LA PEG­GIO­RE?

Vanity Fair (Italy) - - Il Postino -

de­pre­can­do il de­sti­no che gli ave­va a bbia­to una cro­ce si­mi­le: «Sei un buo­no a nul­la, do­vrò pu­re tro­var­ti un la­vo­ro». Ma quan­do il la­vo­ro me lo tro­vai da so­lo, sen­za il suo aiu­to, la mu­si­ca non cam­biò a at­to. «Tut­te ’ste arie so­lo per­ché sei di­ven­ta­to gior­na­li­sta. E spor­ti­vo, poi!». Il gior­no in cui inau­gu­rai la pri­ma po­sta del cuo­re, il suo mes­sag­gio di in­co­rag­gia­men­to non tar­dò ad ar­ri­va­re: «Com’è che ades­so ti sei mes­so a scri­ve­re que­sta ro­ba da fem­mi­nuc­ce?». Poi an­da­va a ce­na con gli ami­ci e ti­ra­va fuo­ri dal por­ta­fo­gli i ri­ta­gli dei miei ar­ti­co­li, gon an­do­si di go­du­ria. Ma que­sto l’ho sa­pu­to so­lo do­po la sua mor­te. Una del­le scene che mi han­no fat­to più pian­ge­re si tro­va nel­la ri­du­zio­ne te­le­vi­si­va di Ra­di­ci, il ro­man­zo di una fa­mi­glia afroa­me­ri­ca­na at­tra­ver­so le ge­ne­ra­zio­ni. Lo scrit­to­re Alex Ha­ley è all’ae­ro­por­to con suo pa­dre, un pro­fes­so­re uni­ver­si­ta­rio che non gli ha mai per­do­na­to di non es­ser­si lau­rea­to. Alex si fer­ma all’edicola, com­pra un pro­prio bestsel­ler (la bio­gra a di Mal­colm X) e lo re­ga­la al ge­ni­to­re, il qua­le si li­mi­ta a bo­fon­chia­re qual­co­sa sul­la te­si di lau­rea che lui non ha mai scrit­to. Ma ap­pe­na Alex si al­lon­ta­na, il vec­chio pro­fes­so­re si gi­ra ver­so due pas­san­ti e con la vo­ce dell’or­go­glio escla­ma: «Que­sto li­bro lo ha scrit­to mio glio!». So­no si­cu­ro che an­che tuo pa­dre par­la in quel mo­do di te. Ma non con te. È una scuo­la du­ra a mo­ri­re, se­con­do cui le per­so­ne ama­te van­no te­nu­te sem­pre sul­la cor­da, al­tri­men­ti si ri­las­sa­no e sban­da­no. In fon­do pe­rò la pre­fe­ri­sco a quel­la op­po­sta, che a fu­ria di gon are la pro­le con con­ti­nue si­rin­ghe di ego ni­sce per gua­star­ne il ca­rat­te­re. Tan­ti ma­le­du­ca­ti e ar­ro­gan­ti che ti gi­ra­no in­tor­no so­no gli di ge­ni­to­ri che li han­no ad­de­stra­ti al cul­to dell’esal­ta­zio­ne. Mi sem­bra in­ve­ce che tu stia ve­nen­do su piut­to­sto be­ne. Con qual­che in­si­cu­rez­za e ca­ren­za di ri­co­no­sci­men­to, cer­to. So­no fe­ri­te dell’ani­ma che bru­cia­no, ma ten­go­no sve­gli. Se pos­so dar­ti un con­si­glio, pe­rò, in amo­re non cer­car­ti un uo­mo che as­so­mi­gli a tuo pa­dre. Su quel fron­te mi pa­re che tu ab­bia già da­to. AN­DRÉ DA LOBA

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