SIA­MO IN­CRE­DI­BI­LI

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ue ma­tri­mo­ni e due con­vi­ven­ze al­le spal­le, sem­pre al­la ri­cer­ca del­la fa­mi­glia che non ho mai avu­to gra­zie a un pa­dre ine­si­sten­te. Cre­de­vo che la vi­ta non po­tes­se più re­ga­lar­mi un glio mol­to cer­ca­to. Poi, tre an­ni fa, il mi­ra­co­lo: ri­man­go in­cin­ta da una re­la­zio­ne neo­na­ta. Il

na­le, pe­rò, non è abe­sco: lui, im­ma­tu­ro, si sco­pre non in­ten­zio­na­to a fa­re il pa­dre, e scom­pa­re. Og­gi il mio bim­bo se­re­no e sor­ri­den­te ha due an­ni e io, a qua­ran­ta­cin­que, so­no una ma­dre fe­li­ce, pur con la mia pau­ra dell’ab­ban­do­no che, lo so, non mi la­sce­rà mai. Tre me­si fa leg­go di una ap­pli­ca­zio­ne di­gi­ta­le che vuo­le com­pe­te­re con tut­ti que­gli squal­li­di si­ti di in­con­tro. Mi fa sor­ri­de­re l’idea di qual­cu­no che, ana­liz­zan­do una se­rie di pro li, pro­vi a stu­dia­re la com­bi­na­zio­ne mi­glio­re. Mi iscri­vo, poi, più scet­ti­ca che cu­rio­sa, aspet­to che mi pro­pon­ga­no qual­cu­no, e il ter­zo pro lo che ve­do è quel­lo di Fe­de­ri­co. Ie­ri era un me­se dall’ini­zio di quel­lo che po­trei so­lo de ni­re un so­gno. Un uo­mo e una don­na che si in­con­tra­no, si sco­pro­no e si in­na­mo­ra­no do­po i qua­rant’an­ni, en­tram­bi con gli pic­co­li, vi­te im­pe­gna­te, fe­ri­te e sen­si di col­pa. Io e lui sia­mo bel­lis­si­mi in­sie­me. Pre­zio­si, in­cre­di­bi­li, co­sì co­me è in­cre­di­bi­le il mo­do con cui ci sia­mo in­con­tra­ti. DO­NA­TEL­LA

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