SUPEREROI

Vanity Fair (Italy) - - Il Postino -

di fon­do non gli im­pe­di­va di es­se­re un ot­ti­mo pa­dre, in­ten­dia­mo­ci. Pre­sen­te nel­le co­se con­cre­te. Ma la sen­sa­zio­ne di ap­par­te­ne­re a una fa­mi­glia, non l’ho mai avu­ta. Da or­fa­no di ma­dre ho sem­pre idea­liz­za­to quel­le al­trui e da fi­glio uni­co ho rim­pian­to di non ap­par­te­ne­re a un clan. Tran­ne poi sco­pri­re che esi­ste­va­no mol­ti or­fa­ni di ge­ni­to­ri vi­vi. E che non sem­pre nel­le fa­mi­glie nu­me­ro­se vi­ge­va quel­la com­pli­ci­tà che ave­vo va­gheg­gia­to. Que­sta lun­ga pre­mes­sa era per dir­ti che tan­ti si ri­co­no­sce­ran­no nel­le tue pa­ro­le e che io so­no la per­so­na me­no adat­ta a com­men­tar­le. Pe­rò mi è pia­ciu­to ascol­tar­ti. In­tan­to per­ché scri­vi dav­ve­ro be­ne. E poi per­ché af­fron­ti un te­ma di cui si par­la po­co in pub­bli­co, co­me se si aves­se pau­ra di spor­ca­re il qua­dret­to del­la fa­mi­glia ita­lia­na, ca­lo­ro­sa e av­vol­gen­te al li­mi­te del­la ca­stra­zio­ne, che ci è sta­to tra­man­da­to da cen­ti­na­ia di rac­con­ti e di spot. Non so­lo tu, an­che i tuoi ge­ni­to­ri sem­bra­no in­fe­li­ci tra le mu­ra di ca­sa. Tuo pa­dre schiz­za fuo­ri ap­pe­na può. Tua ma­dre ti­ra avan­ti la ba­rac­ca la­men­tan­do­se­ne, nel ten­ta­ti­vo in­con­scio di far­vi sen­ti­re in col­pa per i sa­cri­fi­ci che com­pie in vo­stro no­me. Ep­pu­re chis­sà quan­to si ama­va­no agli ini­zi, quei due. Con quan­ta gio­ia avran­no ac­col­to il tuo ar­ri­vo e ac­com­pa­gna­to i tuoi pri­mi pas­si. Poi il me­stie­re di vi­ve­re tri­tu­ra tut­to, a co­min­cia­re dal­le ra­gio­ni per cui si era de­ci­so di sta­re in­sie­me. Uno smet­te di pen­sar­ci, sem­pli­ce­men­te. Se fos­si al tuo po­sto… Be’, lo so­no sta­to e non ho fat­to nul­la: per ti­mi­dez­za e pas­si­vi­tà. Ma tu sei più lu­ci­da del me di al­lo­ra e ma­ga­ri tro­ve­rai la for­za di fa­re quel che non fe­ci io. Met­te­re una zep­pa nel mec­ca­ni­smo. Ri­por­ta­re un po’ di pia­ce­re in quel­la con­vi­ven­za for­za­ta che l’abi­tu­di­ne e il pe­so del­le fa­ti­che quo­ti­dia­ne han­no ri­dot­to a luo­go del do­ve­re. Co­me? La ri­spo­sta po­treb­be es­se­re sot­to i tuoi oc­chi pro­prio ades­so. Que­sta let­te­ra. Per­ché non far­la leg­ge­re ai tuoi? Le lo­ro rea­zio­ni im­me­dia­te sa­ran­no pro­ba­bil­men­te di­fen­si­ve, in tua pre­sen­za. Ma una vol­ta ri­ma­sti so­li co­min­ce­ran­no a por­si qual­che do­man­da. E for­se tro­ve­ran­no gli sti­mo­li per ria­pri­re le fi­ne­stre di ca­sa e far­vi pe­ne­tra­re un po’ di lu­ce. ANDRÉ DA LOBA

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