QUAL­CO­SA DI SBA­GLIA­TO

NEI CON­FRON­TI DI MIA MO­GLIE L’HO FAT­TO

Vanity Fair (Italy) - - Vanity Gioia E Tormento -

par­la­to ma, a un cer­to pun­to, co­min­ciò a rac­con­tar­mi le sue av­ven­tu­re con una di­sin­vol­tu­ra che met­te­va me in sog­ge­zio­ne. Mi con­si­de­ra­va un esper­to. Mi spie­ga­va del­le an­zia­ne con cui ci ave­va pro­va­to ai giar­di­net­ti, di quel­la che si era por­ta­to in stan­za. Tut­to, nei det­ta­gli. “Ma per­ché me lo rac­con­ti? So­no pur sem­pre tuo glio”. È mor­to cin­que an­ni fa e, an­co­ra og­gi, mi au­gu­ro di non fa­re la stes­sa ne. Mia mam­ma se n’era an­da­ta da un gior­no e lui era già al­la ri­cer­ca di una don­na. An­da­va a tro­va­re le ve­do­ve dei suoi ami­ci che an­co­ra sta­va­no pian­gen­do il de­fun­to. Per­ce­pi­va­no la sua di­spe­ra­zio­ne e lo re­spin­ge­va­no. È vis­su­to da so­lo gli ul­ti­mi vent’an­ni. È mor­to so­lo».

Me­stie­re ma­le­det­to

dal­la bi­ses­sua­li­tà all’omo­ses­sua­li­tà al far­ti mas­sa­cra­re. È co­me se la ses­sua­li­tà nel suo in­sie­me, an­che quel­la che non fa par­te di me, mi pren­des­se e mi sbal­lot­tas­se e non ci ca­pi­sco più nien­te. A vol­te mi sve­glio in pie­na not­te in un ba­gno di su­do­re. Cre­do sia un po’ quel­lo che pro­va un tos­si­co­di­pen­den­te quan­do gli to­gli la dro­ga. Ho ami­ci co­cai­no­ma­ni, di­co­no sem­pre: “Smet­to quan­do vo­glio”. Poi li ve­di ro­vi­na­ti. Il ses­so è la mia dro­ga. Mi ha aiu­ta­to a su­pe­ra­re tut­ti i pro­ble­mi: il do­lo­re per la per­di­ta di mia ma­dre, una li­te a ca­sa, qua­lun­que co­sa. Quan­do gi­ro una sce­na sto be­ne. Non lo so se smet­to sul se­rio. La vo­glia di ri­met­ter­mi da­van­ti al­la mac­chi­na da pre­sa, da at­to­re, c’è. For­te. Ne ho già par­la­to con mia mo­glie. So di po­ter con­ta­re sul­la com­pren­sio­ne sua e dei miei gli».

An­ge­li & de­mo­ni

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