SUDARE NON BA­STA

Il fit­ness fa be­ne al cor­po, ma per chi vuo­le per­de­re pe­so non è suf­fi­cien­te, co­me se­gna­la­no 60 gran­di stu­di sul te­ma. Men­tre il 21 mag­gio si ce­le­bra la GIOR­NA­TA EU­RO­PEA DELL’OBE­SI­TÀ, ec­co 4 al­ter­na­ti­ve che fun­zio­na­no

Vanity Fair (Italy) - - Week - Di EL­SA GIO­VI­NE %

Èpiù che rad­dop­pia­ta, nel mon­do, dal 1980; ri­guar­da 2 mi­liar­di di adul­ti e 42 mi­lio­ni di bam­bi­ni sot­to i 5 an­ni, e uc­ci­de più per­so­ne del­la de­nu­tri­zio­ne; ha una sua gior­na­ta eu­ro­pea, il 21 mag­gio, per fa­re il pun­to su co­me la si può prevenire. E per i gior­na­li­sti ame­ri­ca­ni Ju­lia Bel­luz e Ja­vier Zar­ra­ci­na non lo stia­mo fa­cen­do be­ne. L’obe­si­tà, scri­vo­no in un’in­chie­sta sul si­to Vox.com (ri­pre­sa nel mon­do da 223 te­sta­te, di­ven­te­rà un li­bro), non si com­bat­te, se non in mi­ni­ma par­te, con l’eser­ci­zio fi­si­co; lo di­co­no i 60 stu­di sul te­ma più au­to­re­vo­li de­gli ul­ti­mi an­ni. «Il mes­sag­gio co­mu­ne», spie­ga Bel­luz, «è che il fit­ness ci per­met­ta di man­gia­re co­me vo­glia­mo. Sba­glia­to e fuor­vian­te». Per­ché se il 100% del­le ca­lo­rie che in­tro­du­cia­mo ar­ri­va dal ci­bo, al mas­si­mo il 30% può es­se­re bru­cia­to con l’at­ti­vi­tà fi­si­ca, an­che in­ten­sa. «Men­tre far­la è co­mun­que im­por­tan­tis­si­mo per la no­stra sa­lu­te, le cam­pa­gne sul­la per­di­ta di pe­so do­vreb­be­ro con­cen­trar­si sul man­gia­re me­glio». Gli stu­di so­no sva­ria­ti: da quel­lo dell’an­tro­po­lo­go Her­man Pon­tzer, per cui un po­po­lo se­mi-pri­mi­ti­vo in Tan­za­nia usa per cac­cia­re e rac­co­glie­re le stes­se ca­lo­rie di un im­pie­ga­to (cioè: non è ve­ro che sia­mo gras­si per­ché fa­ti­chia­mo me­no dei no­stri avi), a una ri­cer­ca del­la Uni­ver­si­ty of Ala­ba­ma che spie­ga co­me fa­re fit­ness in­ne­schi una se­rie di cam­bia­men­ti nel cor­po – au­men­to dell’ap­pe­ti­to, su tut­ti – che ri­du­co­no il ri­spar­mio ca­lo­ri­co. Dun­que che si fa? La ri­spo­sta è an­co­ra in una ri­cer­ca, dell’ame­ri­ca­no Na­tio­nal Weight Con­trol Re­gi­stry, «che ha mo­ni­to­ra­to 10 mi­la pa­zien­ti che han­no per­so 15 chi­li e non li han­no ri­pre­si. Man­gia­va­no po­co, e po­chi gras­si». Qual­cu­no fa­ce­va fit­ness, qual­cu­no no. «Ma tut­ti sta­va­no a die­ta al­lo stes­so mo­do, per non tra­sfor­ma­re lo sport in una scu­sa per rom­pe­re il re­gi­me», una del­le trappole più co­mu­ni. o, se­con­do l’in­ten­si­tà, fi­no al 30%. È la mas­si­ma par­te di ener­gie in­tro­dot­te gior­nal­men­te che si può bru­cia­re fa­cen­do un’at­ti­vi­tà fi­si­ca, an­che in­ten­sa. Re­sta un 70% di mar­gi­ne su cui può in­ci­de­re so­lo la die­ta. le ca­lo­rie in più o in me­no che por­ta­no a pren­de­re un chi­lo di pe­so o a per­der­lo. Da­vid Al­li­son dell’Uni­ver­si­ty of Ala­ba­ma di­mo­stra che bru­ciar­le fa­cen­do so­lo sport è co­mun­que più dif­fi­ci­le, per il cor­po, che ta­gliar­le con la die­ta. per uno stu­dio del 2016 di Cur­rent Bio­lo­gy, è la dif­fe­ren­za tra le ca­lo­rie bru­cia­te quo­ti­dia­na­men­te in tre grup­pi di pa­zien­ti: se­den­ta­ri, at­ti­vi, mol­to at­ti­vi. Os­sia: c’è un li­mi­te all’in­ci­den­za del fit­ness sul di­spen­dio ca­lo­ri­co.

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