TA­MA R A F ERR A RI

Vanity Fair (Italy) - - Week -

er­te mat­ti­ne mi sve­glio al­le tre. Apro gli oc­chi e pen­so: “Chis­sà se Fa­bia­na sta dor­men­do”. Mi al­zo, va­do nel­la sua stan­za e ac­cen­do la lu­ce. Ma ci so­no so­lo le sue fo­to­gra­fie». Fa­bia­na Luz­zi è la se­di­cen­ne che il 24 mag­gio 2013, a Co­ri­glia­no Ca­la­bro in pro­vin­cia di Cosenza, ven­ne bru­cia­ta vi­va, do­po una li­te per ge­lo­sia, dal fi­dan­za­to di­cias­set­ten­ne. Ma­rio, suo pa­dre, è an­co­ra stra­zia­to dal do­lo­re. «Era una ra­gaz­za al­le­gra, stu­dia­va dan­za da quan­do era bam­bi­na. An­co­ra ades­so mi sem­bra di ve­der­la ar­ri­va­re in sog­gior­no vol­teg­gian­do. Ma Fa­bia­na non tor­na, Fa­bia­na non c’è più». Da­vi­de Mor­ro­ne, il ra­gaz­zo che l’ha uc­ci­sa, è sta­to con­dan­na­to in pri­mo gra­do a 22 an­ni e sei me­si di car­ce­re, che nel pro­ces­so d’ap­pel­lo so­no di­ven­ta­ti 18. «E ades­so po­treb­be­ro ri­dur­si ul­te­rior­men­te», de­nun­cia Luz­zi. «Il 1° mar­zo ci sa­rà l’udien­za in Cas­sa­zio­ne. I suoi av­vo­ca­ti han­no chie­sto uno scon­to di pe­na. Con mia mo­glie an­dre­mo a Ro­ma, ma te­mia­mo che an­che que­sta vol­ta non ci fac­cia­no en­tra­re in au­la».

CPer­ché lo pen­sa­te? «Nes­su­no ci ha av­vi­sa­ti del pro­ces­so. Non la Pro­cu­ra, e nean­che i ca­ra­bi­nie­ri. L’ab­bia­mo sa­pu­to dai gior­na­li­sti». Non ave­te un av­vo­ca­to? «Nean­che lui è sta­to in­for­ma­to». Pos­si­bi­le? «Il fat­to è che noi al pro­ces­so non ab­bia­mo di­rit­ti, non con­tia­mo nien­te. Non ab­bia­mo po­tu­to co­sti­tuir­ci par­te ci­vi­le per­ché in Ita­lia, per leg­ge, se l’im­pu­ta­to è mi­no­ren­ne, so­lo lo Sta­to può agi­re con­tro di lui. Il mo­stro che ha uc­ci­so mia fi­glia ha com­piu­to di­ciot­to an­ni tre me­si do­po il de­lit­to. Ci han­no spie­ga­to che l’uni­ca co­sa che pos­sia­mo fa­re è av­via­re una cau­sa per il ri­sar­ci­men­to eco­no­mi­co. Ma qua­le ci­fra può ri­pa­ga­re la

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