TU TOR­NI SEM­PRE

Vanity Fair (Italy) - - #vanitysocial -

At­tra­ver­so le aspe­ri­tà si giun­ge al­le stel­le» (Ci­ce­ro­ne). Una fra­se che mi di­ce­vi spes­so, pa­pà, e te la de­di­co in uno de­gli in­ter­mi­na­bi­li mi­nu­ti di at­te­sa che si sus­se­guo­no da quan­do, quel­la not­te di due set­ti­ma­ne fa, ti sei vi­sto an­neb­bia­re la men­te. Emor­ra­gia ce­re­bra­le. Io a strin­ger­ti la ma­no, tu in quell’an­go­lo di let­to non adat­to al­la tua im­po­nen­za, «gran­de pe­sce in un ac­qua­rio trop­po pic­co­lo» (Big Fi­sh). Un’ope­ra­zio­ne de­li­ca­tis­si­ma, l’an­sia, le pre­ghie­re, e in­tan­to ri­cor­do. Ri­cor­do la tua pe­san­te bor­sa di la­vo­ro che, al tuo ri­tor­no, ti to­glie­vo dal­le ma­ni cor­ren­do gio­io­sa per il cor­ri­do­io con la mia trec­cia do­ra­ta. Le tue cor­se con la 127 per pren­der­mi in tem­po a scuo­la. Il gior­no che ti pre­sen­ta­sti con un do­no spe­cia­le, quel flau­to tra­ver­so tan­to de­si­de­ra­to. Le no­stre co­la­zio­ni tra un cap­puc­ci­no e Kant. I rac­con­ti su tuo pa­dre fi­glio di con­ta­di­ni, di­ven­ta­to av­vo­ca­to co­me te. E poi Gabriele, il tuo ni­po­ti­no, la lu­ce del­la mia vi­ta, a cui un gior­no pri­ma di quel­la ter­ri­bi­le not­te re­ga­la­sti una poe­sia su un car­ton­ci­no che por­ta con sé ogni mi­nu­to, in at­te­sa del tuo ri­tor­no. Quan­to ave­te gio­ca­to in­sie­me, tra il si­ste­ma so­la­re e Leo­nar­do da Vin­ci. Ti ve­do strin­ge­re gli oc­chi quan­do ti par­lia­mo di lui. Qual­che gior­no

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