BAB­BO NA­TA­LE SO­NO IO

Bo­wie ave­va, tra le al­tre qua­li­tà, il sen­so dell’umo­ri­smo: 1 leg­ge­te le sue ri­spo­ste al Que­stio­na­rio di Prou­st che Va­ni­ty Fair Ame­ri­ca gli ri­ser­vò nell’ago­sto 1998

Vanity Fair (Italy) - - Vanity | Copertina -

Qual è la sua idea del­la fe­li­ci­tà per­fet­ta?

«Leg­ge­re».

La sua ca­rat­te­ri­sti­ca più mar­ca­ta?

«La ca­pa­ci­tà di in­fi­lar­mi nel­la con­ver­sa­zio­ne di un lo­gor­roi­co».

Il suo suc­ces­so più im­por­tan­te?

«La sco­per­ta del­la mat­ti­na».

La sua più gran­de pau­ra?

«La con­ver­sio­ne dei chi­lo­me­tri in mi­glia».

In qua­le fi­gu­ra sto­ri­ca si iden­ti­fi­ca di più?

«Bab­bo Na­ta­le».

Qua­le per­so­na vi­ven­te am­mi­ra di più?

«El­vis (mor­to nel 1977, ndr)».

Nel­la vi­ta quo­ti­dia­na, chi è il suo eroe?

«Il con­su­ma­to­re».

Qua­le di­fet­to de­te­sta mag­gior­men­te in sé?

«A New York, la tolleranza. Fuo­ri da New York, l’in­tol­le­ran­za».

E ne­gli al­tri?

«Il ta­len­to».

Qual è il suo viag­gio pre­fe­ri­to?

«La via dell’ec­ces­so ar­ti­sti­co».

Qua­li so­no, se­con­do lei, le vir­tù più so­prav­va­lu­ta­te?

«L’em­pa­tia e l’ori­gi­na­li­tà».

Se po­tes­se cam­bia­re una co­sa dei suoi fa­mi­lia­ri, qua­le sa­reb­be?

«La pau­ra che mi fan­no (mo­glie e fi­glio esc­lusi)».

Di qua­li pa­ro­le fa un uso ec­ces­si­vo?

«L’ag­get­ti­vo “cto­nio” e il so­stan­ti­vo “mia­sma”».

Qual è il suo più gran­de rim­pian­to?

«Non aver mai in­dos­sa­to i pan­ta­lo­ni a zam­pa di ele­fan­te».

Co­me de­fi­ni­reb­be il suo at­tua­le sta­to men­ta­le?

«In­cin­to».

Qual è il suo te­so­ro più ca­ro?

«Una fotografia di Lit­tle Ri­chard che ho com­pra­to nel 1958, te­nu­ta in­sie­me dal­lo scot­ch. E un cri­san­te­mo es­sic­ca­to, rac­col­to du­ran­te la mia lu­na di mie­le a Kyo­to».

Qual è la co­sa più tri­ste che le vie­ne in men­te?

«Vi­ve­re nel­la pau­ra».

Do­ve le pia­ce­reb­be tra­slo­ca­re?

«Il Nor­de­st di Ba­li, o il Sud di Gia­va».

Qual è la sua at­ti­vi­tà pre­fe­ri­ta?

«Spre­me­re pit­tu­ra a ca­so su una te­la sen­za sen­so».

Qual è la vir­tù che più ap­prez­za in un uo­mo?

«La ca­pa­ci­tà di re­sti­tui­re i li­bri».

E in una don­na?

«La ca­pa­ci­tà di rut­ta­re a co­man­do».

Qua­li so­no i suoi no­mi pre­fe­ri­ti?

«Sears & Roe­buck (una ca­te­na di gran­di ma­gaz­zi­ni, ndr)».

Co­sa re­ci­ta il suo mot­to?

«“Co­sa?”, re­ci­ta il mio mot­to».

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