SA­PER­SI SE­GUI­RE»

«L’AMO­RE È CO­STRU­ZIO­NE: NON BA­STA L’IN­CON­TRO, BI­SO­GNA RI­CO­NO­SCER­SI, CON­FER­MAR­SI,

Vanity Fair (Italy) - - Vanity Piccolo Principe -

re­la­zio­ne, e nel ses­so, vo­glio es­se­re do­mi­nan­te, il pun­to di ri­fe­ri­men­to. Con le don­ne più gran­di è dif­fi­ci­le. Re­sti il toy-boy, il ra­gaz­zi­no a cui mai chie­de­ran­no con­si­glio. Non sei “l’uo­mo fi­no in fon­do”». La fa­mi­glia è a tut­ti i co­sti? «Vo­ler­la da gio­va­ne, co­me la vor­rei, si­gni­fi­ca po­ter­se­la per­met­te­re. Io non so­no an­co­ra pron­to ad apri­re ai miei fi­gli il mag­gior nu­me­ro di por­te pos­si­bi­li, a per­met­te­re lo­ro di viag­gia­re, di fa­re un per­cor­so di stu­di in­ter­na­zio­na­le». Li fa­reb­be al­la Cri­stia­no Ro­nal­do, sen­za una com­pa­gna? «No, ma non per la fe­de: la mia ex ave­va già una fi­glia, e lì ho com­pre­so l’im­por­tan­za di ave­re en­tram­bi i ge­ni­to­ri». Sua so­rel­la, nel­la fic­tion, è omo­ses­sua­le. Lei, che ha una so­rel­la nel­la vi­ta, co­me la pren­de­reb­be una ri­ve­la­zio­ne co­sì? «Sta­rei più tran­quil­lo a ve­der­la usci­re con una ra­gaz­za che con un ra­gaz­zo. So­no un fra­tel­lo del Sud, mol­to ge­lo­so». È iscrit­to all’uni­ver­si­tà: Giu­ri­spru­den­za. «L’al­tra mia ra­gaz­za sba­glia­ta. So­no in­die­tro, do gli esami per cul­tu­ra: non fa­rei mai l’av­vo­ca­to co­me mia ma­dre». Nel suo, di me­stie­re, a chi si ispi­ra? «Al pas­sa­to: Mar­lon Bran­do, in Ita­lia Ma­stro­ian­ni, che è ri­ma­sto im­mor­ta­le per­ché Fel­li­ni nel­la Dol­ce vi­ta lo ha vo­lu­to e va­lo­riz­za­to a 30 an­ni». Non va più co­sì? «Gli ido­li di og­gi, da Brad Pitt a DiCa­prio, li ab­bia­mo co­no­sciu­ti ra­gaz­zi­ni. Per­ché il pub­bli­co più ap­pas­sio­na­to re­sta quel­lo tra i 15 e i 25, e an­che do­po con­ti­nue­ran­no a se­guir­ti. È la ra­gio­ne per cui Ju­stin Bieber ha più fol­lo­wer di Obama, Jen­ni­fer La­w­ren­ce ha vin­to un Oscar a 22 an­ni, men­tre noi ve­nia­mo pre­si per fa­re le spal­le, i ni­po­ti, i fi­gli, mai i pro­ta­go­ni­sti». I 20 an­ni so­no quel­li che più si rim­pian­go­no. Che co­sa por­te­rà dei suoi? «La con­vi­ven­za con la mia fa­mi­glia: un do­ma­ni, sa­rà più ra­ra una co­la­zio­ne a ca­sa con i miei ge­ni­to­ri che una se­ra­ta fuo­ri a ubria­car­si con gli ami­ci». Po­sa a tor­so nu­do con la si­ga­ret­ta, ma lei è ma­le­det­to so­lo per fin­ta. «Da bam­bi­no il mio gio­cat­to­lo pre­fe­ri­to era una pi­sto­la. Pas­sa­vo le ore a fin­ger­mi un po­li­ziot­to o un la­dro. Poi pe­rò mi com­muo­ve­vo sul Pic­co­lo prin­ci­pe».

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