Mi di­chia­ro at­ti­vi­sta «pop»

Vanity Fair (Italy) - - Parole Famose Beauty - Di IRENE SOAVE

A so­li l7 an­ni, Amand­la Sten­berg fa l’at­tri­ce, di­fen­de le mi­no­ran­ze e fug­ge i ca­no­ni di bel­lez­za. Per­ché sono i di­fet­ti (e le ami­che) a ren­de­re uni­ci Dai tem­pi di Hun­ger Ga­mes, il film che nel 2012 l’ha lan­cia­ta a so­li 13 an­ni con il per­so­nag­gio di Rue, Amand­la Sten­berg si è fat­ta ri­cor­da­re per la ric­cis­si­ma chio­ma ar­gen­to. Og­gi di an­ni ne ha 17, e di gri­gio ha so­lo una cioc­ca di­sper­sa in una mas­sa di ric­ci ne­ri, «ce l’ho dal­la na­sci­ta, è il mio se­gno di­stin­ti­vo». In­sie­me ad al­tre tre spe­cia­li mil­len­nial, cioè la rap­per Gri­mes, Lo­la Cic­co­ne Leon (Lour­des, la fi­glia di Ma­don­na) e Ke­nya, fi­glia di Na­stas­sja Kin­ski e Quin­cy Jo­nes, sfrec­cia nel de­ser­to su una de­cap­pot­ta­bi­le sti­le Thel­ma e Loui­se, men­tre le ami­che dan­za­no, si stro­pic­cia­no i ve­sti­ti e ri­do­no per niente co­me tut­te le ado­le­scen­ti del mon­do. È il vi­deo del­la cam­pa­gna di Pop, la nuo­va fra­gran­za di Stel­la McCart­ney. «Rac­con­ta mol­to di una ge­ne­ra­zio­ne, quel­la del­le nuo­ve ven­ten­ni: pri­ma di tut­to, l’im­por­tan­za che dia­mo all’ami­ci­zia», esor­di­sce Amand­la. «Gli amici, ma so­prat­tut­to le ami­che, ti dan­no un’iden­ti­tà. Ti ispi­ra­no, so­sten­go­no, ren­do­no mi­glio­re. Ti aiu­ta­no a di­ven­ta­re quel che ve­ra­men­te sei. Nel mio ca­so, sono lo­ro le pri­me ispi­ra­tri­ci del mio at­ti­vi­smo». At­ti­vi­sta, Amand­la lo è su mol­ti fron­ti: i suoi ac­count so­cial (su tut­ti il suo In­sta­gram, @amand­la­sten­berg, do­ve ha 700 mi­la fol­lo­wer) tra­boc­ca­no di buo­ne cau­se, dal­la pa­ri­tà di ge­ne­re ai di­rit­ti ci­vi­li. «Sono una gio­va­ne don­na, ma sono an­che di co­lo­re e bi­ses­sua­le. Non po­trei di­fen­de­re que­ste tre iden­ti­tà “mi­no­ri­ta­rie” sen­za bat­ter­mi an­che per le al­tre». Mol­te gio­va­ni star si di­chia­ra­no fem­mi­ni­ste: è una mo­da? «Grazie ai so­cial, l’at­ti­vi­smo è pop. Qual­cu­no di­ce che è un ma­le, ma vo­glia­mo coin­vol­ge­re so­lo quel­li che leg­go­no i li­bri giu­sti e ve­do­no i film giu­sti? Tut­ti pos­so­no con­tri­bui­re al­la bat­ta­glia». E lei co­me com­bat­te per quel­lo in cui cre­de? «Già di­chia­rar­mi per quel­lo che sono, ov­ve­ro un’in­ter­se­zio­ne di mi­no­ran­ze, è una for­ma di at­ti­vi­smo. Poi, pen­so che an­che sul­la bel­lez­za non main­stream ci sia mol­to la­vo­ro da fa­re. Pen­so ai miei ca­pel­li ar­gen­to, che sono un se­gno di­stin­ti­vo». Che co­sa di­reb­be a una ra­gaz­za del­la sua età che non si pia­ce? «Quel­lo che mia mamma e le mie ami­che han­no sem­pre det­to a me: ognu­no ha un suo cor­po, una sua uni­ci­tà, ed è scioc­co lot­tar­ci con­tro se sei fat­to co­sì. Cer­to bi­so­gna ri­ma­ne­re sa­ni e in for­ma, ma non in guer­ra con se stes­si». Che co­sa fa per la sua im­ma­gi­ne? «Fac­cio yo­ga, cer­co di be­re tan­to e man­gia­re po­che schi­fez­ze. Cre­do nel po­te­re del­le pic­co­le co­se». Una pic­co­la co­sa che la ren­de felice? «Pen­sa­re a chi sono di­ven­ta­ta, al fat­to che fac­cio l’at­tri­ce e che a set­tem­bre an­drò a New York a stu­dia­re re­gia». Non è tan­to pic­co­la. «Al­lo­ra di­cia­mo che sono felice quan­do re­spi­ro. E mi con­cen­tro. Ten­go i pie­di a ter­ra, an­nu­so i pro­fu­mi, vi­vo il pre­sen­te. E mi sen­to for­tu­na­ta».

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