Fam­mi vi­bra­re

Vanity Fair (Italy) - - Vanity Eureka - Le pie­tre han­no un va­lo­re che va ol­tre il lo­ro prez­zo: tra­smet­to­no sen­sa­zio­ni mi­ste­rio­se, ma­gi­che. Ma ci vuo­le af­fi­ni­tà di tem­pe­ra­men­to di Pao­la Saltari

una que­stio­ne di chi­mi­ca. Ha pre­sen­te la sto­ria dell’elet­tro­ne che ruo­ta in­tor­no al nu­cleo? Le gem­me vi­bra­no. La sin­to­nia che si vie­ne a crea­re tra lo­ro e l’uo­mo è un vi­bra­re al­la stes­sa ma­nie­ra». Co­min­cia co­sì, tra scien­za e poe­sia, la mia con­ver­sa­zio­ne con Ste­fa­no Cor­tec­ci, gem ma­ster di Po­mel­la­to, mar­chio ce­le­bre per l’uso di pie­tre non con­ven­zio­na­li e dai co­lo­ri straor­di­na­ri. Pi­sa­no, fi­glio d’ar­te (suo pa­dre è pro­fes­so­re di geo­chi­mi­ca), Cor­tec­ci ha pas­sa­to l’in­fan­zia in la­bo­ra­to­rio. «Il mio de­sti­no era se­gna­to», rac­con­ta. «So­no di­ven­ta­to geo­lo­go, ma ho ca­pi­to su­bi­to di non es­se­re ta­glia­to per la vi­ta ac­ca­de­mi­ca. E co­sì so­no par­ti­to per Mi­la­no e mi so­no spe­cia­liz­za­to in gem­me». Da al­lo­ra, viaggia die­ci gior­ni al me­se da una par­te all’al­tra del pia­ne­ta al­la ri­cer­ca di te­so­ri che ven­go­no poi cu­sto­di­ti nel ca­veau di Po­mel­la­to, l’uni­ca mai­son di gio­iel­le­ria del mon­do ad aver scel­to di crea­re una scor­ta di pie­tre grez­ze, cui at­tin­ge­re ne­gli an­ni: «La­vo­ria­mo con ma­te­rie non rin­no­va­bi­li, aver­le in ca­sa è fon­da­men­ta­le». Nel suo «re­gno» ci so­no scaf­fa­li pie­ni di gra­na­ti, tor­ma­li­ne, quar­zi, to­pa­zi… Le co­sid­det­te gem­me di co­lo­re, trop­po spes­so, e in ma­nie­ra non ap­pro­pria­ta, de­fi­ni­te se­mi-pre­zio­se. «È un con­cet­to re­la­ti­vo», con­ti­nua Cor­tec­ci. «Non so­lo per­ché la pre­zio­si­tà è de­ter­mi­na­ta dal­la ra­ri­tà di una ma­te­ria – e cer­te pie­tre un tem­po co­mu­ni (co­me l’ac­qua­ma­ri­na) ora so­no di­ven­ta­te dif­fi­ci­lis­si­me da re­pe­ri­re. Ma an­che per­ché si ten­de a va­lu­ta­re i ma­te­ria­li esclu­si­va­men­te dal lo­ro va­lo­re com­mer­cia­le. In real­tà, le gem­me han­no va­lo­re per quel­lo che tra­smet­to­no a cia­scu­no di noi. A gui­dar­ci nel­la lo­ro scel­ta so­no il no­stro ca­rat­te­re, la no­stra per­so­na­li­tà e so­prat­tut­to lo sta­to d’ani­mo del mo­men­to. Per que­sto non sia­mo at­trat­ti ne­ces­sa­ria­men­te da una so­la gem­ma». Fac­cia­mo qual­che esem­pio. Il gra­na­to, con il suo ros­so cal­do, pa­sto­so, che ri­cor­da il vi­no, ha un po­te­re av­vol­gen­te, qua­si sen­sua­le. L’ame­ti­sta (che si ri­co­no­sce dal co­lo­re vio­la as­so­lu­ta­men­te uni­co) espri­me pro­fon­di­tà. Il to­pa­zio Sky, az­zur­ro co­me il cie­lo, è sim­bo­lo di na­tu­ra ed eva­sio­ne, e non a ca­so è una del­le pie­tre più ama­te. Per con­tro, la don­na che sce­glie il to­pa­zio Blu Lon­don, ca­rat­te­riz­za­to da un blu scu­ro con una pun­ta di gri­gio al suo in­ter­no, ha un tem­pe­ra­men­to più mi­ste­rio­so e sfug­gen­te. La tor­ma­li­na in­fi­ne ri­spec­chia tut­te le no­stre con­trad­di­zio­ni: gra­zie al­la com­ples­si­tà del­la sua for­mu­la chi­mi­ca, ba­sta un pic­co­lo cam­bia­men­to nel bi­lan­cia­men­to de­gli ele­men­ti per far­le cam­bia­re co­lo­re, as­su­men­do un nu­me­ro in­fi­ni­to di sfu­ma­tu­re, dal blu al gial­lo, pas­san­do per il ver­de e il ros­so. «In­som­ma», con­clu­de Cor­tec­ci, «il dia­man­te avrà an­che del­le ca­rat­te­ri­sti­che tec­ni­che uni­che, ma le pie­tre di co­lo­re han­no più fa­sci­no per­ché pos­sie­do­no un’ani­ma».

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