MA IL FU­TU­RO È ADES­SO?

Nei ne­go­zi è ar­ri­va­to l’iP­ho­ne X, il più av­ve­ni­ri­sti­co de­gli smart­pho­ne con un co­sto ol­tre i mil­le eu­ro. Ma non è det­to che l’ul­ti­mo mo­del­lo sia mi­glio­re de­gli al­tri. Ec­co 5 MI­TI TEC­NO­LO­GI­CI da sfa­ta­re

Vanity Fair (Italy) - - Week - Di LU­CA VEN­TU­RA

I tan­ti che la scor­sa set­ti­ma­na han­no fat­to la co­da per or­di­na­re l’iP­ho­ne X non si so­no fatti sco­rag­gia­re dal prez­zo di li­sti­no: 1.189 eu­ro. Tim Cook ha giu­sti­fi­ca­to il co­sto di­cen­do che si trat­ta del mo­del­lo più av­ve­ni­ri­sti­co mai pro­dot­to dal­la ca­sa. Ma Alan Hen­ry del New York Ti­mes, in un pez­zo ti­to­la­to Cin­que mi­ti te­ch a cui la gen­te cre­de an­co­ra, di­ce che il mi­glio­ra­men­to del­le ca­rat­te­ri­sti­che tec­ni­che non si tra­du­ce qua­si mai in una su­pe­rio­ri­tà im­me­dia­ta­men­te per­ce­pi­bi­le del­lo smart­pho­ne (un di­scor­so che va­le an­che per ta­blet o com­pu­ter). Chi ha det­to, poi, che pri­ma di met­ter­lo in ca­ri­ca la bat­te­ria de­ve es­se­re a ze­ro?

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