Ra­gaz­zi, tut­ti nel Far Web

Vanity Fair (Italy) - - Week -

Il «deep web» non in­te­res­sa so­lo al­la po­li­zia, agli spac­cia­to­ri e agli anar­chi­ci. Pao­lo Fab­bri, che con Um­ber­to Eco è uno dei pa­dri del­la se­mio­lo­gia ita­lia­na, ha ana­liz­za­to il si­gni­fi­ca­to del la­to oscu­ro di In­ter­net e su que­sto te­ma ter­rà una con­fe­ren­za al Fe­sti­val del­la Co­mu­ni­ca­zio­ne di Ca­mo­gli (8-11 set­tem­bre, in­fo: www. fe­sti­val­co­mu­ni­ca­zio­ne.it). Per­ché que­sto in­te­res­se per il «deep web»? «Per­ché è il nuo­vo Far We­st, po­trem­mo de­fi­nir­lo Far Web, un im­men­so luo­go di fron­tie­ra. E le fron­tie­re so­no in­nan­zi­tut­to spa­zi di li­ber­tà». Li­ber­tà che pe­rò può es­se­re usa­ta an­che ma­le. «Cer­to. Ma pro­prio per que­sto è in­te­res­san­te. La no­stra cul­tu­ra è os­ses­sio­na­ta dal­la tra­spa­ren­za, sen­za af­fer­ra­re che il se­gre­to è la par­te più im­por­tan­te di ogni co­mu­ni­ca­zio­ne. E il “deep web” con­tie­ne i se­gre­ti di In­ter­net. È co­me se fos­se il suo in­con­scio, il luo­go do­ve fi­ni­sce tut­to quel­lo che ri­muo­via­mo». C’è un suo uso che tro­va in­te­res­san­te? «Mi pia­ce mol­to quel­lo che fa un col­let­ti­vo di ar­ti­sti di Zu­ri­go. Va in una gal­le­ria, si con­net­te al “deep web” e fa par­ti­re un pro­gram­ma che or­di­na in au­to­ma­ti­co ac­qui­sti dai mer­ca­ti clan­de­sti­ni. La mer­ce, dal­le scar­pe al­la dro­ga, ar­ri­va nel­la gal­le­ria e co­sì si ri­co­strui­sce fi­si­ca­men­te quel­lo che sul “deep web” è vir­tua­le. So­no que­sti gli espe­ri­men­ti che mi in­te­res­sa­no». Ma lei sul «deep web» ci è mai an­da­to? «Mai in pri­ma per­so­na, non sa­prei nem­me­no co­me far­lo, ho la­vo­ra­to su ma­te­ria­li di se­con­da ma­no. So­no i gio­va­ni ri­cer­ca­to­ri che de­vo­no an­da­re nel “deep web”, esplo­rar­lo, ca­pir­lo. Ser­ve una nuo­va an­tro­po­lo­gia di cer­ti luo­ghi».

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