«Ogni tan­to ho peccato di pre­sun­zio­ne e al­tre vol­te cre­do di es­se­re sta­to as­sen­te con i miei, ma for­se è solo sen­so di col­pa»

Vanity Fair (Italy) - - Storie -

Non de­le­go mai, ma so­no lì con te per­ché mi pia­ce es­ser­ci, sen­ti­re mie le co­se, scam­biar­mi idee che mi mi­glio­ri­no sul se­rio». I sol­di so­no sta­ti im­por­tan­ti? «È sta­ta im­por­tan­te l’in­di­pen­den­za eco­no­mi­ca. Ave­re i miei sol­di­ni. Se mi re­ga­la­vi 5.000 li­re, non pro­va­vo la stessa gio­ia che av­ver­ti­vo gua­da­gnan­do­me­li nel fa­re i caf­fè al ban­co­ne del bar. È un prin­ci­pio, l’in­di­pen­den­za, che ap­pli­co an­che ai rap­por­ti uma­ni. Si­gni­fi­ca es­se­re li­be­ri». E cos’è la li­ber­tà? «È po­ter sce­glie­re di sta­re in­sie­me o di la­sciar­ci do­po un pez­zo di stra­da per­ché qual­co­sa è cambiato. Sa co­sa è im­por­tan­te dav­ve­ro per me? Sa­per fa­re grup­po, crea­re en­tu­sia­smo all’in­ter­no di una stan­za, es­se­re di­spo­ni­bi­le con gli al­tri fi­no all’ul­ti­mo per­ché un’idea, una buo­na idea, può ar­ri­va­re an­che do­po il suo­no del­la cam­pa­nel­la». Una co­sa cat­ti­va, al­me­no una, lei l’ha fat­ta nel­la sua vi­ta? «Sul la­vo­ro no. Cre­do di es­se­re sta­to sem­pre cor­ret­to, ma a vol­te, a li­vel­lo per­so­na­le, so­no sta­to pre­sun­tuo­so con qual­cu­no e ho un po’ tra­scu­ra­to gli af­fet­ti. Que­sto un una per­so­na veramente ec­ce­zio­na­le. Avevo vo­la­to con lui, era mol­to bra­vo nel gui­da­re gli ae­rei. Ma gli ae­rei ca­do­no. Que­ste co­se suc­ce­do­no. Solo se re­sti chiu­so nel tuo ap­par­ta­men­to, la vi­ta non è pe­ri­co­lo­sa». Co­me ha fat­to a con­ser­va­re la do­te che le fa an­co­ra sen­ti­re le co­se? «Me l’ha fat­ta con­ser­va­re la pau­ra di per­der­la. An­zi, ne so­no cer­to». Il suo rap­por­to con la po­li­ti­ca? «Vo­to. Ma se­guo la po­li­ti­ca con me­no par­te­ci­pa­zio­ne. La no­stra po­li­ti­ca è co­me Beautiful: puoi per­de­re del­le pun­ta­te, riat­tac­car­ti al vi­deo do­po sei me­si e rien­tra­re tran­quil­la­men­te sen­za aver per­so nul­la». A lei le se­rie Tv poi de­vo­no pia­ce­re. Sul suo com­pu­ter ve­do l’ade­si­vo di Bryan Cran­ston, la star di Brea­king Bad. «Io e Fran­ce­sca sia­mo sta­ti an­che in pel­le­gri­nag­gio ad Al­bu­quer­que, in New Me­xi­co. Ci sia­mo spin­ti fi­no al­la ca­sa del­la fa­mi­glia di Wal­ter Whi­te. Da­van­ti al­la lo­ca­tion c’era un car­tel­lo: “La se­rie è sta­ta gi­ra­ta qui, ma ora non rom­pe­te­ci i co­glio­ni”». Ma­te­ria di se­ria­li­tà eter­na è Ber­lu­sco­ni. Vi sie­te co­no­sciu­ti nel 1989. quel­la tra­di­zio­ne tut­ta ma­schi­le l’avevo già pra­ti­ca­ta. Fu una bel­lis­si­ma do­me­ni­ca. Ma non cre­do che io per lui fos­si speciale, pen­so sol­tan­to che quel­lo spet­ta­co­lo fosse par­te del kit. E se­dur­re un ra­gaz­zi­no di 21 an­ni non è dif­fi­ci­le. Pro­ba­bil­men­te quel­la stessa fa­sci­na­zio­ne fun­zio­ne­reb­be an­co­ra og­gi su un ragazzo di quell’età». Consigli per gli ac­qui­sti? «Ber­lu­sco­ni mi dis­se: “Leggi! Leggi! Leggi il più pos­si­bi­le. Li­bri, ro­man­zi, qual­sia­si co­sa, ma leggi per­ché ser­ve”». Gli die­de ret­ta? «Io il consiglio l’ho se­gui­to, ma non sa­prei dir­le se l’ho se­gui­to per­ché me l’ha sug­ge­ri­to lui o se lui me lo ab­bia sug­ge­ri­to per­ché ha ca­pi­to che ne avevo bi­so­gno». Un’ul­ti­ma cu­rio­si­tà: co­sa al­tro le ha det­to Nan Gol­din do­po gli scat­ti, a fi­ne ses­sio­ne? «“Ho ca­pi­to che non sei schiac­cia­to dall’es­se­re un per­so­nag­gio”. È uno dei com­pli­men­ti più bel­li che ab­bia mai ri­ce­vu­to».

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