Ma­ri­lyn­ne, la scrit­tri­ce del pre­si­den­te

Esce il pri­mo ro­man­zo di Ro­bin­son, di­ven­ta­ta una ce­le­bri­ty gra­zie a Obama. Ec­co per­ché anche noi do­vrem­mo amar­la mol­tis­si­mo

Vanity Fair (Italy) - - Carpe Diem - Di CA­TE­RI­NA SOFFICI

Cer­ti scrit­to­ri han­no sto­rie sem­pli­ci ep­pu­re por­ten­to­se co­me i per­so­nag­gi dei lo­ro ro­man­zi. Ma­ri­lyn­ne Ro­bin­son, na­ta nel 1943 a Sand­point, nell’Ida­ho, è una di lo­ro. È una del­le più im­por­tan­ti au­tri­ci ame­ri­ca­ne vi­ven­ti e, in pa­tria, anche una ce­le­bri­tà per il gran­de pub­bli­co gra­zie a due fat­ti a lo­ro mo­do con­nes­si. Pri­mo: è sta­ta in­se­ri­ta da Ti­me nel­la li­sta del­le 100 per­so­ne più in­fluen­ti del mon­do. Se­con­do: è la pre­fe­ri­ta di Ba­rack Obama, che è an­da­to ap­po­sta in Io­wa, do­ve Ma­ri­lyn­ne Ro­bin­son vi­ve e in­se­gna scrit­tu­ra crea­ti­va, per in­ter­vi­star­la (il po­d­ca­st è sul si­to del­la New York Re­view of Books). È ac­ca­du­to l’an­no scor­so, e han­no par­la­to, ol­tre che di li­bri, anche di po­li­ti­ca e di re­li­gio­ne. In uno dei pas­sag­gi più bel­li, Ro­bin­son esal­ta­va l’im­por­tan­za del­la de­mo­cra­zia che si fon­da sul­la fi­du­cia de­gli es­se­ri uma­ni nei pro­pri si­mi­li e nel ri­spet­to dei di­ver­si, per­ché so­no crea­ti a im­ma­gi­ne di Dio. Profetica, visto l’esi­to del­le ele­zio­ni ne­gli Sta­ti Uni­ti. Profetica co­me il mes­sag­gio dei suoi ro­man­zi, uni­ver­sa­le, per­ché cu­ra le fe­ri­te dell’ani­ma e in­da­ga i gran­di te­mi che ri­guar­da­no tut­ti: il do­lo­re, la giu­sti­zia e la re­den­zio­ne, le fe­de re­li­gio­sa e l’ab­ban­do­no. Ei­nau­di pub­bli­ca ora il suo pri­mo li­bro Le cu­re do­me­sti­che, usci­to nel 1980. È la sto­ria di una ca­sa, di un la­go do­ve la ma­dre si è but­ta­ta con la mac­chi­na, e di due don­ne sen­za ra­di­ci, le or­fa­ne Ru­th e Lu­cil­le, cresciute dal­la più gio­va­ne del­le zie, la mi­ste­rio­sa e af­fa­sci­nan­te Syl­vie. Con que­sto pri­mo ro­man­zo, che per il Guar­dian è uno dei 100 più bel­li di tut­ti i tem­pi, Ma­ri­lyn­ne Ro­bin­son fu no­mi­na­ta al Pu­li­tzer. Lo ha poi vin­to nel 2005 con Gi­lead, all’età di 62 an­ni e do­po 24 di si­len­zio. In se­gui­to, so­no usci­ti Ca­sa e Li­la, a con­clu­de­re la co­sid­det­ta Tri­lo­gia di Gi­lead, sa­ga di due fa­mi­glie di re­ve­ren­di pro­te­stan­ti del Mid­we­st. Quat­tro ro­man­zi in 73 an­ni e un pu­gno di per­so­nag­gi me­mo­ra­bi­li. E que­sto ba­sta a far­ne un mi­to.

LE CU­RE DO­ME­STI­CHE

di Ma­ri­lyn­ne Ro­bin­son (Ei­nau­di, pagg. 208, Û 18,50; trad. di Del­fi­na Vez­zo­li)

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