Non da­te la col­pa a me

È la stel­la na­scen­te del (t)rap ita­lia­no. SFE­RA EBBASTA can­ta del­la sua «Ci­ny» e di dro­ghe. E ha un mes­sag­gio per noi

Vanity Fair (Italy) - - Carpe Diem - Di RAF­FAEL­LA SERINI

n ar­te Sfe­ra Ebbasta («sfe­ra» co­me si tag­ga­va sui mu­ri, «ebbasta» al po­sto del co­gno­me su Fa­ce­book), il ve­ro no­me è Gio­na­ta: «“Do­no di Dio”, in ebrai­co. Mia ma­dre ha avu­to una gra­vi­dan­za dif­fi­ci­le, non si sa­pe­va se sarei na­to o no». Ven­ti­tré an­ni do­po, Sfe­ra Ebbasta, can­tan­do di Fi­gli di pa­pà e Ci­ny (Ci­ni­sel­lo Bal­sa­mo, il suo pae­se), è di­ven­ta­to il no­me di pun­ta del rap ita­lia­no. An­zi del trap, co­me si chia­ma il suo ge­ne­re, fat­to di suo­ni cu­pi ed elet­tro­ni­ci. Ora è in tour: il 3 di­cem­bre a Ba­ri, il 7 a Par­ma, il 9 a To­ri­no. Per sua ma­dre è sta­to «un do­no» an­che quan­do ha de­ci­so di mol­la­re la scuo­la e met­ter­si a fa­re ri­me? «Per for­za. An­che per­ché la scuo­la l’ho mol­la­ta su­bi­to. Per for­tu­na mia so­rel­la è lau­rea­ta». Chi vie­ne ai suoi con­cer­ti? «Pri­ma c’era so­lo il ra­gaz­zo di pe­ri­fe­ria che s’iden­ti­fi­ca­va. Ora mi se­gue an­che chi com­pra in Mon­te­na­po­leo­ne». La cre­sta ros­sa se la fa in ca­sa? «Il mio coin­qui­li­no è par­ruc­chie­re». Can­ta di «fi­gli di pa­pà», «fi­gli di put­ta­na» e «bra­vi ra­gaz­zi»: lei do­ve si col­lo­ca? «Bra­vo ra­gaz­zo, per­ché so­no riu­sci­to a fa­re con­ten­ta la mam­ma. Mai sta­to fi­glio di pa­pà». Suo pa­dre è mor­to pre­sto. «Ave­vo 13 an­ni. Ma an­che quan­do ce l’ave­vo non ero vi­zia­to, sol­di ce n’era­no po­chi». Con i pri­mi gua­da­gni che sod­di­sfa­zio­ne si è tol­to? «Ho aiu­ta­to mia ma­dre e mia so­rel­la. E poi ho com­pra­to tan­ti ve­sti­ti, quel­li so­no i miei sfi­zi. Un gior­no vor­rei di­se­gna­re una li­nea mia». In amo­re com’è mes­so? «Ho avu­to una ra­gaz­za sto­ri­ca. Pe­rò poi si è tra­sfe­ri­ta a Lon­dra. Ades­so di ti­pe ne ho cinquanta! (ri­de)». A par­te le can­ne, qua­li dro­ghe ha pro­va­to? «Se hai vi­sto qua­li con­se­guen­ze pos­so­no ave­re, ti tie­ni al­la lar­ga. E a Ci­ni­sel­lo le ve­di su­bi­to». Pe­rò è di­ven­ta­to fa­mo­so an­che per la co­dei­na, di cui par­la spes­so nel­le can­zo­ni e nel­le in­ter­vi­ste. «Sì, ma non pos­so sen­tir­mi re­spon­sa­bi­le del fat­to che og­gi la usi­no i ra­gaz­zi­ni. Io a 13 an­ni ascol­ta­vo i Club Do­go che par­la­va­no di co­cai­na e non me la so­no mai fat­ta. Tut­ti so­no ca­pa­ci di pen­sa­re con la pro­pria te­sta».

IGio­na­ta Bo­schet­ti, in ar­te Sfe­ra Ebbasta, 23 an­ni. È da po­co co­min­cia­to il suo tour (tut­te le da­te su Sfe­raeb­ba­sta.net).

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