LA PO­LI­TI­CA È SEM­PRE NEL PIAT­TO

Ha por­ta­to Oba­ma a ce­na ad Ha­noi, ma ap­prez­za le oste­rie ro­ma­ne: AN­THO­NY BOUR­DAIN gra­zie al­la cu­ci­na sta vi­ven­do un gran «secondo tem­po». Ac­can­to a una don­na bat­ta­glie­ra (ve­di Me­Too) che lo ren­de or­go­glio­so

Vanity Fair (Italy) - - Storie - fo­to DA­VID S. HOL­LO­WAY di FER­DI­NAN­DO COTUGNO

Viag­gio in gi­ro per il mon­do, man­gio un sac­co di ro­ba e so­stan­zial­men­te fac­cio tut­to quel­lo che mi pa­re». Con que­ste pa­ro­le, An­tho­ny Bour­dain pro­po­se per la pri­ma vol­ta, qua­si vent’an­ni fa, il suo pro­gram­ma tv sul­le cu­ci­ne e i ri­sto­ran­ti del glo­bo. All’epo­ca era uno chef di mez­za età, ef­fi­cien­te ma non ge­nia­le. Non ave­va vi­sto gran­ché del mon­do, ma ave­va scrit­to un li­bro sor­pren­den­te, Kit­chen Con­fi­den­tial. In que­gli an­ni la sua vi­ta cam­biò com­ple­ta­men­te: nel 2002 il pro­gram­ma (che pri­ma si chia­ma­va A Cook’s Tour) par­tì e da al­lo­ra Bour­dain non si è più fer­ma­to. Il 5 apri­le è par­ti­ta la nuo­va sta­gio­ne di Cu­ci­ne se­gre­te, su laF (Sky 139) ogni gio­ve­dì al­le 21.10. In uno dei suoi viag­gi, a Ro­ma, si è in­na­mo­ra­to di Asia Ar­gen­to e le è sta­to ac­can­to (al net­to dei suoi 200 gior­ni di viag­gio all’an­no) du­ran­te tut­ta la tem­pe­sta del ca­so Wein­stein. Il mo­vi­men­to Me­Too si è este­so an­che all’in­du­stria del ci­bo. La si­tua­zio­ne è co­sì gra­ve? «Le cu­ci­ne so­no sem­pre sta­te po­sti bru­ta­li, do­mi­na­te da uo­mi­ni. Era co­me en­tra­re nei ma­ri­ne. So­no ri­ma­ste in un’al­tra epo­ca, con ri­tua­li non adat­ti al pre­sen­te. Stan­no pro­van­do a cam­bia­re. Ma non ab­ba­stan­za in fret­ta». La rea­zio­ne in Ita­lia do­po le bat­ta­glie di Asia Ar­gen­to le ha fat­to cam­bia­re idea sul no­stro Pae­se? «One­sta­men­te, l’Ita­lia mi ha spez­za­to il cuo­re. Co­me tut­ti gli ame­ri­ca­ni, ne ave­vo un’idea ro­man­ti­ca. Le rea­zio­ni so­no sta­te im­ba­raz­zan­ti, la stam­pa ita­lia­na è sta­ta l’uni­ca al mon­do a rea­gi­re in mo­do co­sì ma­schi­li­sta e pa­triar­ca­le al­le ri­ven­di­ca­zio­ni del­le don­ne. Da voi si pos­so­no di­re e scri­ve­re co­se che in qual­sia­si al­tro Pae­se ci­vi­le met­te­reb­be­ro fi­ne a una car­rie­ra». Dav­ve­ro non si era mai ac­cor­to del ma­schi­li­smo del­la so­cie­tà ita­lia­na? «Era­va­te il Pae­se del­le me­ra­vi­glie per l’ar­chi­tet­tu­ra, l’ar­te, il ci­bo, poi ho im­pa­ra­to que­sta de­pri­men­te le­zio­ne su di voi. E non so­lo io: il mon­do vi sta guar­dan­do e non sta­te fa­cen­do una bel­la fi­gu­ra». Co­me è sta­to es­se­re ac­can­to ad Asia in que­sta vi­cen­da? «Mi ha re­so or­go­glio­so. Ha avu­to un fe­ga­to in­cre­di­bi­le. Se io fos­si sta­to trat­ta­to dal­la stam­pa ame­ri­ca­na co­me lei da quel­la ita­lia­na non mi sa­rei mai ri­pre­so». Ha una fi­glia, è ot­ti­mi­sta sul fat­to che cre­sce­rà in una so­cie­tà mi­glio­re di que­sta? «Per il mio Pae­se, sì. Per voi, ra­gaz­zi, so­no pre­oc­cu­pa­to. La gen­te cat­ti­va non di­ven­ta buo­na. Ma cam­bia­no gli stan­dard. Og­gi se mo­le­sti una ca­me­rie­ra pa­ghi il prez­zo per aver­lo fat­to, cam­bia la li­nea di ciò che è ac­cet­ta­bi­le, le don­ne han­no mes­so un prez­zo all’es­se­re un ma­ia­le». In una del­le nuo­ve pun­ta­te pren­de una po­si­zio­ne for­te a fa­vo­re di chi­ca­nos e im­mi­gra­ti. Si sta po­li­ti­ciz­zan­do? «Mi con­ce­do più li­ber­tà di al­lon­ta­nar­mi dal ci­bo. Nel 2006 ci tro­vam­mo a Bei­rut du­ran­te la guer­ra: lì ab­bia­mo co­min­cia­to a guar­da­re ol­tre la ta­vo­la. Non ho un’agen­da po­li­ti­ca, ma no­to le co­se. A vol­te ba­sta chie­de­re: “Co­me va la vi­ta?”, per en­tra­re in un di­scor­so po­li­ti­co». An­che per­ché non c’è niente di più po­li­ti­co del ci­bo. «Chia­ro. Sem­pre più per­so­ne vo­glio­no sa­pe­re co­me vi­ve chi lo pro­du­ce, ogni su­per­mer­ca­to ha una se­zio­ne bio­lo­gi­co, mol­ti con­su­ma­to­ri non vo­glio­no man­gia­re ci­bo in con­flit­to con la co­scien­za». Le ca­pi­ta mai di con­sul­ta­re, an­che so­lo per cu­rio­si­tà, Tri­pAd­vi­sor? «Per ca­ri­tà. Ciò che pia­ce al­la mag­gio­ran­za è ciò da cui de­vo sta­re lon­ta­no. La gen­te pri­ma di an­da­re a Parigi sta gior­na­te su In­ter­net a pro­gram­ma­re il mi­glior iti­ne­ra­rio che com­pren­da Tour Eif­fel e Lou­vre». Be’, se uno non ci è mai sta­to... «So­no sta­to tan­te vol­te a Ro­ma e non ho mai vi­si­ta­to il Va­ti­ca­no». Pec­ca­to. «A Ro­ma va­do nel­le oste­rie, a me in­te­res­sa la trip­pa. Vo­glio ri­las­sar­mi e fa­re quel­lo che fan­no i ro­ma­ni, lo tro­vo più in­te­res­san­te che sta­re ore in co­da con al­tri ame­ri­ca­ni. E tor­nan­do a Tri­pAd­vi­sor, la gen­te vuo­le es­se­re ras­si­cu­ra­ta sul ser­vi­zio gen­ti­le, il me­nu in in­gle­se e con le fo­to. Tut­te co­se da cui sto al­la lar­ga. Viag­gia­re non de­ve es­se­re sem­pre ras­si­cu­ran­te». In Cu­ci­ne se­gre­te ha ospi­ta­to Oba­ma quan­do era pre­si­den­te e il suo eroe, Ig­gy Pop. C’è an­co­ra qual­cu­no che la emo­zio­ne­reb­be ave­re? «Kei­th Ri­chards, per an­da­re in gi­ro nel Sud del­la Fran­cia, do­ve i Rol­ling Sto­nes re­gi­stra­ro­no Exi­le on Main St.». Oba­ma lo por­tò a ce­na ad Ha­noi. Do­ve por­te­reb­be Trump? «Trump man­gia so­lo ci­bo spaz­za­tu­ra e par­la so­lo di se stes­so. Non avreb­be sen­so por­tar­lo da nes­su­na par­te». Le tv so­no pie­ne di pro­gram­mi sul ci­bo. È po­si­ti­vo o de­le­te­rio? «Il ci­bo in tv ha re­so la gen­te più aper­ta, ha dif­fu­so la cu­ci­na in­ter­na­zio­na­le. Ja­mie Oli­ver ha cam­bia­to i su­per­mer­ca­ti in­gle­si: usa­va er­be fre­sche e le per­so­ne han­no co­min­cia­to a chie­der­le. An­che il più cre­ti­no dei food show pro­du­ce un cer­to li­vel­lo di in­for­ma­zio­ne». Lei ha cam­bia­to ra­di­cal­men­te la sua vi­ta ol­tre i qua­rant’an­ni: un con­si­glio per chi vuo­le pro­var­ci? «So­no sta­to for­tu­na­to, e non puoi con­si­glia­re a qual­cu­no di es­se­re for­tu­na­to, fa schi­fo co­me con­si­glio. Pos­so di­re que­sto: se mai do­ves­se ca­pi­tar­ti di es­se­re for­tu­na­to, non ro­vi­na­re tut­to. Non fa­re er­ro­ri stu­pi­di. Non es­se­re co­me quei grup­pi rock che do­po un pa­io di di­schi si sciol­go­no per pro­ble­mi di ego. Ho avu­to un gran­de secondo tem­po, nel­la vi­ta, e so­no de­ter­mi­na­to a non fa­re schi­fo, non fac­cio mai la di­va, se il mio cap­puc­ci­no non è fat­to be­ne non di­ven­to iste­ri­co».

GIRAMONDO An­tho­ny Bour­dain, 61 an­ni, ame­ri­ca­no, è tor­na­to con la nuo­va sta­gio­ne di Cu­ci­ne se­gre­te, su laF (ca­na­le 139 di Sky) gio­ve­dì al­le 21.10.

Bour­dain con la com­pa­gna Asia Ar­gen­to, 42 an­ni: si so­no co­no­sciu­ti nel 2016 a Ro­ma, in oc­ca­sio­ne di una pun­ta­ta di Cu­ci­ne se­gre­te.

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