CA­RO MAS­SI­MO,

Vanity Fair (Italy) - - Vanity Il Postino -

aro Fran­ce­sco,

Cas­sie­me al­la mia pan­cia cre­sco­no

tan­te in­si­cu­rez­ze: in che raz­za di

mon­do ti sto fa­cen­do na­sce­re? Un gior­no

mi chie­de­rai dell’11 set­tem­bre a New

York, del 13 no­vem­bre a Pa­ri­gi. Co­me per

tan­te co­se com­pli­ca­te, in­ven­te­rò sul mo­men­to

una ri­spo­sta, cer­che­rò di spie­gar­ti

per­ché un uo­mo pos­sa de­ci­de­re di far­si

sal­ta­re in aria per uc­ci­der­ne al­tri, o di en­tra­re

in un con­cer­to e mas­sa­cra­re sco­no­sciu­ti.

Mi pia­ce­reb­be po­ter­ti di­re che

l’Oc­ci­den­te non è in guer­ra e che la no­stra

co­scien­za è pu­li­ta, che ab­bia­mo im­pa­ra­to

dai no­stri er­ro­ri, che pos­sia­mo an­da­re a

te­sta al­ta per quel­lo che ab­bia­mo fat­to in

Afri­ca e in Me­dio Orien­te. E in­ve­ce do­vrò

dir­ti che sia­mo in guer­ra, e che bi­so­gna

sce­glie­re da che par­te sta­re, e che de­vi al­za­re

la vo­ce con­tro chi ha re­spon­sa­bi­li­tà e

non fa nul­la ma an­che con­tro chi fo­men­ta

l’odio per il suo tor­na­con­to.

De­vi stu­dia­re, ca­pi­re e usa­re tut­ta la li­ber­tà

che que­sto Oc­ci­den­te, que­sta Eu­ro­pa

vec­chia e stan­ca ti re­ga­le­rà nel mo­men­to

stes­so in cui na­sce­rai. E ti re­ga­le­rà an­che

tan­ta bel­lez­za, che qual­cu­no un gior­no ha

det­to che sal­ve­rà il mon­do: la bel­lez­za dei

mo­nu­men­ti, di un con­cer­to, di un bi­strot,

di una par­ti­ta do­ve i ti­fo­si can­ta­no il lo­ro

in­no e il lo­ro or­go­glio. Po­tran­no uc­ci­der­ci

uno a uno, ma que­sta li­ber­tà e que­sta

bel­lez­za non po­tran­no mai to­glier­ce­la.

Mai. Com­bat­ti pic­co­lo mio, il do­ma­ni è

nel­le ma­ni tue e di tut­ti quei bam­bi­ni nel­la

pan­cia che non han­no col­pe. Buo­na for­tu­na:

fa­re­te me­glio di noi.

—CRI­STI­NA Ca­ro Fran­ce­sco, sot­to­scri­vo le pa­ro­le di tua mam­ma. Non ne pos­sie­do di al­tret­tan­to po­ten­ti, per­ciò ri­cor­ro a quel­le che ha pub­bli­ca­to su Fa­ce­book un gior­na­li­sta Ti di­ce­vo di An­toi­ne. La sua let­te­ra agli as­sas­si­ni del­la mo­glie mi ha tra­fit­to il cuo­re e co­sì l’ho tra­dot­ta e pub­bli­ca­ta sul­la Stam­pa. L’han­no ri­pre­sa in tan­ti. In­car­na i no­stri va­lo­ri me­glio di un trat­ta­to. Die­tro le pa­ro­le di que­st’uo­mo ci so­no se­co­li di sto­ria, di fi­lo­so­fia, di vi­ta. Ci so­no (per ri­ma­ne­re in Fran­cia) Vol­tai­re, Rous­seau e Mon­te­squieu. Il suo è un mes­sag­gio che col pas­sa­re dei gior­ni non per­de for­za. So­no cer­to che la con­ser­ve­rà an­che tra qual­che an­no, quan­do tu avrai gli stru­men­ti per com­pren­der­lo. Nel frat­tem­po ne fac­cio do­no a tua mam­ma e a tut­te le lettrici e i let­to­ri che non lo co­no­sco­no o che de­si­de­ra­no rias­sa­po­rar­lo.

AN­DRÉ DA LOBA

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