UN’IL­LU­SIO­NE?

LO ASPET­TO O È SOL­TAN­TO

Vanity Fair (Italy) - - Il Postino -

e fal­li­men­to. Chi sce­glie la se­con­da stra­da lo fa per­ché la­scia pre­va­le­re le ra­gio­ni del ro­man­ti­ci­smo su quel­le del buon­sen­so. Pen­sa: se la vi­ta mi ha fat­to in­con­tra­re il nuo­vo amo­re pro­prio ades­so si­gni­fi­ca che quell’amo­re do­vrà so­ste­ner­mi lun­go il per­cor­so a osta­co­li che mi ac­cin­go a com­ple­ta­re: af­fron­ta­re in solitudine que­sto pas­sag­gio sa­reb­be sem­pli­ce­men­te im­pos­si­bi­le. Chi in­ve­ce ra­gio­na co­me il tuo «lui» ri­tie­ne che non sia giu­sto coin­vol­ge­re un’al­tra per­so­na nel­la re­sa dei con­ti con il pro­prio pas­sa­to, sot­to­po­nen­do­la al­le con­ti­nue doc­ce fred­de de­ter­mi­na­te dai cam­bi di umo­re. E pre­fe­ri­sce cor­re­re il ri­schio di per­der­la che quel­lo di de­lu­der­la. Non so dir­ti se al suo po­sto sa­rei riu­sci­to a fa­re la stes­sa scel­ta. Ri­nun­cia­re all’amo­re na­scen­te pur di non ro­vi­nar­lo ri­chie­de mol­to co­rag­gio. An­che se la tua pau­ra, lo ca­pi­sco, è che ri­ve­li so­prat­tut­to una ca­ren­za di pas­sio­ne. Ec­co­ci co­sì ar­ri­va­ti per vie tra­ver­se al­la su­per­do­man­da. Ti sei il­lu­sa che fos­se lui quel­lo giu­sto op­pu­re la tua sen­sa­zio­ne era cor­ret­ta e va­le la pe­na in­ve­sti­re an­co­ra nell’at­te­sa? Il lin­guag­gio, scrit­to e ora­le, è un ar­ma­men­ta­rio ben mi­se­ro per iner­pi­car­si lun­go que­sti sen­si­bi­lis­si­mi sen­tie­ri. Im­pos­si­bi­le re­cin­ta­re nel pe­ri­me­tro di una fra­se la dif­fe­ren­za tra una per­ce­zio­ne in­tui­ti­va – ve­ri­tie­ra e in­fal­li­bi­le – e una sen­sa­zio­ne ma­ni­po­la­ta dal de­si­de­rio. So­lo tu puoi co­glie­re la dif­fe­ren­za, fa­cen­do si­len­zio den­tro di te con la me­di­ta­zio­ne, la re­spi­ra­zio­ne pro­fon­da o qua­lun­que al­tra tec­ni­ca in gra­do di con­net­ter­ti con le di­men­sio­ni più in­son­da­bi­li del­la tua per­so­na­li­tà. La vo­ce dell’in­tui­zio­ne è esi­le e, co­me tut­te le vo­ci as­sen­na­te, non stre­pi­ta per far­si ascol­ta­re. Ma ha il pre­gio, o il vizio, di dir­ci sem­pre la ve­ri­tà. Ma si sa co­me fun­zio­na, con la ve­ri­tà. Ac­cet­tia­mo di ascol­tar­la sol­tan­to quan­do coin­ci­de con i no­stri de­si­de­ri. Al­tri­men­ti pre­fe­ria­mo pren­der­la a mar­tel­la­te co­me il Gril­lo par­lan­te di Pi­noc­chio per cor­re­re die­tro al­le il­lu­sio­ni dell’Omi­no di bur­ro e del suo Pae­se dei ba­loc­chi. E for­se qual­che vol­ta ri­bel­lar­si a quel­la vo­ce è per­si­no giu­sto. Uno di que­gli er­ro­ri che aiutano a evol­ve­re. AN­DRÉ DA LOBA

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