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Un ilm di suc­ces­so, ha re­ga­la­to a Pao­lo Ge­no­ve­se mol­ta li­ber­tà. E la pos­si­bi­li­tà di tor­na­re ai «cor­ti», il pri­mo amo­re. Per rac­con­ta­re un mar­chio, par­ten­do pe­rò da un te­ma so­cia­le

Vanity Fair (Italy) - - Style Si Gira - Di EN­RI­CA BROCARDO

n grup­pet­to di ami­che. Una di lo­ro si sta pre­pa­ran­do per un ap­pun­ta­men­to im­por­tan­te. «Che co­sa mi met­to?», «Co­me mi com­por­to?». Si scam­bia­no con­si­gli sui ve­sti­ti, ni­sco­no per par­la­re di uo­mi­ni. «Un’at­mo­sfe­ra al­la Sex and the Ci­ty», co­sì Pao­lo Ge­no­ve­se de­scri­ve Per sem­pre, il cor­to­me­trag­gio che ha scrit­to e di­ret­to per Twin­set, in col­la­bo­ra­zio­ne con Rai Ci­ne­ma. Un pro­get­to che se­gue il suc­ces­so del suo ul­ti­mo film, Per­fet­ti sco­no­sciu­ti, se­con­do mi­glior in­cas­so del­la sta­gio­ne, due Da­vid di Do­na­tel­lo e mol­tis­si­mi al­tri pre­mi. La sto­ria, in quel ca­so, era quel­la di un grup­po di ami­ci che, du­ran­te una ce­na, de­ci­de­va di «con­di­vi­de­re» i cel­lu­la­ri. Se non lo ave­te an­co­ra vi­sto, non vi sve­lia­mo gli svi­lup­pi (ma che il gio­co sia pe­ri­co­lo­so lo im­ma­gi­na­te). Co­sì co­me non pos­sia­mo rac­con­ta­re il na­le sor­pren­den­te del cor­to­me­trag­gio. «Per­ché si ca­pi­sce che al cen­tro del­la sto­ria c’è un te­ma so­cia­le».

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