SEM­BRI SEM­PRE UN PIR­LA»

Vanity Fair (Italy) - - Vanity -

met­ta pu­re i cli­ché dell’hip hop di cui sia­mo vit­ti­me. Co­sì, ho im­pa­ra­to a ri­de­re nel­le fo­to e a fa­re qual­che bat­tu­ta. Al­la ne so­no un bra­vo gua­glio­ne, no­no­stan­te i miei tra­scor­si da scap­pa­to di ca­sa». Quan­do, in­ve­ce, la cri­ti­ca­va­no in­giu­sta­men­te? «Le vol­te in cui mi da­va­no dell’ar­ro­gan­te an­che quan­do non lo ero. Ma se sei gio­va­ne, non ti pren­do­no mai sul se­rio. Se in Ita­lia non hai i ca­pel­li bian­chi, sei un pir­la. In que­sti gior­ni, per esem­pio, leg­go tan­ti at­tac­chi sui so­cial che ri­guar­da­no il mio ruo­lo di giu­di­ce a The Voi­ce: sem­bra che, no­no­stan­te ab­bia di­mo­stra­to di ave­re cer­vel­lo, an­co­ra non ab­bia il di­rit­to di se­der­mi su quel­la pol­tro­na. Non mi pia­ce quan­do pen­sa­no che so­no stu­pi­do o su­per cia­le. In real­tà mi sen­to pro­fon­do e intelligente. Ec­co, ades­so mi da­ran­no dell’ar­ro­gan­te, ma chis­se­ne­fre­ga, io odio i fal­si mo­de­sti e chi si smi­nui­sce per sem­bra­re umi­le. Quel­li in real­tà so­no i me­no umi­li di tut­ti». Con la te­le­vi­sio­ne è fa­ci­le che au­men­te­ran­no an­che le at­ten­zio­ni fem­mi­ni­li. Co­me ar­gi­na gli as­sal­ti del­le fan? «Lo san­no tut­ti che so­no dan­za­to, an­che se qual­cu­na se ne fre­ga. Sem­pli­ce­men­te, evi­to di met­ter­mi in si­tua­zio­ni com­pro­met­ten­ti. A vol­te ba­sta una fo­to in di­sco­te­ca, è un at­ti­mo. Tu­te­lo la mia vi­ta pri­va­ta e non so­no vit­ti­ma di quel si­ste­ma per cui cer­ca­no di far­ti le fo­to in gi­ro». L’al­ter­na­ti­va sa­reb­be por­ta­re la sua re­la­zio­ne al­la lu­ce del so­le. «Mi fa pau­ra, vo­glio tu­te­la­re la mia dan­za­ta, rom­po­no già ab­ba­stan­za le sca­to­le a me. E poi non vo­glio en­tra­re nel mec­ca­ni­smo del gos­sip, non vo­glio es­se­re mo­ti­vo di chiac­chie­ra. Che poi ti piaz­za­no una bion­da al ta­vo­lo di an­co e ti man­da­no i pa­pa­raz­zi». A pro­po­si­to dei cli­ché del rap, in Ita­lia più che ri­va­li­tà tra crew, sem­bra ci sia un gran pa­sto­ne, tut­ti ami­ci di tut­ti e duet­ti di ogni ti­po. Co­me stan­no le co­se dav­ve­ro? «Non è a at­to co­sì. E non sto par­lan­do di Emis Kil­la con gli al­tri giu­di­ci di The Voi­ce

of Ita­ly: Raf­fael­la Car­rà, 72 an­ni, tor­na­ta do­po l’as­sen­za del­lo scor­so an­no, e le new en­try Dol­ce­ne­ra, 38,

e Max Pez­za­li, 48. Fa­bri Fi­bra che in una can­zo­ne di­ce­va “fuck Fe­dez”. Vac­ca e Ino­ki han­no fat­to a bot­te in Ba­ro­na ( quar­tie­re pe­ri­fe­ri­co di Mi­la­no, ndr) e so­no no­ti gli in­sul­ti pe­san­ti tra Vac­ca e Fi­bra. Og­gi, è ve­ro, all’ap­pa­ren­za si sti­ma­no tut­ti, ma sen­to gen­te – an­che del­la stes­sa crew – che si in­fa­ma e poi col­la­bo­ra». Si so­no vi­sti an­che duet­ti tra rap­per e can­tan­ti mol­to pop. «Quel­li li ca­pi­sco di più. An­ch’io ho col­la­bo­ra­to per ni com­mer­cia­li, ma sem­pre con chi ri­spet­to. Ora mi pia­ce­reb­be ci­men­tar­mi con qual­cu­no all’estero». Que­sto, pe­rò, sem­bra il mo­men­to dei rap­per par­te­no­pei, Cle­men­ti­no e Roc­co Hunt era­no a San­re­mo. Lei ci an­dreb­be al Fe­sti­val? « Non cre­do. Que­st’an­no in ga­ra c’era­no tan­ti ami­ci, can­tan­ti an­che a ni al mio mon­do, e poi ha vin­to l’uni­co grup­po che non co­no­sce­vo. San­re­mo è un cam­pio­na­to che non pos­so gio­ca­re. Nel 2001 la Car­rà in­vi­tò Emi­nem all’Ari­ston e non fu ca­pi­to. È ve­ro, era­no 15 an­ni fa, ma i tem­pi non so­no cam­bia­ti, al­tri­men­ti avreb­be vin­to Roc­co Hunt. Mi ave­va­no chie­sto di duet­ta­re con Pat­ty Pra­vo, ma per coe­ren­za so­no ri­ma­sto a ca­sa e sul pal­co ci è an­da­to Fred De Pal­ma». A Cle­men­ti­no han­no det­to che si aspet­ta­va­no fos­se più cat­ti­vo, in­ve­ce ha fat­to 18 an­ni di vil­lag­gi tu­ri­sti­ci. An­che lei ha qual­co­sa di po­co rap nel cur­ri­cu­lum? «È du­ra di­re che co­sa non è hip hop. No­to­rious B.I.G. era un mam­mo­ne, Tu­pac fa­ce­va dan­za clas­si­ca ed è ri­cor­da­to co­me l’ico­na as­so­lu­ta del rap. Tra l’al­tro, an­da­va in gi­ro con le col­la­ne d’oro e non era pro­prio ca­ri­no con le don­ne. Esat­ta­men­te le co­se per cui ci cri­ti­ca­no in Ita­lia». Mu­si­ca in te­le­vi­sio­ne è ugua­le so­lo a ta­lent? «Nel pez­zo Fa­mi­lia di­ce­vo: “Non ho pre­so scor­cia­to­ie, io ai ta­lent ci va­do da ospi­te”. In­ten­de­vo che non ci va­do da con­cor­ren­te. Da giu­di­ce è un’al­tra co­sa». Ma ma­ga­ri le fa­rà pia­ce­re se un suo con­cor­ren­te avrà suc­ces­so. «Cer­to, non ho nul­la con­tro chi ci va da con­cor­ren­te, so­lo che io non l’avrei fat­to, ven­go da una lun­ga ga­vet­ta. In­som­ma, che non mi si con­fon­da con Mo­re­no di Ami­ci: an­che se gli vo­glio be­ne ed è un fe­no­me­no del free­sty­le, non sia­mo la stes­sa co­sa». Chi sti­ma tra co­lo­ro che han­no fat­to ta­lent? «In­ten­de giu­di­ce o con­cor­ren­te? Il giu­di­ce ci va a fa­re il go, a di­mo­stra­re che ce l’ha fat­ta. I con­cor­ren­ti so­no il nuo­vo. Mar­co Men­go­ni è un ta­len­to, Em­ma e Ales­san­dra Amo­ro­so riem­pio­no il Fo­rum di As­sa­go e for­se ci sa­reb­be­ro ar­ri­va­te co­mun­que. In­ve­ce Chia­ra Ga­liaz­zo che ne ha fat­to? Michele Bra­vi mi pia­ce­va, ma dov’è? For­se so­no bra­vi, ma non ab­ba­stan­za per ge­sti­re l’on­da del suc­ces­so po­st ta­lent». The Voi­ce, pe­rò, non ha an­co­ra sfor­na­to ta­len­ti che ven­do­no di­schi. «Spe­ria­mo in que­st’an­no, ma non è col­pa del pro­gram­ma o del­le ca­se di­sco­gra che. Se sei bra­vo, ti pi­gli con i den­ti quel­lo che non rag­giun­gi con le ma­ni». Ogni tan­to rie­sce a ri­las­sar­si? «Di­se­gno, scri­vo, ela­bo­ro le mo­to, suo­no il pia­no, fac­cio la bo­xe. E leg­go li­bri sul­la con­sa­pe­vo­lez­za: so ro di an­sia da an­ni, ogni tan­to sen­to il bi­so­gno di an­da­re ol­tre il mon­do ma­te­ria­le, com­pre­so il mio cor­po».

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