3. La zo­na d’in­te­res­se

Vanity Fair (Italy) - - Carpe Diem -

ame­ri­ca­no Ga­ry Gil­mo­re, che ar­ri­va a fa­re co­se ter­ri­bi­li, ep­pu­re rie­sce a sem­bra­re in qual­che mo­do uma­no. E poi pa­ga il o. Ro­ba to­sta. È un ca­po­la­vo­ro: quan­do uscì, ne­gli Sta­ti Uni­ti, fe­ce scal­po­re. di Mar­tin Amis: que­sto ro­man­zo su Au­sch­wi­tz è sta­to de­ni­gra­to mol­to e ca­pi­to po­co. De­scri­ve, tra l’al­tro, la vi­ta do­me­sti­ca dei na­zi­sti im­pe­gna­ti a ster­mi­na­re mi­lio­ni di ebrei. Non è cer­to una let­tu­ra che ri­con­ci­lia con la vi­ta, ma ri­sal­ta per la sua uma­ni­tà e vi­vi­dez­za in mez­zo a pra­ti­che di­su­ma­ne. di Wil­liam Gol­ding: que­sto bre­ve ro­man­zo te­sti­mo­nia, nel ca­so ne aves­si­mo mai du­bi­ta­to, che an­che l’uo­mo di Nean­der­thal pro­va­va dei sentimenti. di Ro­bert Olen

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