Fi­glia, non par­la­re mai per pri­ma

Vanity Fair (Italy) - - Week - di ROS SA­NA CAM­PI­SI

L’amo­re a di­stan­za può es­se­re lun­go 1.936 email e può ave­re un pa­dre per mit­ten­te e una glia per de­sti­na­ta­ria. Lei è Erin Lee Carr, 27 an­ni, re­gi­sta e pro­dut­tri­ce di do­cu­men­ta­ri co­me Thought Cri­mes pre­sen­ta­to al Tri­be­ca Film Fe­sti­val. Lui è Da­vid Carr, scrit­to­re, gior­na­li­sta del New York Ti­mes, un pa­dre fin trop­po en­tu­sia­sta dell’adul­ta che sta­va di­ven­tan­do Erin ( in al­to, con il pa­dre e la so­rel­la ge­mel­la Mea­gan, nel 1991) per rim­pian­ge­re gli an­ni del­la sua in­fan­zia. Da­vid sfrut­ta tut­to il suo tem­po (era ma­la­to ed Erin non lo sa­pe­va an­co­ra) per star­le die­tro con lettere in­so­li­te e tut­te scrit­te tra il 2008 e il 2015: par­la di la­vo­ro ma an­che di edu­ca­zio­ne, scel­te e lon­ta­nan­za. La gran par­te so­no bre­vis­si­me (an­che di una so­la fra­se), sem­bra­no le­zio­ni di vi­ta. Ora Erin ha sve­la­to da po­co il suo car­teg­gio se­gre­to: suo pa­dre è mor­to un an­no fa, e que­sta è più che un’ere­di­tà. Ec­co al­cu­ne per­le di sag­gez­za e di te­ne­rez­za. «Non man­gia­re gli hot dog per stra­da». «Non es­se­re mai la pri­ma a par­la­re in una stan­za ma se do­ves­si es­ser­lo per ca­so, cer­ca di di­re qual­co­sa di im­por­tan­te». «Per fa­vo­re, sap­pi che io so­no con te». «Io so­no or­go­glio­so del­le tue am­bi­zio­ni che ti por­te­ran­no in gi­ro per il mon­do, ma da og­gi in poi non vo­glio sa­pe­re so­lo le co­se che ti van­no be­ne, vo­glio sa­pe­re tut­to. Ci ter­ran­no lon­ta­ni so­lo un vo­lo bre­ve, una chia­ma­ta ve­lo­ce, una chat a vi­deo, fu­si ora­ri per­met­ten­do». «Mi do del­la tua buo­na vo­lon­tà e del­le tue gran­di ca­pa­ci­tà».

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