The do­nald

E il po­po­lo bian­co

Vanity Fair (Italy) - - Week -

e ge­ne­ra­liz­za­zio­ni dei gior­na­li­sti spes­so ri­du­co­no i ri­sul­ta­ti elet­to­ra­li a quel­li del­le ma­ni­fe­sta­zio­ni spor­ti­ve: qual­cu­no vin­ce, qual­cu­no per­de; qual­cu­no ha tut­ta la ra­gio­ne del mon­do e l’al­tro tut­ti i tor­ti; qual­cu­no pren­de tut­to, gli al­tri non pren­do­no nien­te. La po­li­ti­ca pe­rò è pie­na di sfu­ma­tu­re e le ele­zio­ni fun­zio­na­no in un al­tro mo­do: il can­di­da­to scon­fit­to pren­de co­mun­que mol­tis­si­mi vo­ti, e quei vo­ti rap­pre­sen­ta­no le idee e i bi­so­gni di per­so­ne che non spa­ri­sco­no so­lo per­ché mo­men­ta­nea­men­te mi­no­ri­ta­rie. In­som­ma, il mo­do in cui Do­nald Trump ha cam­bia­to il Par­ti­to Re­pub­bli­ca­no e la po­li­ti­ca sta­tu­ni­ten­se pre­scin­de dall’esi­to del­le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li.

Ler esem­pio: si di­ce che nel­la po­li­ti­ca ame­ri­ca­na per ave­re suc­ces­so ser­vo­no mol­ti sol­di. Mol­ti han­no ci­ta­to quin­di la ric­chez­za di Trump co­me una del­le ra­gio­ni del­la sua asce­sa, ma la sua can­di­da­tu­ra di­mo­stra il con­tra­rio: Trump ha vin­to le pri­ma­rie del Par­ti­to Re­pub­bli­ca­no rac­co­glien­do e spen­den­do po­chis­si­mi sol­di ri­spet­to agli stan­dard del­la po­li­ti­ca sta­tu­ni­ten­se con­tem­po­ra­nea. Op­pu­re: si di­ce che nel­la po­li­ti­ca ame­ri­ca­na gli spot te­le­vi­si­vi e l’or­ga­niz­za­zio­ne ter­ri­to­ria­le sia­no i più ef­fi­ca­ci stru­men­ti a di­spo­si­zio­ne dei can­di­da­ti: è ve­ro e re­ste­rà ve­ro an­che do­po que­ste ele­zio­ni, ma Trump ha di­mo­stra­to che la gran­de no­to­rie­tà per­so­na­le e l’uti­liz­zo ag­gres­si­vo dei so­cial net­work pos­so­no sup­pli­re al­me­no par­zial­men­te agli stru­men­ti tra­di­zio­na­li. An­co­ra: Trump ha di­mo­stra­to che si può emer­ge­re an­che aven­do con­tro l’in­te­ro esta­blish­ment del par­ti­to – an­zi, av­van­tag­gian­do­si da que­sto scon­tro –e i pros­si­mi can­di­da­ti re­pub­bli­ca­ni ne ter­ran­no con­to.

PLe no­vi­tà più im­por­tan­ti che Trump ha por­ta­to in que­sta cam­pa­gna elet­to­ra­le, pe­rò, non so­no co­mu­ni­ca­ti­ve né or­ga­niz­za­ti­ve ma po­li­ti­che. Smen­ten­do il luo­go co­mu­ne per cui al­tra no­vi­tà ri­guar­da quel fenomeno che ne­gli Sta­ti Uni­ti vie­ne de­fi­ni­to «iden­ti­ty po­li­tics»: il ruo­lo del­la de­mo­gra­fia nel de­fi­ni­re, for­ma­re e pre­ve­de­re le opinioni po­li­ti­che dei cit­ta­di­ni, e quin­di an­che le lo­ro in­ten­zio­ni elet­to­ra­li. Ne­gli Sta­ti Uni­ti è in cor­so or­mai da due de­cen­ni un cam­bia­men­to de­mo­gra­fi­co epo­ca­le: i bian­chi so­no sem­pre di me­no, i non bian­chi so­no sem­pre di più. In mol­te cit­tà le mi­no­ran­ze et­ni­che non so­no più mi­no­ran­ze: e vo­ta­no qua­si esclu­si­va­men­te per i De­mo­cra­ti­ci. Men­tre gli stra­te­ghi dei Re­pub­bli­ca­ni in­vi­ta­va­no i lo­ro can­di­da­ti ad aprir­si a un elet­to­ra­to nuo­vo, più gio­va­ne e mul­tiet­ni­co, Trump ha fat­to di­ven­ta­re mag­gio­ri­ta­ria la li­nea dei Tea Par­ty, la cor­ren­te populista ed estre­mi­sta del par­ti­to, di­mo­stran­do che la clas­se bian­ca sta­tu­ni­ten­se in de­cli­no può an­co­ra es­se­re sfrut­ta­ta co­me ser­ba­to­io di vo­ti. Al prez­zo di spac­ca­re an­co­ra di più un Pae­se già di­vi­so a me­tà.

L’avreb­be vin­to le pri­ma­rie esclu­si­va­men­te in no­me del suo estre­mi­smo, Do­nald Trump ha ri­bal­ta­to la po­si­zio­ne del Par­ti­to Re­pub­bli­ca­no su qual­co­sa di oscu­ro ma che ci ri­guar­da tut­ti: i trat­ta­ti com­mer­cia­li e gli ac­cor­di di li­be­ro scam­bio, co­me il Ttip che gli Sta­ti Uni­ti stan­no di­scu­ten­do con l’Unio­ne Eu­ro­pea or­mai da qual­che an­no. Quel­lo che ne­gli Sta­ti Uni­ti è il par­ti­to li­be­ri­sta per eccellenza, gran­de so­ste­ni­to­re del mi­nor in­ter­ven­to pos­si­bi­le del­lo Sta­to in economia e del­le vir­tù del­la glo­ba­liz­za­zio­ne, con Do­nald Trump è di­ven­ta­to più scet­ti­co ver­so il li­be­ro mer­ca­to. «L’ame­ri­ca­ni­smo sa­rà il no­stro cre­do, non il glo­ba­li­smo», ha det­to più vol­te Trump, in­tuen­do che la cri­si eco­no­mi­ca aves­se tra­sfor­ma­to la ba­se del Par­ti­to Re­pub­bli­ca­no por­tan­do­la a chie­de­re al go­ver­no più pro­te­zio­ne, o for­se sem­pli­ce­men­te più chiu­su­ra. * Vi­ce­di­ret­to­re del Po­st

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