Que­sta ca­sa (non) è una co­mu­ne

Ar­ri­va un film sull’espe­ri­men­to di una fa­mi­glia ne­gli an­ni ’70 e del suo fal­li­men­to. Una sto­ria che il re­gi­sta ha vis­su­to da ra­gaz­zi­no, «in quel pe­rio­do pie­no di bir­re e ce­ne di grup­po ca­ta­stro­fi­che»

Vanity Fair (Italy) - - Carpediem - Di EN­RI­CA BRO­CAR­DO

i so­no fal­li­men­ti po­ten­zial­men­te ca­ta­stro­fi­ci che val­go­no la pe­na di es­se­re vis­su­ti. Me­glio an­co­ra se puoi far­lo in­di­ret­ta­men­te. Per esem­pio guar­dan­do un film co­me La co­mu­ne. La sto­ria, am­bien­ta­ta nel 1975 a Co­pe­n­ha­gen, è quel­la dei co­niu­gi Erik e An­na (ri­spet­ti­va­men­te in­ter­pre­ta­ti da Ul­ri­ch Thom­sen e Tri­ne Dy­rholm) e del­la lo­ro fi­glia ado­le­scen­te Fre­ja. Lui è un do­cen­te uni­ver­si­ta­rio, lei una gior­na­li­sta te­le­vi­si­va e si ri­tro­va­no a ere­di­ta­re una ca­sa enor­me e me­ra­vi­glio­sa che non pos­so­no per­met­ter­si. De­ci­do­no co­sì di pro­va­re a con­di­vi­der­la con un grup­po di al­tre per­so­ne, un mo­do, an­che, per rea­liz­za­re gli idea­li co­mu­ni­ta­ri di quel pe­rio­do. Pec­ca­to che l’espe­ri­men­to so­cio­lo­gi­co an­drà a gam­be all’aria nel mo­men­to in cui la lo­ro re­la­zio­ne si sgre­to­la. Che i rap­por­ti fa­mi­lia­ri sve­li­no il lo­ro la­to peg­gio­re non stu­pi­sce, vi­sto che il re­gi­sta del film è il da­ne­se Tho­mas Vin­ter­berg, ar­ri­va­to al suc­ces­so gra­zie a Fe­sten – Fe­sta in fa­mi­glia (pre­mio del­la giu­ria a Can­nes nel 1998), sto­ria di una fe­sta di com­plean­no che

Cdi­ven­ta­va l’oc­ca­sio­ne per de­nun­cia­re gli abu­si ses­sua­li di un pa­dre nei con­fron­ti dei fi­gli con il si­len­zio com­pli­ce del­la ma­dre. In con­fron­to, La co­mu­ne è qua­si una com­me­dia. For­se per­ché na­sce dai suoi ri­cor­di d’in­fan­zia. Vin­ter­berg ha rac­con­ta­to di es­se­re cre­sciu­to in un ambiente si­mi­le dai 7 ai 19 an­ni, e ha de­scrit­to l’espe­rien­za co­me tra­gi­co­mi­ca, «un pe­rio­do fol­le e fan­ta­sti­co, pie­no di gen­te nu­da, bir­re e di­scus­sio­ni ac­ca­de­mi­che, con mol­te ce­ne di grup­po fi­ni­te in ca­ta­stro­fe». «La pri­ma vol­ta che ho vi­sto il film nel­la ver­sio­ne de­fi­ni­ti­va, so­no usci­to dal­la sala con un sor­ri­so stam­pa­to in fac­cia», con­fer­ma Fa­res Fa­res, l’at­to­re che in­ter­pre­ta uno dei «coin­qui­li­ni» più mi­ste­rio­si. Do­po il suo de­but­to, nel 2000, in Jal­la! Jal­la!, 5 an­ni fa, Fa­res è riu­sci­to a di­ven­ta­re un no­me an­che a Hol­ly­wood. Lo si è vi­sto in Ze­ro Dark Thir­ty del­la re­gi­sta Ka­th­ryn Bi­ge­low (5 can­di­da­tu­re agli Oscar del 2013) e, l’an­no scor­so, in Child 44 - Il bam­bi­no nu­me­ro 44, con Tom Har­dy (il «ba­star­do» di Re­ve­nant - Re­di­vi­vo, e l’in­ter­pre­te dei ge­mel­li cri­mi­na­li Kray in Le­gend). Gli chie­do se sia­no ri­ma­sti in con­tat­to. «Non lo sen­to da un po’. Suc­ce­de sem­pre: ognu­no ha i pro­pri pro­get­ti e ci si per­de di vi­sta. Ma se fos­se qui, fi­ni­rem­mo per far­ci una bir­ra. An­zi, no, per­ché lui non be­ve al­co­li­ci». Cre­sciu­to in Sve­zia, do­po aver la­scia­to Bei­rut con la fa­mi­glia per sfug­gi­re al­la guer­ra ci­vi­le, Fa­res ha spe­ri­men­ta­to da vi­ci­no il fal­li­men­to glo­ba­le de­gli idea­li di amo­re e pa­ce che La co­mu­ne met­te in sce­na su sca­la fa­mi­lia­re. «Que­sto film ar­ri­va al mo­men­to giu­sto. One­sta­men­te so­no con­vin­to che al­cu­ne uto­pie di que­gli an­ni, co­me la pos­si­bi­li­tà del­la cop­pia aper­ta, fos­se­ro ir­rea­liz­za­bi­li. Pe­rò è bel­lo che qual­cu­no ci ab­bia pro­va­to».

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.