­mo vo­ta­re, gui­da­re, di­ven­ta­re am­mi­ni­stra­to­ri de­le­ga­ti, ma sia­mo an­co­ra re­stie a fa­re il pri­mo pas­so ver­so un uo­mo. Non si fa, non sta be­ne. Te lo di­ce la mam­ma, te lo di­ce la pro­fes­so­res­sa, te lo di­co­no le ami­che. In que­sto con­te­sto, gli uo­mi­ni au­to­ma­ti­ca­men­te sen­to­no di ave­re in ma­no tut­to il po­te­re e poi, se ven­go­no ri­fiu­ta­ti, pos­so­no di­ven­ta­re mol­to ag­gres­si­vi. Bum­ble è na­ta per con­sen­ti­re al­le don­ne di go­ver­na­re la si­tua­zio­ne. So­lo le don­ne pos­so­no ini­zia­re il con­tat­to e, avu­ta una ri­spo­sta po­si­ti­va da un ma­schio, so­lo lo­ro pos­so­no, in 24 ore, di­re sì o no». Lei mi­ra a espan­der­si in tut­to il mon­do. Ma ci so­no Pae­si do­ve le don­ne han­no ben po­che li­ber­tà. Co­me pen­sa di fa­re? «So­no sta­ta pro­prio ie­ri in riu­nio­ne con esper­ti e fi­nan­zia­to­ri a di­scu­te­re del no­stro po­ten­zia­le in In­dia, do­ve mi di­co­no che c’è mol­to in­te­res­se per Bum­ble. Chis­sà, ma­ga­ri an­che una app può por­ta­re più egua­glian­za per le don­ne in cul­tu­re do­ve l’ugua­glian­za non c’è». Ha sem­pre pen­sa­to di chia­mar­la Bum­ble, co­me l’ape re­gi­na? «No! Ab­bia­mo avu­to in­fi­ni­te di­scus­sio­ni. Io odia­vo que­sto no­me per­ché esi­ste un mar­chio di pro­dot­ti per ca­pel­li che si chia­ma Bum­ble & Bum­ble: te­me­vo ci scam­bias­se­ro per uno sham­poo». Co­me Tin­der, Bum­ble pren­de le in­for­ma­zio­ni dal pro­fi­lo Fa­ce­book. Per­ché? «Co­sì ci so­no me­no pos­si­bi­li­tà di in­fil­tra­ti ano­ni­mi». Da chi è com­po­sto il vo­stro pub­bli­co? «La mag­gior par­te so­no ra­gaz­ze tra i 23 e i 29 an­ni. Il se­con­do grup­po più nu­me­ro­so è nel­la fa­scia tra i 18 e i 23». Pen­sa che app e so­cial me­dia ab­bia­no cam­bia­to i ri­tua­li di cor­teg­gia­men­to? «Fran­ca­men­te, mi so­no di­men­ti­ca­ta di co­me si fa­ces­se pri­ma. Ma non cre­do che i com­por­ta­men­ti sia­no cam­bia­ti nel pro­fon­do. Una app non può man­dar­ti a let­to con qual­cu­no, è so­lo un mo­do di­ver­so di ac­ce­de­re a qual­cu­no». È ve­ro che gli uo­mi­ni cer­ca­no il ses­so e le don­ne l’amo­re? «No, è uno ste­reo­ti­po in­giu­sto. Ci so­no un sac­co di uo­mi­ni che non vo­glio­no in­con­tri ca­sua­li ma re­la­zio­ni sta­bi­li e, al tem­po stes­so, so­no sem­pre di più le don­ne in cer­ca di ses­so sen­za com­pli­ca­zio­ni. Ma è più cool per un uo­mo mo­strar­si in­te­res­sa­to più al ses­so che all’amo­re, esat­ta­men­te co­me è più so­cial­men­te ac­cet­ta­bi­le che una don­na va­da on­li­ne in cer­ca di un po­ten­zia­le ma­ri­to piut­to­sto che di un aman­te per una not­te». Che im­por­tan­za ha avu­to la sua vi­cen­da a Tin­der nel­la de­ci­sio­ne di ri­met­ter­si in gio­co? «Quan­do ti but­ta­no giù hai due pos­si­bi­li­tà: com­mi­se­rar­ti co­me vit­ti­ma, o rial­zar­ti per an­da­re avan­ti. Io ho scel­to la se­con­da». Lei è la re­gi­na del­le app per fi­dan­zar­si. Ma il suo at­tua­le fi­dan­za­to l’ha co­no­sciu­to nel­la vi­ta rea­le, scian­do ad Aspen. «Avrem­mo po­tu­to es­ser­ci co­no­sciu­ti su Bum­ble e non cam­bie­reb­be nien­te. Se sei com­pa­ti­bi­le con qual­cu­no, sei com­pa­ti­bi­le». È mai usci­ta con qual­cu­no in­con­tra­to at­tra­ver­so una app? «Io no, ma in que­sto mo­men­to esat­to, una no­stra ma­na­ger è in ae­reo: sta an­dan­do a in­con­tra­re un ra­gaz­zo che ha co­no­sciu­to su Bum­ble». Ci so­no già sta­ti ma­tri­mo­ni tra cop­pie che si so­no for­ma­te gra­zie a Bum­ble? «Più di uno. E mi di­co­no che ci sia an­che un pri­mo bam­bi­no in ar­ri­vo».

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