RE­CI­TAN­DO SUL SET È FA­CI­LE UBRIACARSI

Con Ri­tor­no in Bor­go­gna, l’at­tri­ce, iglia d’ar­te, si di­ver­te tra le vi­gne di­vi­den­do la fa­ti­ca «eti­li­ca» con due fra­tel­li ina­de­gua­ti. An­che nel suo la­vo­ro, di­ce ANA GI­RAR­DOT: «È nor­ma­le a vol­te sen­tir­si ine­bria­ti»

Vanity Fair (Italy) - - Vanity Tra I Filari - di EN­RI­CA BROCARDO fo­to PHI­LIP­PE BIANCOTTO

Fi­si­co da mo­del­la e sti­le pa­ri­gi­no dal­la pun­ta dei ca­pel­li al­la pun­ta del­le dé­col­le­tée, Ana Gi­rar­dot non ha esat­ta­men­te l’aspet­to del­la con­ta­di­na. Ma ora che si par­la di ri­tor­no dei gio­va­ni al­la cam­pa­gna, ve­der­la al­la gui­da di un trat­to­re di­ven­ta, per for­tu­na, piut­to­sto cre­di­bi­le. Nel lm Ri­tor­no in Bor­go­gna in­ter­pre­ta la

glia di un vi­ti­col­to­re, che i cam­pi ha de­ci­so di non la­sciar­li mai e che, n da bam­bi­na, ha di­mo­stra­to di ave­re più ta­len­to nel set­to­re sia del fra­tel­lo più gio­va­ne, il ti­po che ha ab­ba­stan­za sen­so del do­ve­re per non mollare ma po­ca pre­di­spo­si­zio­ne in­na­ta, sia del pri­mo­ge­ni­to, trop­po ir­re­quie­to per far­si aasci­na­re dal fo­lia­ge an­no do­po an­no. A que­sto pro­po­si­to, dal mo­men­to che la sto­ria si svol­ge nell’ar­co di do­di­ci me­si, più o me­no da ven­dem­mia a ven­dem­mia, in­ve­ce di far ar­ros­sa­re le fo­glie in post­pro­du­zio­ne, il lm è sta­to gi­ra­to se­guen­do il cor­so del­le sta­gio­ni, ov­ve­ro in di­ver­si pe­rio­di nell’ar­co di un in­te­ro an­no. Im­ma­gi­no sia sta­ta la pri­ma vol­ta che si ri­tro­va­va le­ga­ta a un set per un pe­rio­do co­sì lun­go. «Sì, è sta­to un gran­de lus­so. Il tem­po è la co­sa più pre­zio­sa nel ci­ne­ma. È sta­to fan­ta­sti­co. Ho avu­to an­che mo­do di im­pa­ra­re tan­to sul­la pro­du­zio­ne del vi­no». Se ne in­ten­de­va già? «Di­cia­mo che pri­ma di que­sto lm, ero già una buo­na be­vi­tri­ce. Ma non avrei sa­pu­to di­stin­gue­re fra un ros­so del Bor­deaux e uno del­la Bor­go­gna e non sa­pe­vo un gran­ché del pro­ce­di­men­to. Il la­to ne­ga­ti­vo è che i miei gu­sti si so­no aˆna­ti e ades­so gli uni­ci vi­ni che mi piac­cio­no so­no su­per co­sto­si». È ve­ro che lei e gli al­tri due pro­ta­go­ni­sti vi sie­te ubria­ca­ti il pri­mo gior­no? «Sia­mo arrivati al­le 11 del mat­ti­no e ab­bia­mo co­min­cia­to con la de­gu­sta­zio­ne di set­te vi­ni di­ver­si a pran­zo. Poi ab­bia­mo vi­si­ta­to al­cu­ne can­ti­ne e be­vu­to an­co­ra. Ab­bia­mo con­ti­nua­to an­che a ce­na e, al­la ne, il pa­dro­ne di ca­sa, ha det­to: “E ades­so, fac­cia­mo­ci qual­co­sa di al­co­li­co”. Per­ché, il vi­no non lo è? A un cer­to pun­to ho smes­so di ar­ti­co­la­re le pa­ro­le. Cé­dric (Kla­pi­sch, il re­gi­sta, ndr) ha tro­va­to la co­sa mol­to di­ver­ten­te e ha de­ci­so di ag­giun­ge­re nel lm quel­la sce­na nel­la qua­le mi pren­do­no in gi­ro per­ché mi man­gio le con­so­nan­ti. È il lus­so che le di­ce­vo all’ini­zio: tra­scor­re­re in­sie­me pa­rec­chio tem­po ha da­to mo­do al re­gi­sta di os­ser­var­ci e scri­ve­re par­ti che ori­gi­na­ria­men­te non era­no pre­vi­ste». I suoi ge­ni­to­ri, Hip­po­ly­te Gi­rar­dot e Isabel Ote­ro, so­no due at­to­ri mol­to no­ti in Fran­cia: an­che lei, co­me il suo per­so­nag­gio, è en­tra­ta a far par­te del­la stes­sa «azien­da di fa­mi­glia». Qua­li so­no i pro e i con­tro? «In ge­ne­ra­le i gli han­no pau­ra che, al­me­no all’ini­zio, la gen­te pen­si: “Cer­to, per lo­ro è fa­ci­le”. Ma, pro­prio co­me si ve­de nel

lm, è ve­ro che sei av­van­tag­gia­to dal fat­to di co­no­sce­re un mon­do del la­vo­ro e di sa­pe­re co­me muo­ver­si. Poi quan­do si trat­ta di far­lo dav­ve­ro quel la­vo­ro, non è fa­ci­le per nien­te. Ave­re ge­ni­to­ri fa­mo­si non fa la dieren­za». I suoi le han­no da­to qual­che con­si­glio? «Un pa­io. Mio pa­dre mi ha det­to: “De­vi im­pa­ra­re a es­se­re pa­zien­te. La pa­zien­za è fon­da­men­ta­le se vuoi fa­re l’at­tri­ce”. Ed è ve­ro. Que­sto me­stie­re è fat­to di at­te­se: de­vi aspet­ta­re tra una sce­na e l’al­tra, aspet­ta­re che ar­ri­vi il pro­get­to giu­sto, aspet­ta­re che si met­ta­no in­sie­me i sol­di per rea­liz­zar­lo, aspet­ta­re che il lm ar­ri­vi nel­le sa­le…». E lei co­me se la ca­va? «Ho com­pra­to i di­rit­ti di un li­bro da cui vor­rei gi­ra­re un lm. In­ten­do pro­dur­lo e ave­re un ruo­lo. Mi han­no det­to: “Ci vor­ran­no al­me­no due an­ni”. “Che co­sa? Trop­po”. Io vor­rei che suc­ce­des­se tut­to su­bi­to. In­ve­ce, aspet­ti e aspet­ti che ti pro­pon­ga­no un gran­de per­so­nag­gio fem­mi­ni­le e a un cer­to pun­to ti stu . Non so se il pro­get­to fun­zio­ne­rà ma al­me­no è più in­te­res­san­te».

Il se­con­do con­si­glio? «Non è pro­prio un con­si­glio, è una con­sa­pe­vo­lez­za ma vie­ne dall’es­se­re cre­sciu­ta in una fa­mi­glia di at­to­ri: in que­sto me­stie­re non si ar­ri­va mai. È tut­to un su e giù. È per que­sto che cer­co di de­di­car­mi an­che a pro­get­ti che non han­no nul­la a che fa­re con il ci­ne­ma. Per te­ne­re la men­te oc­cu­pa­ta». So che ha ap­pe­na lan­cia­to la sua capsule collection per il mar­chio Pa­blo. «Non so­lo. Ho ini­zia­to an­che a di­se­gna­re bor­se da viag­gio e zai­net­ti. All’ini­zio lo fa­ce­vo per me e qual­cu­na la ven­de­vo agli ami­ci. Ora ho crea­to un si­to web». Era da un po’ che di­ce­va di vo­ler di­se­gna­re una col­le­zio­ne sua. «È che non vo­le­vo fa­re la te­sti­mo­nial di un mar­chio di mo­da». Per­ché? «Pen­sa­vo non fos­se an­co­ra il mo­men­to. Co­sì quan­do mi han­no chie­sto di di­ven­ta­re il nuo­vo vol­to di Pa­blo ho ac­cet­ta­to a con­di­zio­ne di po­ter col­la­bo­ra­re. Da bam­bi­na so­gna­vo di di­ven­ta­re sti­li­sta». Non si può ne­ga­re che ab­bia un cer­to ta­len­to co­me bu­si­ness wo­man: ha im­po­sto le sue con­di­zio­ni. «Sa che mi pia­ce­reb­be tan­tis­si­mo in­ter­pre­ta­re il per­so­nag­gio di una gran­de don­na d’a„ari, un’im­pren­di­tri­ce?». Che al­tro fa per te­ner­si oc­cu­pa­ta? «Scri­vo. Ma so­lo per me. E di­pin­go ma­lis­si­mo. La pre­ven­go: non fa­rò mai una mo­stra del­le mie ope­re». Chi lo sa? E che co­sa scri­ve? «Idee, sce­ne. Lo fac­cio so­prat­tut­to per ca­pi­re me­glio i miei pro­ces­si men­ta­li. La men­te uma­na è co­sì a„asci­nan­te, una sor­ta di puzz­le. Quan­do scri­vo i miei pensieri di­ven­ta­no più chia­ri. Ho un sac­co di qua­der­ni Moleskine pie­ni zep­pi di ap­pun­ti. Se pro­vas­se a sfo­gliar­li, non ci tro­ve­reb­be un sen­so, avreb­be l’im­pres­sio­ne che io sia una pazza». Scri­ve a ma­no? Da una per­so­na del­la sua età mi aspet­ta­vo un ap­proc­cio più tec­no­lo­gi­co. «A 18 an­ni, quan­do la­sciai Pa­ri­gi per an­da­re a stu­dia­re re­ci­ta­zio­ne a New York, mio pa­dre mi re­ga­lò un’agen­da di Her­mès. Per an­ni l’ho usa­ta per pren­de­re no­ta di tut­ti gli in­con­tri, gli ap­pun­ta­men­ti. Ora uso la rubrica dell’iP­ho­ne, ma quan­do si trat­ta di scri­ve­re per dav­ve­ro, ho bi­so­gno di un qua­der­no e di una penna. Uso una bi­ro nor­ma­lis­si­ma, è l’uni­ca penna che rie­sco a usa­re». La capisco. Ho lo stes­so pro­ble­ma an­ch’io. «È la penna del­la Swis­sair, the be­st per me. An­zi, se qual­cu­no del­la com­pa­gnia do­ves­se leg­ge­re que­sta in­ter­vi­sta, vi pre­go man­da­te­me­ne qual­cu­na». Ha stu­dia­to re­ci­ta­zio­ne a New York. Già che era là non ha pen­sa­to di fer­mar­si? «Do­po la scuo­la so­no an­da­ta a Los An­ge­les. Ci so­no ri­ma­sta per un po’ ma non ave­vo un vi­sto di la­vo­ro e, sen­za, è im­pos­si­bi­le an­che so­lo pen­sa­re di tro­va­re un agen­te. Pri­ma di tor­na­re in Fran­cia, ave­vo in men­te di fe­steg­gia­re il mio com­plean­no a Las Ve­gas ma, all’ul­ti­mo, ho ri­nun­cia­to e ho com­pra­to un vo­lo di rien­tro per il 10 lu­glio. Due gior­ni do­po ho fat­to la mia pri­ma au­di­zio­ne a Pa­ri­gi e ho ot­te­nu­to la par­te. Il —lm era Si­mon Wer­ner a di­spa­ru di Fa­bri­ce Go­bert che an­dò al Fe­sti­val di Can­nes. Il re­gi­sta è lo stes­so del­la se­rie Tv Les Re­ve­nan­ts che ha avu­to un gran­de suc­ces­so. Non avrei po­tu­to es­se­re più for­tu­na­ta». Tor­nia­mo al †lm. A diˆeren­za del­la pro­ta­go­ni­sta, lei è †glia uni­ca. Da pic­co­la avreb­be de­si­de­ra­to ave­re fra­tel­li o so­rel­le? «So­no sta­ta —glia uni­ca —no agli 11 an­ni. Poi so­no arrivati i —gli di mio pa­dre (Lil­lah, Isaac e Sven, na­ti dal­la re­la­zio­ne con la sua at­tua­le com­pa­gna, la pro­dut­tri­ce Kri­sti­na Lar­sen,

ndr). All’ini­zio non era­va­mo mol­to vi­ci­ni, ma lo sia­mo di­ven­ta­ti cre­scen­do e og­gi mi con­si­de­ro la lo­ro so­rel­lo­na. Co­mun­que, da pic­co­la, mi pia­ce­va es­se­re —glia uni­ca, gio­ca­re da so­la. An­che se, al­lo stes­so tem­po, ho sem­pre avu­to que­sta fan­ta­sia di ave­re fra­tel­li mag­gio­ri. Co­sì, quan­do ab­bia­mo par­la­to del —lm, per me è sta­to co­me un so­gno che si rea­liz­za­va». Il pros­si­mo an­no com­pie trent’an­ni. Lo con­si­de­ra un pas­sag­gio im­por­tan­te? «Non ci ave­vo an­co­ra pen­sa­to. Tren­ta, oh mio Dio… Ho smes­so di fu­ma­re un an­no fa. Mi ero ri­pro­mes­sa di far­lo pri­ma dei tren­ta, quin­di, que­sta è fat­ta. Non so, non vo­glio pen­sar­ci più di tan­to. Mia ma­dre sem­bra mol­to più gio­va­ne del­la sua età. Spe­ro di aver pre­so da lei». In real­tà non in­ten­de­vo †si­ca­men­te, al­la sua età mi sem­bra un po’ pre­sto per par­la­re di in­vec­chia­men­to. Pen­sa­vo più a pia­ni di vi­ta, di car­rie­ra. «Quan­do ave­vo 25 an­ni pen­sa­vo: “Pri­ma dei tren­ta vor­rei fa­re que­sto e que­st’al­tro —lm”. Ma so­no di­ven­ta­ta più sag­gia e quan­do guar­do in­die­tro so­no fe­li­ce di non aver fat­to scel­te di cui mi sa­rei po­tu­ta ver­go­gna­re in se­gui­to. È me­glio dar­si il tem­po per pren­de­re le de­ci­sio­ni giu­ste in­ve­ce di far­si pren­de­re dal­la fret­ta e di­re di sì sen­za aver­ci ra­gio­na­to su con cal­ma. Smet­te­re di fu­ma­re, pren­der­mi cu­ra del­la mia pel­le ha a che fa­re con il la­vo­ro. Mi vo­glio da­re tre, quat­tro an­ni in più». Ve­dia­mo se ho ca­pi­to: non vuo­le smet­te­re di in­ter­pre­ta­re ruo­li da ra­gaz­za trop­po pre­sto? «Esat­to. Per­ché ho an­co­ra tan­te co­se da im­pa­ra­re. Tan­to per co­min­cia­re, a es­se­re più pa­zien­te».

NEL TEM­PO LI­BE­RO SCRI­VO, CO­SÌ MI SCHIARISCO LE IDEE, SO­NO PIE­NA DI MOLESKINE CON MIL­LE SCHIZ­ZI IN­COM­PREN­SI­BI­LI

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.