SIA­MO SO­LO NOI»

Vanity Fair (Italy) - - Vanity Ssshhh -

Che bam­bi­na è sta­ta? «Ul­ti­ma di quat­tro, mol­to so­li­ta­ria: gli al­tri non era­no in­te­res­sa­ti a gio­ca­re con me. Tra­scor­re­vo co­sì ore e ore sul di­va­no, in sa­lo­ne e in si­len­zio. Ave­vo un qua­der­no che te­ne­vo sem­pre con me. Ci di­se­gna­vo i so­gni che fa­ce­vo». Ne ri­cor­da qual­cu­no? «C’era una vil­la, ti­po quel­le che si ve­do­no nel­le se­rie ame­ri­ca­ne. Ave­va la cucina co­me le han­no lì, col­le­ga­ta al­la sa­la da pran­zo con un bu­co nel mu­ro. Co­sì l’avrei vo­lu­ta da gran­de. Un pa­io di me­si fa, il mio com­pa­gno mi mo­stra una sua ca­sa vi­ci­no a Lon­dra. C’era la ne­strel­la, pro­prio co­me in que­gli schiz­zi. Mi so­no com­mos­sa». Per­ché un glio pro­prio ades­so? «Io e Pao­lo stia­mo in­sie­me da tre an­ni, ci amia­mo ed era già da pa­rec­chio che guar­da­va­mo bam­bi­ni e ani­ma­li con oc­chi pre­si. L’ave­va­mo mes­so in pro­gram­ma, ma non ci sta­va­mo an­co­ra pro­van­do. Vo­le­vo aspet­ta­re un pa­io di an­net­ti, sen­za an­da­re ol­tre i 30». So che è na­ta quan­do i suoi ave­va­no 40 e 50 an­ni: le è pe­sa­to? «No, ma for­se c’en­tra con la vo­glia di ave­re un bam­bi­no pre­sto: cre­sce­re­mo in­sie­me, mi in­se­gne­rà tan­te co­se. Me­glio ora che do­po». Ha pau­ra? «Dell’igno­to che an­co­ra è? Cer­to». Per­ché sui so­cial net­work non po­sta nien­te di pri­va­to? «Ri­cor­do quan­to mi pia­ce­va fan­ta­sti­ca­re su Me­ryl Streep. Mi chie­de­vo che co­sa stes­se fa­cen­do nel mo­men­to in cui mi era ve­nu­ta in men­te. E nel mi­ste­ro in cui ri­ma­ne­vo, lei au­men­ta­va il suo fa­sci­no. Ciò che de­si­de­ri, non lo de­vi po­ter ac­chiap­pa­re». Ha na­sco­sto an­che la sua gra­vi­dan­za. «Ne so­no ge­lo­sa: è sa­no». Quin­di ci aspet­tia­mo che non al­lat­te­rà in di­ret­ta so­cial, co­me cer­te col­le­ghe. «Scher­zia­mo? Ho già com­pra­to del­le fa­sce per co­prir­mi». Te­me un ar­re­sto del­la car­rie­ra? «Un ral­len­ta­men­to, for­se. Ma mi so­no por­ta­ta avan­ti: ho con­ti­nua­to a fa­re pro­vi­ni an­che con il pan­cio­ne. I ruo­li me­glio scrit­ti, in fon­do, so­no do­po i 30, co­me in­se­gna il dia­lo­go tra Mi­cae­la Ra­maz­zot­ti e Va­le­ria Bru­ni Te­de­schi nel­la Paz­za gio­ia di Vir­zì». Dal 30 ago­sto sa­rà in on­da su Ra­iu­no con Don­ne, la se­rie di cor­ti trat­ta dal li­bro di rac­con­ti di An­drea Ca­mil­le­ri. Di noi don­ne lui ha det­to che non sia­mo «l’al­tra me­tà del cie­lo», ma «l’uni­ver­so in­te­ro». Con­cor­da? «Quan­do in­tel­li­gen­ti, sì». E quin­di sa­rà con­ten­ta di es­se­re Beatrice, pro­ta­go­ni­sta di uno dei rac­con­ti. «So­no lu­sin­ga­ta. Beatrice era la sua ami­ca del boo­gie, ma in ve­ri­tà era mol­to di più. La Se­con­da guer­ra era pas­sa­ta e lo­ro si ama­va­no da mo­ri­re, se­gre­ta­men­te e ol­tre il bal­lo. Tan­to che lei de­ci­se di fa­re l’amo­re con lui pri­ma di spo­sar­si. Pa­re che nel­la real­tà sia an­co­ra vi­va, e che lui non l’ab­bia più vi­sta. Da gio­va­ne mi so­mi­glia­va». Non le è ve­nu­ta vo­glia di cer­car­la? «Avrei vo­lu­to chie­de­re al Mae­stro, me l’ha im­pe­di­to la ri­ve­ren­za». Al­tra sto­ria quel­la in Squa­dra mo­bi­le, a ot­to­bre su Ca­na­le 5. «Lì mi fan­no su­da­re l’azio­ne, per­ché mi cre­do­no so­lo bel­li­na e al­lo­ra mi sie­do­no a una scri­va­nia, ad­det­ta al­le in­ter­cet­ta­zio­ni». Mai pa­ti­ta dav­ve­ro la «sin­dro­me del­la bel­li­na»? «No, per­ché non ho un ca­rat­te­re da bel­li­na. E poi – suo­ra co­me so­no – non at­trag­go. La mia gio­vi­nez­za è du­ra­ta un nien­te, dai 15 ai 16 an­ni». E co­me si di­ver­ti­va? «Guar­da­vo in Tv Ami­ci di Ma­ria De Fi­lip­pi. Con una com­pa­gna di scuo­la ci tra­scri­ve­va­mo le sce­ne e, ni­ti i com­pi­ti, si re­ci­ta­va. Lei è di­ven­ta­ta in­fer­mie­ra. Tut­te le se­re, poi, an­da­vo in di­sco­te­ca, dor­men­do dal­le ami­che per­ché i miei non si ac­cor­ges­se­ro che rien­tra­vo al mat­ti­no». So­lo dai 15 ai 16, pe­rò: per­ché ha smes­so co­sì pre­sto? «Mi so­no stan­ca­ta». Che co­sa non la stan­ca, in­ve­ce, del suo uo­mo? «Ci guar­dia­mo co­me se fos­se an­co­ra il pri­mo gior­no». Che fu? «Il 25 feb­bra­io 2013. Ci ha fat­to co­no­sce­re un’ex cop­pia di ami­ci co­mu­ni. Quan­do en­trò, in un ri­sto­ran­te a San Lo­ren­zo, mi col­pì il pro­fu­mo che ave­va, di sham­poo, mi­sto ad al­tro». Ba­stò quel­lo? «No. Poi suc­ces­se che scop­piai a ri­de­re dal nien­te per una sua bat­tu­ta su un cock­tail, per pu­do­re ir­ri­pe­ti­bi­le. Non era co­sa da me. È da al­lo­ra che ci ri­te­nia­mo dan­za­ti. E an­co­ra ci di­cia­mo co­se, ci per­dia­mo l’uno nell’al­tra co­me se quell’in­con­tro fos­se di cin­que mi­nu­ti fa». Una for­tu­na. «A vol­te vor­rei an­da­re con­tro la ma­te­ria per en­trar­gli den­tro. E sta lì for­se l’amo­re, nel met­ter­si pri­ma di ogni al­tra co­sa, nel pro­teg­ger­ci e for­ma­re un mon­do in cui non ab­bia­mo bi­so­gno di nul­la, ol­tre a noi». In tut­to il ser­vi­zio: abi­ti, Fa­shion edi­tor Glo­ria Ri­pa­mon­ti. Ma­ke-up Sil­via Dell’Or­to per Cha­nel. Hair Ana Ro­dri­guez@Gree­nap­ple. Si rin­gra­zia Lau­ra Pe­co­ra di Ma­gna Pars Sui­tes Mi­la­no.

Stel­la McCart­ney.

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