ERA DI­VOR­ZIO

Vanity Fair (Italy) - - Postino -

par­te dall’in­te­sa ses­sua­le e che, an­che se ma­ga­ri si riac­cen­de so­lo sal­tua­ria­men­te, ri­ma­ne la ra­gio­ne pro­fon­da per cui due per­so­ne de­ci­do­no di con­di­vi­de­re la vita e gli spa­zi fi­si­ci e men­ta­li. Nel tuo ca­so mi pa­re che que­sto le­ga­me si sia sfi­bra­to, dan­do li­be­ro sfo­go al­la rea­zio­ne di tuo ma­ri­to. Tu lo con­si­de­ri un egoi­sta e dal tuo an­go­lo di os­ser­va­zio­ne ap­pa­re cer­ta­men­te co­sì. Ma se lo guar­di dal suo, po­treb­be sem­pli­ce­men­te es­se­re un uo­mo che non è più in gra­do di dar­ti il me­glio di se stes­so per­ché non è più felice di sta­re con te. Sem­mai tro­vo un po’ vi­le che ab­bia at­te­so che fos­si tu a par­lar­glie­ne. Non è det­to che die­tro la sua de­ci­sio­ne di rom­pe­re ci sia un’al­tra don­na. Ma­ga­ri c’è o c’è sta­ta, ma­ga­ri no. Non è que­sto, il pun­to. Il pun­to è che lui ha vo­glia di ri­co­min­cia­re a vi­ve­re sen­za di te. Se pro­prio tu vo­les­si cer­ca­re non del­le col­pe (che non esi­sto­no) ma del­le re­spon­sa­bi­li­tà, do­vre­sti con­cen­trar­ti sul­la man­can­za di at­ten­zio­ne che vi ha por­ta­to a dar­vi per scon­ta­ti, sof­fo­can­do la fiam­mel­la dell’eros. Ma io lo amo e lo de­si­de­ro an­co­ra, di­rai. Pe­rò si trat­ta di pul­sio­ni su­bli­ma­te, che da tem­po non si tra­du­ce­va­no più in ge­sti con­cre­ti. Chis­sà da quan­to non co­mu­ni­ca­va­te tra voi, Lu­cia, né con i cor­pi né con le men­ti. E ades­so che sei riu­sci­ta a en­tra­re in con­tat­to con lui al­me­no con le pa­ro­le, ti sei vi­sta but­ta­re ad­dos­so una ve­ri­tà che già esi­ste­va ma che non vo­le­vi ve­de­re. Avre­sti do­vu­to sop­por­ta­re in si­len­zio per man­te­ne­re l’uni­tà ipo­cri­ta del­la fa­mi­glia, la­scian­do tuo ma­ri­to li­be­ro di cer­ca­re al­tro­ve ciò che in ca­sa non tro­va più? Nel 2016 cer­ti di­scor­si non li vor­rei più sen­ti­re. Tu non sei mi­ca un ru­de­re da af­fi­da­re al­la tu­te­la di un pi­gro e svo­glia­to re­stau­ra­to­re. Sei una splen­di­da don­na di ap­pe­na 50 an­ni. E il mon­do è pie­no di uo­mi­ni che so­gna­no di con­di­vi­de­re con una co­me te quell’in­ti­mi­tà e quel­la com­pli­ci­tà che un rap­por­to usu­ra­to dal tem­po e dal­la tra­scu­ra­tez­za non rie­sce più a da­re. ANDRÉ DA LOBA

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