SCELGONO I MUSER

Qua­le sa­rà la pros­si­ma can­zo­ne che can­tic­chie­re­te? Lo de­ci­do­no gli ado­le­scen­ti su MUSICAL.LY, l’app del play­back che in­ven­ta il la­vo­ro

Vanity Fair (Italy) - - Week - di MATTEO MAFFUCCI

Sta­te ascol­tan­do la vo­stra can­zo­ne pre­fe­ri­ta, vi guar­da­te in­tor­no, non c’è nes­su­no e quin­di, con tut­to il tra­spor­to che ave­te in cor­po, ini­zia­te a fa­re il play­back del­la can­zo­ne, co­me se fo­ste li­ve al Ma­di­son Squa­re Gar­den. Lo ave­te mai fat­to? Al­me­no una vol­ta nel­la vi­ta tut­ti quan­ti. Be’, og­gi i ra­gaz­zi tra i9 e i 16 an­ni lo fan­no in ma­nie­ra strut­tu­ra­ta, all’in­ter­no di un so­cial net­work che con­ta 20 mi­lio­ni di iscrit­ti (due so­lo in Ita­lia). Si chia­ma Musical. ly, per­met­te di re­gi­stra­re e con­di­vi­de­re bre­vi vi­deo in cui si mi­ma­no le can­zo­ni più fa­mo­se del mo­men­to. L’aspet­to più in­tri­gan­te, pe­rò, non è quel­lo lu­di­co – al­me­no per me, che so­no com­ple­ta­men­te fuo­ri tar­get – è che i muser (co­sì si chia­ma­no gli iscrit­ti al so­cial) stan­no di­ven­tan­do ve­ri e pro­pri in­fluen­cer nel mer­ca­to del­la mu­si­ca. Con un vi­deo di 10-15 se­con­di pos­so­no de­cre­ta­re, o me­glio in­fluen­za­re, il suc­ces­so di un bra­no. Lo tro­vo ab­ba­stan­za in­cre­di­bi­le, cal­co­lan­do che que­sti ra­gaz­zi han­no una me­dia di 13-15 an­ni. Og­gi so­no ri­chie­stis­si­mi dal­le ca­se di­sco­gra­fi­che, chiu­do­no ac­cor­di di con­su­len­za stra­te­gi­ca, e ven­go­no uti­liz­za­ti per la crea­zio­ne di con­te­nu­ti spe­cia­li le­ga­ti al­le va­rie usci­te di­sco­gra­fi­che. Co­me nel ca­so di Mi­che­le Bra­vi, che per l’usci­ta del suo nuo­vo sin­go­lo col­la­bo­re­rà con la piat­ta­for­ma. In Ita­lia la muser più fa­mo­sa è Eli­sa Mai­no, quat­tor­di­cen­ne di Ar­co, in pro­vin­cia di Tren­to, al mo­men­to re­gi­na in­di­scus­sa del so­cial. Ha qua­si 900 mi­la fol­lo­wer ed è la nu­me­ro uno nel no­stro Pae­se, tra i pri­mi ven­ti in tut­to il mon­do. Ca­pi­te? Men­tre io a 14 an­ni avrei pa­ga­to per es­se­re pre­so sul se­rio per una qual­sia­si mia pas­sio­ne, que­sti ra­gaz­zi si di­ver­to­no e rie­sco­no a en­tra­re nel mon­do del la­vo­ro. Da ado­le­scen­te avrei so­gna­to di di­ven­ta­re un com­pe­ti­tor di PlayS­ta­tion, og­gi esi­sto­no cam­pio­na­ti del mon­do uf­fi­cia­li con tan­to di fe­de­ra­zio­ni spor­ti­ve. In terza me­dia por­ta­vo di na­sco­sto la te­le­ca­me­ra nei cam­pi esti­vi de­gli scout, og­gi sa­rei il pro­ta­go­ni­sta di un ad­ven­tu­re rea­li­ty su Di­sco­ve­ry. In­vi­dia? Tan­tis­si­ma.

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