CHE UAN?

Vanity Fair (Italy) - - Il Postino -

ciò che il ma­tri­mo­nio non è più in gra­do di of­frir­ti quan­to a pul­sio­ni fi­si­che e af­fi­ni­tà psi­co­lo­gi­che – col­ma le tue ca­ren­ze e ti fa sen­ti­re una don­na, una ma­dre e for­se an­che una mo­glie più ap­pa­ga­ta? Il vo­stro equi­li­bro è pre­ca­rio, ma rea­le: en­tram­bi coin­vol­ti dal­la passione, en­tram­bi spo­sa­ti, en­tram­bi ge­ni­to­ri di fi­gli che giu­sti­fi­ca­no la re­ci­ta del­la fa­mi­glia per­fet­ta (più nel tuo ca­so che nel suo, a di­re il ve­ro, aven­do lui dei ra­gaz­zi già ab­ba­stan­za gran­di per non cre­de­re al­le rap­pre­sen­ta­zio­ni sce­ni­che). Un ci­ni­co ti di­reb­be: per­ché cam­bia­re? Vai avan­ti co­sì. Se la­sci l’aman­te, ti ri­tro­ve­rai so­la e sper­du­ta in un ma­tri­mo­nio in­com­ple­to e ri­schie­rai sol­tan­to di ac­ce­le­rar­ne la fi­ne. Se in­ve­ce mol­li il ma­ri­to, avan­ze­rai ine­vi­ta­bil­men­te una iden­ti­ca pre­te­sa al tuo aman­te. Il qua­le po­treb­be non sod­di­sfar­la, de­cre­tan­do la con­clu­sio­ne del­la sto­ria o la sua pro­se­cu­zio­ne tra atro­ci tor­men­ti. Mol­to me­glio non mo­di­fi­ca­re nul­la e la­scia­re che sia la vi­ta a de­ci­de­re per te. La scel­ta del ci­ni­co è una que­stio­ne di ca­rat­te­re, ma sem­bra dif­fi­ci­lis­si­ma da ge­sti­re. Non ne fac­cio una que­stio­ne mo­ra­le. An­zi, può dar­si che nel suo prag­ma­ti­smo fe­ro­ce il ci­ni­co ab­bia ra­gio­ne. Ma per vi­ve­re un po­li-amore bi­so­gna ave­re il fi­si­co. De­vi rac­con­ta­re ogni gior­no un muc­chio di bugie, qual­cu­na an­che a te stes­sa, e ri­cor­dar­te­le pu­re. De­vi chia­mar­li tut­ti «te­so­ro» per non cor­re­re il ri­schio di sba­glia­re i no­mi. So­prat­tut­to de­vi im­pie­ga­re una quan­ti­tà im­ma­ne di ener­gie nel­la ge­stio­ne del traf­fi­co sen­ti­men­ta­le e do­po un po’ ti po­tre­sti ri­tro­va­re co­sì stan­ca da non pro­va­re più pia­ce­re nem­me­no in ciò che fi­no­ra te ne ave­va sem­pre da­to. Par­ti­ta con l’obiet­ti­vo di amar­li en­tram­bi, ti ver­rà il dub­bio di non ama­re più nessuno. Hai par­la­to di un la­vo­ro che ti por­te­reb­be in un’al­tra cit­tà. Fos­si in te, lo ac­cet­te­rei. Tut­to ciò che met­te in mo­vi­men­to una si­tua­zio­ne sta­gnan­te va nel­la di­re­zio­ne giu­sta. Po­nen­do una di­stan­za fi­si­ca tra te e i tuoi uo­mi­ni, po­trai fi­nal­men­te pas­sa­re del tem­po da so­la e ca­pi­re me­glio, sen­za pres­sio­ni, co­sa de­si­de­ri dav­ve­ro. Stai tran­quil­la: se ti ama­no, non li per­de­rai a cau­sa del­la lon­ta­nan­za. L’amore non è una zuc­chi­na bio­lo­gi­ca. Può ri­ma­ne­re sa­no e nu­trien­te an­che se non si tro­va a «chi­lo­me­tro zero». AN­DRÉ DA LO­BA

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