Ca­ro di­ret­to­re,

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bel­la Char­li­ze The­ron! Pec­ca­to non ab­bia tro­va­to un uo­mo al­la sua al­tez­za. NARA In ef­fet­ti Sean Penn era più bas­so.

Char­li­ze, in co­per­ti­na di­ci che «un uo­mo non ser­ve». For­se non ser­ve a te che sei una stan­ga. A me ser­ve, ‡da­ti: chi ci ar­ri­va ai ba­rat­to­li al­ti del su­per? PAO­LA Basta che non sia Sean Penn, se no lo met­te se­du­to nel car­rel­lo del­la spe­sa. Le la­cri­me sci­vo­la­va­no si­len­zio­se. «Non ho fat­to in tem­po, pa­pà. Ave­vo pro­mes­so ad An­ge­la di por­tar­le la Bar­bie Ma­li­bù, la mia pre­fe­ri­ta, per rin­gra­ziar­la di tut­te le esta­ti in cui ho gio­ca­to con le sue». Con un ba­cio sul­la te­sta, il pa­dre la con­so­lò. Rac­con­tò del do­lo­re, del­la rab­bia, del­la pau­ra, del sen­so di im­po­ten­za di chi ave­va per­so tut­to e tut­ti. Di quan­ti era­no ve­nu­ti dal re­sto dell’Ita­lia a sca­va­re a ma­ni nu­de. Del non­no, ri­ma­sto tre gior­ni vi­vo sot­to le ma­ce­rie. De­gli zii, de­gli ami­ci che non c’era­no più. Dei ri­tar­di nei soc­cor­si. Di que­sta Ita­lia pie­na di fe­ri­te, ras­se­gna­ta a cu­rar­si da so­la. Al­lo­ra e og­gi. De­di­ca­to a quel­li che ho ama­to e che non ci so­no più. Agli ami­ci d’in­fan­zia e al­le cor­se tra il gra­no. Ai gio­chi sui bi­na­ri. Al­le av­ven­tu­re nei boschi. Ai ba­gni nell’Ofan­to dal­le ac­que di cri­stal­lo. Ai miei non­ni ama­tis­si­mi. A mio zio. Al­le mie esta­ti. A Con­za del­la Cam­pa­nia. All’Ir­pi­nia. Al­la ter­ra che tre­ma an­co­ra. Al­le Mar­che, all’Um­bria, ai me­ra­vi­glio­si pae­si che fan­no par­te del­la no­stra sto­ria, del­la no­stra vi­ta. A chi non dor­mi­rà mai più a cuo­re li­be­ro, e ogni vol­ta che la ter­ra tre­me­rà an­co­ra ri­piom­be­rà nell’abis­so. A og­gi, che ho avu­to la for­za di rac­con­ta­re. MA­RIEL­LA

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