PART-TI­ME?

Vanity Fair (Italy) - - Week -

Pro­ba­bil­men­te ave­te sen­ti­to par­la­re del­la sto­ria stra­zian­te di Va­len­ti­na, che ave­va tren­ta­due an­ni e do­ve­va es­se­re mol­to fe­li­ce, per­ché gra­zie al­la pro­crea­zio­ne as­si­sti­ta era fi­nal­men­te riu­sci­ta a ri­ma­ne­re in­cin­ta di due gemelli, un ma­schio e una fem­mi­na. Era ri­co­ve­ra­ta da due set­ti­ma­ne all’ospe­da­le di Ca­ta­nia, per una di­la­ta­zio­ne dell’ute­ro an­ti­ci­pa­ta, quan­do la sua si­tua­zio­ne me­di­ca im­prov­vi­sa­men­te si è ag­gra­va­ta. Il 15 ot­to­bre i due fe­ti so­no mor­ti, uno do­po l’al­tro. E il gior­no do­po, a cau­sa di una gra­ve in­fe­zio­ne, è mor­ta an­che la po­ve­ra Va­len­ti­na. Di que­sta sto­ria dram­ma­ti­ca si è mol­to par­la­to per­ché, se­con­do i fa­mi­lia­ri di Va­len­ti­na, un me­di­co dell’ospe­da­le, obiet­to­re di co­scien­za, si sa­reb­be ri­fiu­ta­to di in­ter­ve­ni­re. Il pri­ma­rio di Gi­ne­co­lo­gia ne­ga che le co­se sia­no an­da­te co­sì, an­che in quan­to l’obie­zio­ne di co­scien­za, in un abor­to spon­ta­neo co­me quel­lo, non esi­ste. E in ef­fet­ti un ar­ti­co­lo del­la leg­ge 194 sull’in­ter­ru­zio­ne di gra­vi­dan­za di­ce che, nei ca­si in cui la vi­ta del­la don­na in­cin­ta sia in pe­ri­co­lo, an­che il per­so­na­le obiet­to­re è ob­bli­ga­to a in­ter­ve­ni­re, a pre­scin­de­re dal­lo sta­dio di avan­za­men­to del­la gra­vi­dan­za, che per Va­len­ti­na era di cin­que me­si. Ora a Ca­ta­nia è sta­ta aper­ta un’in­chie­sta per ca­pi­re co­me sia­no an­da­te le co­se, e an­che il mi­ni­ste­ro del­la Sa­lu­te ha in­via­to de­gli ispet­to­ri.

Que­sta tri­stis­si­ma vi­cen­da non de­ve es­se­re stru­men­ta­liz­za­ta in un di­bat­ti­to tra abor­ti­sti e an­ti-abor­ti­sti, co­me ha già fat­to qual­che gior­na­le: la ri­fles­sio­ne che in­ve­ce è giu­sto fa­re è quel­la sul­la nor­ma del­la leg­ge che ri­guar­da l’obie­zio­ne di co­scien­za, dal mo­men­to che il pri­ma­rio ha di­chia­ra­to che in quell’ospe­da­le tut­ti i do­di­ci gi­ne­co­lo­gi so­no obiet­to­ri di co­scien­za. Tut­ti e do­di­ci! Tan­to che nel re­par­to han­no do­vu­to or­ga­niz­zar­si con una sor­ta di «do­ta­zio­ne ester­na di me­di­ci» nei ca­si in cui ci sia una re­go­la­re ri­chie­sta di in­ter­ru­zio­ne di gra­vi­dan­za. È giu­sto se­con­do voi – an­che se si pen­sa che l’obie­zio­ne di co­scien­za dei me­di­ci sia un di­rit­to – che non ab­bia al­cun prez­zo, co­sì co­me in­ve­ce ce l’ave­va per chi sce­glie­va un tem­po di non

Sfa­re il ser­vi­zio mi­li­ta­re ob­bli­ga­to­rio e do­ve­va pre­sta­re un mol­to più lun­go ser­vi­zio ci­vi­le? La­scia­re che sia so­lo la no­stra co­scien­za a de­ci­de­re su una leg­ge del­lo Sta­to non do­vreb­be al­lo­ra va­le­re per mol­ti al­tri ca­si? E qua­li so­no, nel­la quo­ti­dia­ni­tà de­gli ospe­da­li ita­lia­ni, le con­cre­te con­se­guen­ze del di­rit­to all’obie­zio­ne di co­scien­za? u un blog ho let­to sull’ar­go­men­to un com­men­to che mi ha col­pi­to: «Non vuoi fa­re un’at­ti­vi­tà com­pre­sa nel tuo im­pie­go? Non fai quel la­vo­ro. Non vuoi ri­schia­re di cor­re­re pe­ri­co­li? Non fai il po­li­ziot­to. Non vo­glio sin­da­ca­re su obie­zio­ne, re­li­gio­ne, ecc., non mi in­te­res­sa, hai tut­to il di­rit­to di ve­der­la co­me vuoi, ma non puoi fa­re quel me­stie­re. Non puoi es­se­re pa­ga­to dall’am­mi­ni­stra­zio­ne pub­bli­ca, cioè da tut­ti i cit­ta­di­ni, per fa­re quel la­vo­ro par­zial­men­te, so­lo nel­le par­ti che ti piac­cio­no. Al mas­si­mo, puoi far­lo con una pa­ga net­ta­men­te mi­no­re, in ma­nie­ra che si pos­sa pa­ga­re al­tri per fa­re il la­vo­ro che non fai tu». Una sem­pli­fi­ca­zio­ne, ma ef­fi­ca­ce per sti­mo­la­re un di­bat­ti­to su una que­stio­ne che ba­na­le non è per nien­te. Che co­sa ne pen­sa­te voi?

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.