UN EF­FET­TO STRA­NO,

«QUAN­DO DA ME­SI NES­SU­NO TI BA­CIA PIÙ, FAR­LO SUL SET DÀ E TI TRO­VI A PEN­SA­RE: MI CI VOR­REB­BE UN PO’ DI AL­COL»

Vanity Fair (Italy) - - Copertina -

pro­iet­ta­re un’om­bra no­te­vo­le». Ma è sem­pre il tem­po a san­ci­re la ve­ri­tà, e a sen­ti­re Gar­ber da quell’om­bra la sua ami­ca è usci­ta, e sta ri­tro­van­do la lu­ce. Non so­lo co­me don­na, an­che co­me artista. «Sta di­ven­tan­do la per­so­na che ho sem­pre vi­sto in lei, ma che lei non riu­sci­va a ve­de­re», di­ce. «La sua for­za, il suo co­rag­gio. Pen­so che ab­bia fat­to il sal­to. Se pri­ma era quel­la che vo­le­va pren­der­si cu­ra di tut­ti, ades­so si di­ce: per far­lo, pri­ma de­vo pren­der­mi cu­ra di me stes­sa». at­tri­ce ha ap­pe­na fi­ni­to di gi­ra­re Wa­ke­field, scrit­to e di­ret­to da Ro­bin Swi­cord e trat­to dal­la ri­vi­si­ta­zio­ne, a ope­ra di E.L. Doc­to­row, di un rac­con­to di Na­tha­niel Hawthorne. Usci­rà ver­so la fi­ne dell’an­no, ed è un film dram­ma­ti­co in cui in­ter­pre­ta la mo­glie di un uo­mo (Bryan Cran­ston) che si­mu­la la pro­pria mor­te per po­ter­la spia­re dal­la sof­fit­ta. È pre­sto per dir­lo, ma po­treb­be ri­ve­lar­si una del­le sue par­ti più in­te­res­san­ti da quan­do Ja­son Reit­man la scel­se per Ju­no (2007), che ha in­cas­sa­to 143 mi­lio­ni di dol­la­ri con­tro 7,5 spe­si e con­cor­so agli Oscar. A sen­ti­re Reit­man, se Jen­ni­fer Gar­ner non aves­se pre­sta­to il suo star po­wer al­la pro­du­zio­ne, quel film non si sa­reb­be mai fat­to: «Ha in­ve­sti­to il suo ta­len­to con una ge­ne­ro­si­tà straor­di­na­ria, e an­che la sua pro­fes­sio­na­li­tà. Da lei mi so­no dav­ve­ro sen­ti­to pro­tet­to». In Wa­ke­field c’è an­che una sce­na d’amo­re. «Quan­do nes­su­no ti ba­cia da più di ot­to me­si», di­ce lei, «fa un ef­fet­to stra­no. Ma è co­mun­que il mio la­vo­ro. So­no le no­ve del mat­ti­no e ti ri­tro­vi a pen­sa­re: mi ci vor­reb­be un po’ d’al­col. Poi, do­po un pa­io di ciak, quan­do tut­ti ti han­no vi­sto le tet­te e le ma­ni­glie dell’amo­re, pen­si so­lo che vor­re­sti pren­de­re quel­li del­la trou­pe a uno a uno e im­plo­rar­li di ave­re pie­tà». Nel frat­tem­po, rie­sce a ge­sti­re una red­di­ti­zia car­rie­ra pub­bli­ci­ta­ria: at­tual­men­te è il vol­to di Ca­pi­tal One e Neu­tro­ge­na. Se­con­do i son­dag­gi Niel­sen, è a tut­ti gli ef­fet­ti la te­sti­mo­nial fem­mi­ni­le nu­me­ro uno, en­ne­si­ma pro­va del­la sua ca­pa­ci­tà di tra­smet­te­re un’im­ma­gi­ne au­ten­ti­ca e ge­nui­na, un’im­pres­sio­ne di ac­ces­si­bi­li­tà che le re­cen­ti vi­cen­de per­so­na­li non han­no in­tac­ca­to. Ma tran­quil­li: sa mor­de­re an­che lei. Ste­ve Ca­rell, che ha la­vo­ra­to con Jen­ni­fer nel film del 2014 Una fan­ta­sti­ca e in­cre­di­bi­le gior­na­ta da di­men­ti­ca­re, la pa­ra­go­na a Ju­lie An­drews. «Di per­so­na è an­che me­glio di co­me te la im­ma­gi­ni. Che ab­bia un ta­len­to enor­me e sia una per­so­na gen­ti­le e ca­lo­ro­sa lo san­no tut­ti, ma ol­tre a quel­lo ha un sen­so dell’umo­ri­smo ta­glien­te, co­me quel­lo di Ju­lie. Se vuo­le, può ave­re un’iro­nia cau­sti­ca e sot­ti­le. Non è tut­ta gat­ti­ni e fio­rel­li­ni. È una don­na pro­fon­da, pie­na di so­stan­za». È evi­den­te che per lei la fa­mi­glia è sem­pre sta­ta la co­sa più im­por­tan­te. Le vie­ne dal­la sua in­fan­zia in We­st Vir­gi­nia, se­con­da fi­glia di una fa­mi­glia del ce­to me­dio, mam­ma pro­fes­so­res­sa d’in­gle­se e pa­pà in­ge­gne­re chi­mi­co. «In ca­sa no­stra la va­ni­tà non era ap­prez­za­ta», di­ce. «Non era pro­prio in ci­ma al­la li­sta». La star di ca­sa, rac­con­ta, era la so­rel­la mag­gio­re Me­lis­sa. «Lei è per­fet­ta. Ogni an­no vin­ce­va il tor­neo sta­ta­le di ma­te­ma­ti­ca bat­ten­do il fi­glio del go­ver­na­to­re Jay Roc­ke­fel­ler. Si è di­plo­ma­ta con il mas­si­mo dei vo­ti, era la ca­po ma­jo­ret­te, ed era pu­re la più bel­la del mon­do. La mia fac­cia ci ha mes­so un po’ a tro­va­re la sua for­ma». ei, in­ve­ce, ha sco­per­to quan­to le pia­ce­va esi­bir­si da bam­bi­na, gra­zie al­la dan­za: «Bal­la­vo an­che sei ore al gior­no. La cro­ce del­la mia vi­ta è che ai miei fi­gli il bal­let­to non in­te­res­sa per nien­te. Se­con­do me, han­no fiu­ta­to l’ansia che ave­vo di far lo­ro lo chi­gnon». Jen­ni­fer ha stu­dia­to ar­te dram­ma­ti­ca al­la De­ni­son Uni­ver­si­ty, e do­po il di­plo­ma ha pre­so par­te a di­ver­se pro­du­zio­ni tea­tra­li esti­ve. La sua pri­ma ve­ra oc­ca­sio­ne è ar­ri­va­ta con il per­so­nag­gio dell’im­pac­cia­ta Han­nah Bibb in tre epi­so­di del­la pri­ma se­rie te­le­vi­si­va di Abrams, Fe­li­ci­ty, nel 1998. Mat­thew McCo­nau­ghey, che ha re­ci­ta­to con lei nel film del 2013 Dal­las Buyers Club, di­ce che «Jen­ni­fer do­na sem­pre sem­pli­ci­tà e uma­ni­tà ai suoi per­so­nag­gi». È una co­sa che va al di là del­lo scher­mo. Quel­lo che mol­ti non co­no­sco­no è il gran­de la­vo­ro che svol­ge co­me mem­bro del con­si­glio di­ret­ti­vo di Sa­ve the Chil­dren, ol­tre al suo im­pe­gno per far ap­pro­va­re in Ca­li­for­nia una leg­ge che im­pe­di­sca ai pa­pa­raz­zi di mo­le­sta­re i bam­bi­ni. Ka­tie McG­ra­th, che fa par­te del Chil­dren’s De­fen­se Fund ed è spo­sa­ta con J. J. Abrams, co­no­sce la Gar­ner da qua­si vent’an­ni, dai tem­pi di Fe­li­ci­ty: «Di­rei che è un per­so­nag­gio dav­ve­ro in­so­li­to per Hol­ly­wood, per­ché ha l’al­trui­smo nel Dna. Non lo fa per far­si fo­to­gra­fa­re. Met­te in pra­ti­ca i suoi va­lo­ri. È una sor­ta di an­ti- di­va, e in que­sto ambiente non se ne ve­do­no mol­te». An­che Mark K. Sh­ri­ver, pre­si­den­te del Sa­ve the Chil­dren Ac­tion Net­work, con­fer­ma che l’im­pe­gno dell’at­tri­ce è to­ta­le. «È in­stan­ca­bi­le, vuo­le sem­pre ve­de­re le co­se di per­so­na, in­con­tra­re i bam­bi­ni e le fa­mi­glie, sco­pri­re co­sa suc­ce­de nel mon­do», spie­ga. «Sa par­la­re al se­na­to­re del­la Vir­gi­nia co­me al­la don­na che vi­ve in una ca­sa mo­bi­le, nel­la po­ver­tà più as­so­lu­ta. Per la gen­te è fa­ci­le rap­por­tar­si con lei, aver­ci a che fa­re. Il suo è un do­no». e chie­do se spo­san­do Af­fleck sa­pe­va a co­sa an­da­va in­con­tro. Quan­do si so­no mes­si in­sie­me, lui ave­va una cer­ta fa­ma di ra­gaz­zac­cio, e il mon­do del ci­ne­ma l’ave­va mes­so in ca­sti­go do­po una se­rie di film de­lu­den­ti ( Trap­po­la cri­mi­na­le, Jer­sey Girl, Na­ta­le in af­fit­to), men­tre

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.