MA AL­ME­NO LO CO­NO­SCO»

«A CA­SA MAN­GIA­MO SO­LO RO­BA COLTIVATA E ALLEVATA NEL­LA MIA FAT­TO­RIA: UN POL­LO MI CO­STA 50 VOL­TE DI PIÙ CHE AL SU­PER­MER­CA­TO.

Vanity Fair (Italy) - - Vanity -

Amo far­mi fo­to­gra­fa­re co­me un ca­ne ama il ba­sto­ne. A 30 an­ni era di­ver­so, ero ma­gro, ave­vo tut­ti i ca­pel­li, ve­ni­vo be­ne an­che in quel­le ru­ba­te». A Zuc­che­ro non piac­cio­no più le foto, co­me non gli piac­cio­no gli ae­rei, le na­vi, la po­li­ti­ca, la fi­ne dei tour e quel­li che ven­go­no a di­stur­bar­lo nel­la pa­ce di Pon­tre­mo­li. A Zuc­che­ro in­ve­ce pia­ce rac­con­ta­re i po­sti eso­ti­ci do­ve ha suo­na­to («Lo sta­dio di Ta­hi­ti? Ma chi al­tro ci ha suo­na­to nel­lo sta­dio di Ta­hi­ti? Eh?») e ri­de­re fra­go­ro­sa­men­te al­le sue bat­tu­te. La me­tà del­le ri­spo­ste di que­sta in­ter­vi­sta va ac­com­pa­gna­ta dall’ef­fet­to so­no­ro di una po­ten­te ri­sa­ta zuc­che­re­sca, co­me nel­le sit- com. Adel­mo For­na­cia­ri, 61 an­ni a set­tem­bre, è di buon umo­re e fa be­ne a es­ser­lo. Si è ri­pre­so le ra­dio con Par­ti­gia­no Reg­gia­no. Col nuo­vo al­bum, Black Cat, ha di­mo­stra­to che il suo star po­wer è in­tat­to: il disco è fir­ma­to dai pro­dut­to­ri di Dy­lan e Spring­steen, suo­na con Mark Kno­p­fler, sfoggia un te­sto scrit­to dal suo ami­co Bo­no, Stree­ts of Sur­ren­der (S.O.S.), de­di­ca­ta agli at­ten­ta­ti di Pa­ri­gi. In più, fa­rà die­ci da­te qua­si con­se­cu­ti­ve a set­tem­bre all’Are­na di Ve­ro­na, con 70 mi­la bi­gliet­ti già ven­du­ti. Quan­do non è in tour, vi­ve nel­la sua te­nu­ta in Lu­ni­gia­na con la com­pa­gna Fran­ce­sca Mo­zer, il suo ter­zo fi­glio Adel­mo Blue, an­ni 18, e la sua col­le­zio­ne di cap­pel­li. Chie­der­gli del suo cap­pel­lo è il ti­pi­co ini­zio di una buo­na con­ver­sa­zio­ne con Zuc­che­ro. Ne pos­sie­de 400, qua­si tut­ti han­no una sto­ria. Ora ne in­dos­sa uno che vie­ne dal film Gangs of New York, tro­va­to in un ne­go­zio di mes­si­ca­ni di Los An­ge­les. «Da lo­ro ne Pen­sa che sia dif­fi­ci­le es­se­re suoi fi­gli? «Fun­zio­na che sa­li sul pal­co e vuoi scap­pa­re. La tua te­sta si di­vi­de in due, una par­te di­ce: “Vai via

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