Sei pas­si in giar­di­no

Vanity Fair (Italy) - - Percorsi Beauty - Di CRI­STI­NA MAN­FRE­DI A CIA­SCU­NO IL SUO

Viag­gio in Ve­ne­to tra i ca­po­la­vo­ri di An­drea Pal­la­dio, per ri­sco­pri­re il dia­lo­go tra na­tu­ra e in­ge­gno. Ed evo­ca­re, gra­zie a una nuo­va col­le­zio­ne di pro­fu­mi, un lin­guag­gio uni­ver­sa­le Tu­ri­sti e viag­gia­to­ri ar­ri­va­no in Ve­ne­to da tut­to il mon­do. Si per­do­no tra le cal­li ve­ne­zia­ne, giu­ra­no amo­re eter­no sot­to l’ipo­te­ti­co bal­co­ne di Giu­liet­ta a Ve­ro­na e vi­si­ta­no le vil­le idea­te nel Cin­que­cen­to da An­drea Pal­la­dio. Tra il 1994 e il 1996, l’Une­sco ne ha in­se­ri­te 24 nell’elen­co dei pa­tri­mo­ni dell’uma­ni­tà, per­ché so­no me­ra­vi­glie dell’ar­chi­tet­tu­ra, che par­la­no an­che a chi ar­chi­tet­to non è. Vi­si­ta­re un ca­po­la­vo­ro co­me Vil­la Ca­pra è un viag­gio nel­la men­te di uno scal­pel­li­no di­ve­nu­to pro­get­ti­sta sul cam­po, con un sen­so dell’ope­ra co­me sim­bo­lo di un equi­li­brio in­te­rio­re. Per­der­si nell’om­bra dei suoi giar­di­ni crea un con­tat­to pro­fon­do con la na­tu­ra: da lì è par­ti­to To­mas Ma­ier, di­ret­to­re crea­ti­vo di Bot­te­ga Ve­ne­ta, nel chie­de­re a tre im­por­tan­ti na­si di crea­re una col­le­zio­ne di sei fra­gran­ze, ma­schi­li e fem­mi­ni­li, chia­ma­te Par­co Pal­la­dia­no. Mi­chel Al­mai­rac, Da­nie­la An­drier e Ale­xis Da­dier ave­va­no un so­lo vin­co­lo, uti­liz­za­re fio­ri, al­be­ri da frut­to, spe­zie e le­gni pre­sen­ti nei giar­di­ni di quel­la par­te d’Ita­lia. Per il re­sto, la fantasia di ognu­no è sta­ta li­be­ra di esplo­ra­re an­go­li più o me­no na­sco­sti di uno sce­na­rio ver­de, per­fet­to nel­la sua sem­pli­ci­tà. «Con le mie fra­gran­ze, la II e la IV, vo­le­vo tra­smet­te­re il pia­ce­re di cam­mi­na­re in un giar­di­no», spie­ga Da­dier, men­tre An­drier, au­tri­ce di III e V, rac­con­ta co­me i pro­fu­mi per lei sia­no sto­rie scrit­te con gli odo­ri. «I ri­cor­di ol­fat­ti­vi so­no mol­to per­so­na­li e af­fon­da­no nell’in­fan­zia, ma rie­sco­no a par­la­re an­che un lin­guag­gio uni­ver­sa­le». La ma­gno­lia in­se­ri­ta da Al­mai­rac nel pro­fu­mo I «era dif­fi­ci­le da uti­liz­za­re co­me uni­co fio­re, ma è sem­pre sta­to il mio pre­fe­ri­to su cui la­vo­ro già da an­ni» e pro­ba­bil­men­te por­te­rà un mes­sag­gio in­te­rio­re, a chi vor­rà ascol­tar­lo, co­me la ro­sa, che sem­pre Al­mai­rac ha ela­bo­ra­to in col­la­bo­ra­zio­ne con My­lè­ne Al­ran nel­la va­rian­te VI. Rag­giun­ge­re Vi­cen­za e, da lì, sco­pri­re le cam­pa­gne al­la ri­cer­ca dell’in­cre­di­bi­le la­sci­to pal­la­dia­no può ca­ri­car­si di un si­gni­fi­ca­to in più, se ol­tre a pro­spet­ti­ve, co­lon­ne e sca­li­na­te, sia­mo di­spo­sti a la­scia­re che i pro­fu­mi ri­sve­gli­no la no­stra bi­blio­te­ca dell’ani­ma. Il dia­lo­go tra na­tu­ra e ar­chi­tet­tu­ra, che Pal­la­dio ha re­so in ma­nie­ra tan­to ar­mo­nio­sa, di­ven­ta co­sì una chiave di let­tu­ra per un ap­proc­cio di­ver­so al mon­do con­tem­po­ra­neo del­la pro­fu­me­ria. La sen­sa­zio­ne di do­ver sce­glie­re tra ci­vil­tà e ter­ra, spes­so, crea una im­pas­se. Dif­fi­ci­le fer­ma­re l’evo­lu­zio­ne del­le cit­tà, co­sì co­me ab­brac­cia­re una vi­ta, in tut­to e per tut­to, se­con­do na­tu­ra. Una so­lu­zio­ne, for­se, sta nel si­len­zio di quei giar­di­ni, do­ve un pe­ro fa cre­sce­re i suoi frut­ti, tra ci­pres­si, ro­se, aza­lee ed er­be aro­ma­ti­che, men­tre il la­vo­ro di un gran­de uo­mo del Ri­na­sci­men­to è me­ra­vi­glio­sa par­te in­te­gran­te del pae­sag­gio. Una sim­bio­si tra in­tel­let­to e ge­nius lo­ci, da ri­tro­va­re in un pro­fu­mo. An­zi in sei. Il cuo­io in­trec­cia­to è il sim­bo­lo per ec­cel­len­za del­la mai­son, rie­la­bo­ra­to sui fla­co­ni e sui tap­pi del­la col­le­zio­ne Par­co Pal­la­dia­no (¤ 265 l’uno).

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