IL CUO­RE?

Vanity Fair (Italy) - - Il Postino -

in­ve­ce quell’os­si­ge­no lo ha tro­va­to e ne ha de­dot­to cor­ret­ta­men­te che a es­se­re asfit­ti­co fos­se or­mai il vo­stro rap­por­to. Tu at­tri­bui­sci la sua fu­ga al­la pau­ra d’amare. Non per smon­tar­ti, ma è il clas­si­co ali­bi che ci rac­con­tia­mo quan­do qual­cu­no ci ri­fiu­ta o ci la­scia. Al­lo sco­po di non pre­ci­pi­ta­re nel­la di­si­sti­ma, ten­dia­mo ad at­tri­bui­re la fi­ne del suo amo­re per noi al­la pau­ra. Men­tre è ve­ro il con­tra­rio: è la fi­ne dell’amo­re che ge­ne­ra la pau­ra, co­sì co­me l’in­na­mo­ra­men­to por­ta sem­pre in do­no una inie­zio­ne di co­rag­gio. Ma è poi tan­to im­por­tan­te in­da­ga­re i mo­ti­vi del­la sua de­ci­sio­ne? I ge­sti han­no una lo­ro for­za esau­sti­va che to­glie va­lo­re a ogni elu­cu­bra­zio­ne men­ta­le. Ora sei di fron­te al bi­vio in cui si tro­va­no tut­te le vit­ti­me di una scelta pre­sa da al­tri con­tro la lo­ro vo­lon­tà. Ac­cet­tar­la o pro­va­re a mo­di­fi­car­ne l’esi­to? Tu ri­spon­di che la testa con­si­glia la re­sa, men­tre il cuo­re ti in­ci­ta a com­bat­te­re an­co­ra. Co­sì pe­rò ri­schi di in­cor­re­re nell’er­ro­re, as­sai dif­fu­so, di con­fon­de­re il cuo­re con la pan­cia. È la pan­cia – l’ego fe­ri­to, l’eros – che ti ur­la di non ac­cet­ta­re la scon­fit­ta, di tor­na­re con­ti­nua­men­te a sbat­te­re con­tro il mu­ro del suo ri­fiu­to. Il cuo­re, se lo ascol­ti in si­len­zio, ti di­rà in­ve­ce che non è cer­to stan­do­gli ad­dos­so che gli per­met­te­rai di cam­bia­re idea. So­lo l’as­sen­za può far­gli sen­ti­re la tua man­can­za e in­dur­lo a tor­na­re da te di sua ini­zia­ti­va. Sta­ti­sti­ca­men­te ci so­no scar­sis­si­me pos­si­bi­li­tà che ciò ac­ca­da ed è pro­prio que­sto a spin­ger­ti all’azio­ne. Ma qui il cuo­re può of­frir­ti un al­tro sug­ge­ri­men­to che la testa si ri­fiu­te­reb­be di da­re ed è in con­trad­di­zio­ne con il pre­ce­den­te sol­tan­to in ap­pa­ren­za. Da trop­po tem­po hai bloc­ca­to la tua vi­ta in at­te­sa di qual­co­sa che dif­fi­cil­men­te av­ver­rà. Piut­to­sto che con­ti­nua­re a lo­go­rar­ti, af­fron­ta quell’uo­mo per l’ul­ti­ma vol­ta. Be­vi an­co­ra un sor­so dell’ama­ro ca­li­ce del suo ri­fiu­to. In­fi­schian­do­te­ne del­la di­gni­tà, che in amo­re non ha sen­so al­cu­no. Grat­ta il fon­do di que­sta sto­ria, fi­no ad aver­ne la nau­sea. So­lo co­sì po­trai gi­ra­re pa­gi­na e met­ter­ti nel­le con­di­zio­ni di co­min­cia­re a scri­ver­ne un’al­tra. ANDRÉ DA LOBA

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