IO NON LO ODIO.

«LA GEN­TE NON DE­VE ODIARLO AL PO­STO MIO. NON È CHE DOB­BIA­MO MASSACRARLO. SO BA­DA­RE A ME STES­SA»

Vanity Fair (Italy) - - Copertina -

lei e Vio­let so­no di­ven­ta­te tem­po­ra­nea­men­te com­pa­gne di stan­za. «So­no fe­li­ce che lei ci sia, e lei è fe­li­ce che ci sia io». Nel no­stro mon­do, do­ve un’im­ma­gi­ne va­le più di mil­le pa­ro­le, mi­lio­ni di per­so­ne si so­no abi­tua­te a ve­de­re fo­to di Ben, Jen­ni­fer e i lo­ro bam­bi­ni tan­to che a un cer­to pun­to ci è sem­bra­to di con­di­vi­de­re la lo­ro vi­ta quo­ti­dia­na: il caf­fè, un sal­to al mer­ca­to, la pa­le­stra, i bam­bi­ni da ac­com­pa­gna­re a scuo­la. Due star del ci­ne­ma e la lo­ro fa­mi­glia per­fet­ta: un mix ir­re­si­sti­bi­le per le te­sta­te scan­da­li­sti­che, e al tem­po stes­so un idea­le cui aspi­ra­re. In fin dei con­ti, rap­pre­sen­ta­va­no la ver­sio­ne pa­ti­na­ta di una nor­ma­li­tà cui era qua­si dif­fi­ci­le cre­de­re. «Era un ma­tri­mo­nio ve­ro. Non una mes­sin­sce­na per i fo­to­gra­fi. E per me era im­por­tan­tis­si­mo far­lo fun­zio­na­re. Ma non è an­da­ta co­sì». Tan­to più che «l’af­fai­re nanny», co­me lo han­no ri­bat­tez­za­to le pa­gi­ne di gos­sip, è sta­to un fi­na­le de­gno del peg­gio­re de­gli ste­reo­ti­pi. «Ma la pri­ma vol­ta che ho sen­ti­to no­mi­na­re la ta­ta, era­va­mo se­pa­ra­ti già da me­si. Nel­la de­ci­sio­ne di di­vor­zia­re lei non ha avu­to al­cun pe­so. Non era fra i fat­to­ri in gio­co. Ha sba­glia­to? Cer­to. Per i bam­bi­ni non è bel­lo che lei spa­ri­sca dal­la lo­ro vi­ta. E io ho do­vu­to spie­gar lo­ro il si­gni­fi­ca­to del­la pa­ro­la “scan­da­lo”». sta­to nel pie­no di que­sto pe­rio­do dif­fi­ci­le che, l’esta­te scor­sa, l’at­tri­ce ha gi­ra­to Mi­ra­cles from Hea­ven, di­ret­to dal­la po­co no­ta Pa­tri­cia Rig­gen. For­se non è un ca­so che, nel­la sua pri­ma par­te da pro­ta­go­ni­sta do­po an­ni, of­fra una del­le pro­ve più toc­can­ti. Nel film, trat­to dall’omo­ni­mo bestsel­ler, in­ter­pre­ta un per­so­nag­gio rea­le: Ch­ri­sty Beam, una ma­dre del Te­xas la cui fi­glia pic­co­la (Ky­lie Ro­gers), af­fet­ta da una gra­ve ma­lat­tia, gua­ri­sce mi­ra­co­lo­sa­men­te do­po aver ri­schia­to di mo­ri­re ca­den­do da un al­be­ro. Pen­sa­te a un Vo­glia di te­ne­rez­za mol­to in­tri­so di spi­ri­tua­li­tà. «Quel li­bro mi ha te­nu­to sve­glia la not­te», ri­cor­da Jen­ni­fer. «È co­sì av­vin­cen­te, rea­le. Il do­lo­re di lei, il do­lo­re del­la fi­glia, le con­se­guen­ze per la fa­mi­glia. Ch­ri­sty era dav­ve­ro de­ter­mi­na­ta. Non ha cer­ca­to di dis­si­mu­la­re i pro­ble­mi del­la bam­bi­na. Le è sta­ta ac­can­to, l’ha aiu­ta­ta a ca­pi­re che ave­va la for­za ne­ces­sa­ria per su­pe­rar­li, e io ho sen­ti­to il bi­so­gno di met­ter­mi nei suoi pan­ni. Sul set non mi è mai ca­pi­ta­to di pen­sa­re al­la mia vi­ta, se non a quant’è for­tu­na­ta. Uno dei re­ga­li più gran­di che mi ha fat­to que­sto film è met­te­re tut­to nel­la giu­sta pro­spet­ti­va». Mi­ra­cles from Hea­ven, usci­to nel­le sa­le ame­ri­ca­ne pri­ma di Pa­squa, la ri­por­te­rà an­che per la pri­ma vol­ta all’at­ten­zio­ne del pub­bli­co do­po l’an­nun­cio del di­vor­zio. «Un gior­no guar­da­vo la Cnn», rac­con­ta, «e par­la­va­no di noi. Ho spen­to la Tv. L’esta­te scor­sa ho giu­ra­to a me stes­sa di stac­ca­re da tut­to. Per cui non so as­so­lu­ta­men­te nien­te». Nell’epo­ca in cui la pre­sen­za dei me­dia è co­stan­te, per sot­trar­si dav­ve­ro ci vuo­le una di­sci­pli­na fer­rea. Al­cu­ni pos­so­no in­ter­pre­tar­la co­me in­dif­fe­ren­za. «Ben di­ce: “È che a te non te ne im­por­ta nien­te”, e io gli ri­spon­do: “No, è l’esat­to con­tra­rio”. Mi fa sta­re trop­po ma­le, pro­prio per­ché me ne im­por­ta mol­tis­si­mo». L’at­tri­ce ha quin­di scel­to di «fre­gar­se­ne» di quel che il mon­do pen­sa del suo di­vor­zio. «Non pos­so far­mi gui­da­re dal­le opi­nio­ni al­trui. Il mio mo­to­re non può es­se­re la rab­bia o il do­lo­re. De­vo agi­re man­te­nen­do sem­pre ben chia­ro il qua­dro di in­sie­me, e in quel­lo i bam­bi­ni ven­go­no pri­ma di tut­to». a Gar­ner ha con­qui­sta­to i cuo­ri de­gli ame­ri­ca­ni quat­tor­di­ci an­ni fa, co­me pro­ta­go­ni­sta di Alias, po­po­la­re se­rie del­la Abc idea­ta da J.J. Abrams, do­ve in­ter­pre­ta­va Syd­ney Bri­stow, stu­den­tes­sa di gior­no e spia di not­te: un’eroi­na se­xy e to­sta co­me non se ne ve­de­va­no dal­la Won­der Wo­man de­gli an­ni Set­tan­ta. «Non ri­cor­do di es­ser­mi mai di­ver­ti­to tan­to a la­vo­ra­re con qual­cu­no co­me con lei», ri­flet­te Abrams. «È in­tel­li­gen­te e spi­ri­to­sa, con lei vuoi di­ven­ta­re più in­tel­li­gen­te e più spi­ri­to­so an­che tu, e puoi star cer­to che se le dai il mas­si­mo, lei lo pren­de e rie­sce an­co­ra a mi­glio­rar­lo. Nes­su­no è per­fet­to, è ve­ro. Ma nes­su­no è Jen Gar­ner». Abrams non na­scon­de il suo de­si­de­rio di tor­na­re a la­vo­ra­re con lei. «Sa­reb­be un so­gno, e ne stia­mo par­lan­do. Jen­ni­fer è al pun­to in cui da­van­ti a sé ha i ruo­li più in­te­res­san­ti, com­ples­si e gra­ti­fi­can­ti che un at­to­re pos­sa ri­ce­ve­re». È sta­to du­ran­te Alias – du­ra­to cin­que sta­gio­ni e con­clu­so­si nel 2006 – che l’at­tri­ce ha co­no­sciu­to un ve­te­ra­no del­la re­ci­ta­zio­ne co­me Vic­tor Gar­ber. In­ter­pre­ta­va suo pa­dre, e so­no di­ven­ta­ti mol­to ami­ci, tan­to che lui è an­che il pa­dri­no di Vio­let. «Fin dal pri­mo istan­te», di­ce l’at­to­re, «fra di noi è scat­ta­ta un’in­te­sa, un le­ga­me in­spie­ga­bi­le, la cer­tez­za che ci ca­pi­va­mo al­la per­fe­zio­ne. Jen­ni­fer è una del­le per­so­ne più im­por­tan­ti del­la mia vi­ta». Il sen­ti­men­to è re­ci­pro­co: è sta­to pro­prio Gar­ber a of­fi­cia­re nel 2005 il ma­tri­mo­nio di Gar­ner e Af­fleck, in fu­ga a Turks e Cai­cos, e al­la ce­ri­mo­nia era­no pre­sen­ti sol­tan­to lui con il suo com­pa­gno Rai­ner. «È sta­ta una del­le espe­rien­ze più bel­le del­la no­stra vi­ta», ri­cor­da Vic­tor. «No­no­stan­te la dif­fi­col­tà del mo­men­to, no­no­stan­te la tri­stez­za, so­no con­vin­to che il lo­ro sia un amo­re gran­de, che re­ste­rà per sem­pre». en­ni­fer la pen­sa al­lo stes­so mo­do: «Non ho spo­sa­to la me­ga­star del ci­ne­ma. Ho spo­sa­to lui. E tor­nan­do in­die­tro lo ri­fa­rei. Gli so­no cor­sa in­con­tro sul­la spiag­gia, e lo ri­fa­rei. Al­tri­men­ti non ci sa­reb­be­ro que­sti tre bam­bi­ni, e tut­to quel­lo che ab­bia­mo con­di­vi­so. L’amo­re del­la mia vi­ta è lui. Che ci pos­so fa­re? In qual­sia­si si­tua­zio­ne, Ben è sem­pre la per­so­na più bril­lan­te, la più ca­ri­sma­ti­ca, la più ge­ne­ro­sa. So­lo che è un ra­gaz­zo com­pli­ca­to. Io di­co sem­pre che, quan­do il suo so­le bat­te su di te, lo sen­ti ec­co­me. Ma quan­do quel so­le bat­te al­tro­ve fa un fred­do ca­ne. E Ben sa

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.